We Love, abitare l’arte

We Love, abitare l’arte

Al Museo Heidi Horten Collection di Vienna esposti 150 capolavori del XX e XXI secolo, una full immersion nella bellezza

Vienna. Quando arrivi nella capitale austriaca ti senti avvolto dall’arte e dalla musica. Quando entri nel Museo della Heidi Horten Collection hai la sensazione che lì abita l’arte moderna e contemporanea che vi ha trovato la sua sede deputata. Ampi spazi luminosi, rimandi di colori, opere che dialogano tra loro, una gioia per il visitatore, emozioni e suggestioni per gli addetti ai lavori.

Indice:
Museo
Collezione
We Love
Concerto

MUSEO

We Love
Giardino delle sculture

Un museo cresciuto in fretta (situato tra l’Opera di Stato e il Burggarten), la decisione della sua fondazione risale al 2019. L’ENTERprise, studio di architettura che si è aggiudicato il progetto, ha realizzato uno stimolante contrasto tra elementi esterni storici e architettura interna moderna, L’ex edificio per uffici dell’arciduca Federico (1914), che faceva parte dell’Albertina, è stato sventrato. Tutto quello che c’era dentro è stato tolto e l’unica cosa che è rimasta è la facciata, per creare spazio per un salone centrale a tre piani con due piattaforme aperte. Opere di arte contemporanea, da Picasso a famosi artisti dell’arte europea e statunitense, sono state nascoste al pubblico per 30 anni. All’esterno un parco di sculture.

We Love
Markus Schinwald, Tea Room, sul soffitto Hans Kupelwieser, Ohne Titel, 2022

Spesso le opere d’arte contemporanea sembrano doversi adattare agli spazi preesistenti dei musei. Mentre in questo caso sono stati creati spazi privilegiati e idonei per loro. Da qui la sensazione che i capolavori di arte contemporanea esposti abbiano sempre abitato qui. L’arte qui abita ogni spazio, perfino nelle anticamere dei bagni per il pubblico. Un ambiente particolare, riservato e deputato al relax, è la Tea Room. Un cabinet of curiosities con una parete di oblò che inquadrano gli oggetti preziosi collezionati nel tempo da Heidi Horten mentre il soffitto è coperto da un cielo che sembra di velluto rosso e invece è di alluminio (Hans Kupelwieser).
Gli obiettivi principali del museo sono attirare i giovani e continuare a rimuovere le barriere per le persone svantaggiate.

COLLEZIONE

We Love
Bagno pubblico, sul fondo Andreas Duscha, Revolution 2022

Il nucleo della collezione è costituito da opere d’arte e oggetti acquistati personalmente da Heidi Goëss-Horten (1941–2022), riflettendo gli interessi e le preferenze personali della collezionista. Da opere più intime alla “sala da tè”, una stanza speciale che offre ai visitatori uno sguardo all’interno del mondo della collezionista.
La Collezione Heidi Horten è stata inaugurata a giugno 2022, quale realizzazione del desiderio della sua fondatrice (deceduta pochi giorni dopo) di rendere permanentemente accessibile al pubblico la sua vasta collezione d’arte.
La collezione ha la sua origine dall’interesse in comune per l’arte di due coniugi Horten e dalla ricchezza accumulata da Helmut Horten (deceduto nel 1987). Le origini del patrimonio di quest’ultimo, durante l’era nazista, sono alquanto torbide (partecipazioni in due società dell’industria degli armamenti e l’acquisto di una serie di grandi magazzini di proprietà di ebrei). La relazione di uno storico su queste vicende è stata pubblicata sul sito web della cattedra di storia moderna del dipartimento di storia dell’Università Julius Maximilians di Würzburg. La Collezione Heidi Horten – giuridicamente e finanziariamente indipendente dalla Fondazione Helmut Horten – comprende il peso della responsabilità storica che deriva dal nome Horten nell’ottica di imparare dal passato e assumersi la responsabilità per il presente e il futuro.

Museo
Salone centrale

Durante gli anni Settanta i coniugi Horten gettarono insieme le basi della loro vasta collezione d’arte. Acquisirono opere di alto profilo per la loro collezione privata: capolavori dell’espressionismo tedesco, come il dipinto Sole rosso della sera di Emil Nolde e opere di Marc Chagall e Pablo Picasso.
A metà degli anni Novanta Heidi Goëss-Horten implementò la sua collezione grazie anche a un mercato dell’arte in crisi. Riuscì ad aggiudicarsi una trentina di capolavori di arte moderna e contemporanea per molti milioni in un’unica asta a Londra: Pierre-Auguste Renoir, Joan Miró, Max Pechstein, Carl Hofer, Pablo Picasso, Henri Matisse, Paul Klee, René Magritte, Fernand Léger, Niki de Saint Phalle, Egon Schiele, Lucio Fontana, Jean Dubuffet, Lucian Freud, Francis Bacon, Yves Klein e Georg Baselitz. In seguito acquistò opere di Andy Warhol e Roy Lichtenstein, focalizzandosi sulla Pop Art, fino ad opere di artisti contemporanei come Damien Hirst, Niki de Saint Phalle, Sigmar Polke e Gerhard Richter.

Museo

La Collezione Heidi Horten promuove un rapporto interattivo con i visitatori, facendoli sentire protagonisti. Attraverso l’iniziativa #ARTfluence i visitatori attraverso le loro scelte danno forma al museo di domani. In sede o attraverso i social network possono votare le opere preferite della collezione, determinando quali si assicureranno un posto nella mostra nell’autunno 2024. Questo approccio partecipativo trasforma la tradizionale esperienza museale da passiva/osservativa in un viaggio interattivo. Sfumando in tal modo i confini tra i tradizionali ruoli curatoriali e la partecipazione del pubblico.

Warhol

Già prima dell’apertura ufficiale del museo (giugno 2022) sono stati istituiti laboratori gratuiti per le classi di scuola materna e scolastica. Heidi Horten era profondamente impegnata a garantire che la sua collezione fosse accessibile alle generazioni future.
Questa iniziativa pionieristica ha permesso ai giovani di partecipare alle attività culturali senza barriere finanziarie, promuovendo le pari opportunità per tutti. Il successo del programma è stato incredibile. Hanno partecipato classi scolastiche provenienti da ambienti socialmente svantaggiati di Vienna. Il programma continua con la mostra We Love e migliaia di studenti si sono già assicurati un posto per la mostra.

WE LOVE

We Love

We Love, “noi amiamo”, noi scegliamo le opere (fino al 25 agosto). Perché, sulla base dei voti dei visitatori, sarà allestita la collezione permanente, che sarà presentata tutto l’anno. Il pubblico non è più un semplice osservatore ma diventa parte attiva nella scelta delle opere da esporre.
La mostra presenta una selezione di opere iconiche della collezione. Si sviluppa su tre piani e nell’atrio del museo, con 150 opere di grandi artisti del XX e XXI secolo, dall’espressionismo all’arte contemporanea. Dopo aver goduto dell’ampio spazio del Salone centrale, dove sono esposte le opere di grande formato, saliamo le avveniristiche scale per iniziare la visita della mostra dall’alto. Ringrazio la curatrice Veronique Abpurg che gentilmente mi ha accompagnato arricchendo la visita di informazioni approfondite.

We Love
Gustav Klimt, Chiesa a Unterach sul lago Attersee, 1915-16

Cattura subito la sala con il Focus su Gustav Klimt. Qui è esposto il suo Chiesa a Unterach sul lago Attersee (dove amava trascorrere le sue vacanze con la moglie), realizzato tra il 1915 e il 1916, uno dei suoi più raffinati dipinti di paesaggi tardivi.. Stimolante è il confronto con altre opere grafiche di artisti dello stesso periodo. L’elemento unificante dei lavori esposti è il quadrato, quasi un marchio di fabbrica di Klimt, ancora oggi sorprendentemente attuale. Soprattutto se confrontata con la foto del paesaggio originale emerge il lavoro di inquadratura di Klimt che sembra usare uno zoom, più piani di profondità esaltando coloristicamente la bidimensionalità del dipinto. Il pittore si è concentrato sulla stilizzazione e sull’estetizzazione del soggetto.

We Love
Ernst Ludwig Kirchner, Donna nuda al bagno, 1912 (recto)

È possibile individuare, in We Love, tre aree tematiche principali: l’Espressionismo tedesco; l’arte degli anni Sessanta e Settanta, con particolare attenzione alle opere statunitensi, italiane e tedesche; e la pittura e la scultura nel campo della tensione tra figurazione e astrazione. Il percorso di visita inizia al secondo piano con l’Espressionismo tedesco, con dipinti di artisti come Emil Nolde, Ernst Ludwig Kirchner, Max Pechstein e Erich Heckel. Heckel. Nel 1905, Kirchner, Heckel, Bleyl e Schmidt-Rotluff fondarono il gruppo di artisti Die Brücke a Dresda, al quale Nolde aderì per un breve periodo.
Il gruppo era caratterizzato dal dipingere insieme nella natura, spesso presso i laghi di Moritzburg vicino a Dresda o sulle coste della Germania orientale e settentrionale. Quando gli artisti si trasferirono a Berlino intorno al 1910, il gruppo si sciolse.

We Love
Ernst Ludwig Kirchner, Donna nuda che legge, 1909, (verso)

Nello stesso periodo, a Monaco di Baviera si formò un’associazione di artisti denominata Il cavaliere azzurro, con un almanacco pubblicato da Wassily Kandinsky e Franz Marc nel 1912. Franz Marc, presente con l’onirico Cervo rosso I, è noto soprattutto per le sue rappresentazioni di animali, in particolare cavalli e cervi, che ha sempre raffigurato in rapporto armonico con la natura.

We Love
Franz Marc, Cervo Rosso I, 1910

Ernst Ludwig Kirchner, insieme ad altri pittori, dipingeva qualche volta sia il fronte che il retro delle sue tele, non necessariamente in tempi ravvicinati. La Collezione Heidi Horten presenta due di questi dipinti, esponendo il recto e il verso. I confronti sono particolarmente stimolanti.
In accostamento all’opera di Marc un’apparizione edenica quasi lunare, è la Scena di foresta di Roy Lichtenstein, In stile diverso anche qui è riproposta l’armonia tra animali e natura.

We Love
Roy Lichtenstein, Forest scene,1980

Una delle gallerie presenta l’arte prodotta durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale. Qui sono esposte opere di Josef Albers, Marc Chagall e Fernand Léger. Artisti che furono costretti a lasciare le loro case per sfuggire alla minaccia della guerra e del regime nazista. Mentre le opere post-1945 di David Hockney e Francis Bacon esprimono il tragico impatto della guerra su questi artisti e come essa abbia influenzato la loro raffigurazione di un’umanità deformata e deturpata.

We Love
NeHenri Magritte, L’impero delle luci, 1961

Verso la fine degli anni Quaranta la spinta innovatrice punta a dissolvere i confini della pittura. Nel 1948 Lucio Fontana propone i suoi Concetti spaziali, in cui perforava e poi tagliava i suoi quadri, mettendo in comunicazione lo spazio al di qua e al di là della tela. Con lo sfondamento della tela la pittura acquisiva una valenza tridimensionale. Anche Yves Klein punta ad aprire lo spazio pittorico con i suoi dipinti monocromi. In RE 1 (Relief éponge bleu), usa il blu come colore dello spazio infinito, il cielo e il mare. In tal modo sposta la pittura nel regno dell’immateriale.
Una sala a parte è dedicata al surrealista René Magritte che propone mondi pittorici enigmatici e ambientazioni da “quadro nel quadro”.

We Love
Anne Speier, Funky Monkey (2017)

Quando negli anni Cinquanta il consumismo e l’opulenza iniziarono a plasmare il tessuto della società occidentale, gli artisti si appropriarono di elementi della cultura pop(ular) facendone il contenuto della loro arte. Elementi della vita quotidiana, come i beni di consumo, i loghi e gli slogan pubblicitari, i fumetti e le riviste, ma anche le star e le celebrità sono stati estrapolati dal loro contesto originale e inseriti nell’ambito dell’arte: Il “pop”, ciò che era adatto a un pubblico di massa, diventava arte.

Pistoletto
Michelangelo Pistoletto, Infermiera e ragazza, 1965 (particolare)

Nell’enorme atrio del museo troviamo molte opere di artisti contemporanei. Come la recente acquisizione, l’orango Funky Monkey (2017) dell’artista tedesca Anne Speier, che è sospeso a una corda da arrampicata. L’altra recente acquisizione è un lampadario enorme creato dal gruppo di artisti austriaci Gelatin. Il lampadario, realizzato con frammenti di slitte di legno, bastoni da hockey su prato e gambe di sedie, occupa l’atrio del secondo piano.
L’Infermiera e ragazza di Michelangelo Pistoletto, su specchio, stimola il selfie.

Warhol
Andy Warhol

Al piano terra troviamo i più noti rappresentanti della Pop Art: Andy Warhol e Jean-Michel Basquiat, Ma troviamo anche i capolavori di Georg Baselitz, Francis Bacon, Damien Hirst, Keith Haring e Anselm Kiefer (del quale il 23 marzo aprirà una importante mostra a Palazzo Strozzi a Firenze).

We Love
Jean-Michel Basquiat, Red Savoy, 1983

In Red Savoy Jean-Michel Basquiat raffigura un direttore d’orchestra. Un omaggio alla musica di cui dipinge le note su una carta quadrettata come faceva John Cage, compositore ammirato da Basquiat per la sua musica sperimentale. La sua arte è sempre fortemente politica. Lui, haitiano, si oppone al razzismo praticato da un mondo eurocentrico nei confronti degli afro-americani. Morì per overdose nel 1988.

We Love
Andy Warhol, Statua della Libertà, 1986

Su una parete di dipinti di Andy Warhol spicca, profetica e definitiva, la Statua della Libertà. Un’opera potente, che lascia senza fiato, forse la più politica di Warhol. Sulla Statua della Libertà le ombre di aerei da guerra, un segno del passato e del presente della storia degli Stati Uniti. Ombre di guerra che si addensano ancora oggi sul pianeta e che non vorremmo più vedere.

CONCERTO “Klimt incontra Bösendorfer – L’albero della vita”

Concerto
Alexandra Silocea

CONCERTO DEL 18 APRILE ORE 19
“Klimt incontra Bösendorfer – L’albero della vita” presenta un concetto di brani per pianoforte solo, eseguiti dalla creatrice e artista Bösendorfer Alexandra Silocea. A ciò si aggiungono le canzoni preferite di Gustav Klimt, eseguite dal mezzosoprano Ruxandra Donose, nonché le recitazioni di poesie dell’attore Peter Windhofer. Per l’esecuzione è utilizzato lo speciale pianoforte a coda Gustav Klimt Bösendorfer in edizione limitata. L’ispirazione per questo evento viene dal complesso simbolo dell’albero della vita di Gustav Klimt, che viene trasferito sul coperchio del pianoforte a coda Bösendorfer e rifinito ad arte con la migliore foglia d’oro.

Ho avuto il piacere di assistere al concerto del 22 febbraio. È entusiasmante vedere come un museo possa aprirsi, in modo interdisciplinare, a più arti. L’esecuzione dei brani di Alexandra Silocea è stata impeccabile, superando brillantemente le difficoltà dei due brani di Claude Debussy e anche le canzoni del mezzosoprano sono state all’altezza.
Klimt padroneggiava la tecnica dei bozzetti con griglie quadrate su carta, con disegni 1:1 per i pannelli del mosaico. Oltre alle polveri d’oro, argento e bronzo, utilizzò anche il platino come metallo in foglia d’argento. I disegni progettuali, montati su tela, potevano essere facilmente arrotolati e inviati tra i vari laboratori artigianali e gli studi di Klimt a Vienna e sul lago Attersee per lo scambio di informazioni.

pianoforte
Bösendorfer, Albero della Vita

La sua era un’arte globale, con influenze orientali, paleocristiane e dell’Asia orientale. I disegni originali di Klimt – Albero della vita e Aspettativa – sono stati trasferiti all’interno della copertura dell’ala utilizzando una complessa tecnica reprografica. I gioielli dell’Aspettativa – la giovane donna – sono stati dorati con la foglia d’oro 23 carati mediante un elaborato lavoro manuale. Essendo un oggetto da collezione, il pianoforte a coda Tree of Life è limitato a 25 esemplari in tutto il mondo e presenta una targa in ottone numerata che ne attesta l’unicità.
Le note scritte a mano sui disegni dell’Albero della Vita non solo rendono quest’opera una testimonianza contemporanea molto personale, ma forniscono anche una visione unica del processo creativo artistico di Gustav Klimt. Collegato al cielo, alla terra e agli inferi, l’albero della vita rappresenta il cerchio della vita, della crescita, della forza e della salute. Il Bösendorfer Lebensbaum Grand 214VC Vienna Concert rappresenta la cultura austriaca a tutti i livelli: artistica, artigianale e sonora.

Informazioni

HEIDI HORTEN COLLECTION

Indirizzo: Hanuschgasse 3, 1010 Vienna
Email: info@hortencollection.com
Telefono: +43 1 512 5020
Orari di apertura
Tutti i giorni tranne il martedì CHIUSO
dal venerdì alla domenica: 11:00 – 19:00
Giovedì: 11:00 – 21:00
La mostra We Love fino al 25 agosto 2024

CONCERTO L’ALBERO DELLA VITA DI KLIMT 18 APRILE ORE 19
Biglietto: € 45 / ridotto € 40
Alexandra Silocea, artista Bösendorfer/pianoforte/idea e concetto
Ruxandra Donose, mezzosoprano
Peter Windhofer, attore

Antonella Cecconi

Viaggi-cultura dipendente. Amo raccontare luoghi, persone, arte e culture. Innamorata dell'orizzonte non potrei vivere senza nuove destinazioni, arte, mare e la mia porta per l'altrove: i libri. I regali più graditi: un biglietto per un viaggio o un libro. Segni distintivi: una prenotazione in tasca, un libro nell'altra e un trolley accanto al letto. antonella@nomadeculturale.it

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