Hokusai a Palazzo Bonaparte con oltre 200 opere
I capolavori del maestro dell’arte giapponese, provenienti dal Museo Nazionale di Cracovia, esposti per la prima volta al mondo
Hokusai a Palazzo Bonaparte. Una mostra preziosa che ripercorre l’intero arco creativo di Katsushika Hokusai (1760–1849), raffinato artista orientale, in occasione dei 160 anni delle relazioni tra Italia e Giappone. Il corpo di opere è un prestito eccezionale del Museo Nazionale di Cracovia di oltre 200 opere che sono esposte per la prima volta al mondo. Questa mostra eccezionale si differenzia da quella al Museo dell’Ara Pacis del 2017 anche per la provenienza delle opere (dal Chiba City Museum of Art e da collezioni giapponesi oltre che dal Museo d’Arte Orientale Edoardo Chiossone di Genova).
La mostra è un piacere multisensoriale, un’immersione nella bellezza, attraverso la raffinatezza e l’eleganza di Hokusai, protagonista del periodo Edo (1603–1868), in cui si espande la cultura del “Mondo fluttuante”, l’Ukiyo-e, che ha trasformato l’immaginario orientale e non solo. L’artista, pittore e incisore, è diventato famoso in tutto il mondo per le sue celebri stampe Ukiyo-e in cui natura, movimento dell’acqua e la vita quotidiana del Giappone diventano autentica poesia.

Basta citare La Grande Onda di Kanagawa o le Trentasei Vedute del Monte Fuji per comprendere come le opere di Hokusai hanno influenzato la cultura visiva contemporanea. Il suo punto di vista nell’osservare la natura e gli esseri umani è delicatamente sensibile. Le sue opere, accanto alle foto e agli oggetti in mostra, ricostruiscono l’ambiente e la vita giapponese dell’epoca.
L’acqua scorre impetuosa nella serie Un viaggio tra le cascate di varie province (Shokoku taki meguri), si frantuma in vortici e spruzzi, si distende in superfici silenziose o diventa pura energia visiva. In ogni immagine il movimento nasce da una precisione del segno straordinaria, capace di trasformare la natura in ritmo e armonia.

La sua osservazione e interpretazione dell’acqua è straordinaria. È materia viva, scorre e precipita quella delle cascate, esplode in onde, vortici e spruzzi quella del mare che diventa energia viva. I movimenti dell’acqua sembrano note che danzano in uno spartito e il pittore è il direttore d’orchestra. Hokusai riesce a costruire lo spazio solo con pochi tratti.
Se con la sua abilità giganteggia ecco che spunta anche la sua autoironia. Con umorismo si raffigura in un Autoritratto come pescatore, in cui l’artista gioca con la propria immagine. Perfezionista si sente come chi non smette mai di imparare. Non è un caso che dopo i settant’anni realizza alcuni dei suoi capolavori più famosi: la Grande Onda presso Kanagawa.

La ricchezza della mostra di Hokusai a Palazzo Bonaparte non è soltanto nelle opere del famoso artista ma anche negli oltre 180 pezzi tra libri, rari e preziosi oggetti giapponesi, tra cui lacche, smalti cloisonné, accessori da viaggio, armature, elmi, spade e strumenti musicali tradizionali. Non mancano i costumi (kimono, giacche haori e fasce obi) che rendono comprensibile come anche la vita quotidiana giapponese fosse un’opera d’arte.

Particolarmente preziose sono le fotografie di Felice Beato, viaggiatore tra i primi a documentare il Paese appena aperto all’Occidente. Le sue immagini ricostruiscono ai nostri occhi i paesaggi, le città, i tetti e le scene di vita quotidiana giapponese. Non è un caso che pittori come Monet e Van Gogh, o musicisti come Claude Debussy, siano stati affascinati dall’arte e dalla cultura giapponese.
La maggior parte delle opere sono state raccolte, negli anni, da Feliks Jasieński, raffinato collezionista e appassionato d’arte giapponese. La mostra è divisa in dodici sezioni.

Nella prima, Ukiyo: il Mondo Fluttuante, è rappresentato il periodo Edo (1603–1868), un periodo di pace e di stabilità. Al vertice della società ci sono l’aristocrazia e i guerrieri, seguono agricoltori e artigiani e i mercanti occupano il gradino più basso. Ma questi ultimi acquistano ricchezza e influenza e orientano i gusti, i consumi e l’immaginario per ciò che è effimero e fugace, soprattutto a Edo, l’attuale Tokyo. In questo clima si afferma l’idea di Ukiyo, il “mondo fluttuante”. Dal tardo Seicento, al termine Ukiyo si aggiunge il suffisso -e (“immagine”), nasce l’Ukiyo-e, l’“immagine del mondo fluttuante”. La stampa su legno (xilografia), prodotta in serie, è il mezzo congeniale per la sua diffusione.

Hokusai ha assunto, nella sua carriera, numerosi nomi d’arte e ogni nome rinvia a un periodo della sua attività. Shunrō (1779-1794), in cui realizza ritratti di attori, lottatori di sumo e illustrazioni di libri. Sōri, Hokusai (1795-1803) in cui si dedica ai ritratti femminili, paesaggi e surimono (stampe sofisticate).
Hokusai (1804-1813): lo pseudonimo più noto, adottato per dieci anni, durante i quali lavora illustratore per romanzi popolari (yomihon). Taito, Iitsu (1814-1829): un periodo in cui disegna su album, come la serie degli Hokusai Manga. Iitsu, Manji (1830-1839): usa raccolte di modelli, torna al tema dei fiori e degli uccelli e realizza una delle serie più celebri: Trentasei vedute del monte Fuji. Manji (1840-1849): negli ultimi anni produce soprattutto dipinti.

Le stazioni della via del Tokaido raffigurano la strada più percorsa del Giappone che collegava Edo a Kyoto, un tracciato scandito da cinquantatré stazioni. Le stampe dedicate al Tōkaidō rimandano all’idea del viaggio. Da queste trapela la sua sensibilità per la natura, un’attenzione alle persone e alla vita quotidiana. Le figure sono in movimento e sembrano animarsi.
La quarta sezione è dedicata alla città di Edo. In una società ordinata gerarchicamente anche i vestiti e gli accessori sono sottoposti a norme che identificano il rango di appartenenza. Nonostante i vincoli si forma una civiltà dell’eleganza, espressa nei kimono e obi. La qualità del dettaglio e la raffinatezza prevalgono sull’ostentazione.

Una sezione è dedicata alle Cascate. L’acqua è una delle grandi fonti d’ispirazione di Hokusai. L’artista riesce a rendere con rara sensibilità i corsi d’acqua, la loro potenza e il loro dinamismo. L’acqua non è statica ma in movimento, pura energia. È anche elemento di purificazione, per accedere a un santuario.
Segue l’incanto de Le trentasei vedute del monte Fuji. Per i giapponesi il Fuji è un riferimento, una presenza sacra. Quando Hokusai decide di raffigurarlo gli dedica una serie, un sistema di vedute. La serie nasce con trentasei stampe e in seguito viene ampliata con altre dieci. Il titolo fa riferimento a un pantheon di trentasei poeti della letteratura classica giapponese. Nella prima serie (l’originale) i contorni sono tracciati con una linea sottile blu (il blu di Prussia). Nelle dieci stampe aggiunte i contorni sono neri, come vuole la tradizione. Il Fuji è sempre riconoscibile pur non ripetendosi mai uguale.

Poi, come un’apparizione: La Grande Onda di Kanagawa, forse l’immagine Ukiyo-e più celebre. Opera della maturità, in cui tutto è in delicato equilibrio: il mare in tempesta, con un’onda, come un arco, pronta a ricadere sulle barche. In lontananza, la stasi del monte Fuji che è la controparte della violenza del mare. Anche l’onda in basso richiama il profilo del Fuji. Quiete e tempesta si fronteggiano. In questo turbinio i pescatori sembrano risucchiati dall’impeto della natura. Il punto di vista basso e ravvicinato risucchia nella tempesta lo spettatore, che si trova all’improvviso dentro l’azione.
Una sezione è dedicata alle Ispirazioni letterarie, ciò di cui si è nutrito l’immaginario di Hokusai. L’antologia dei Cento poeti, una poesia ciascuno, compilata nel XIII secolo da Fujiwara no Teika, era un repertorio condiviso. Hokusai non illustra i versi, li interpreta, li trasforma in racconto. Gli episodi eroici legati ai quarantasette rōnin dimostrano come la poesia può diventare storia. La tradizione letteraria con Hokusai diventa forma.

Oltre la produzione xilografica si sviluppa una tipologia di stampa esclusiva e raffinata: il surimono (“cosa stampata”, xilografia policroma a tiratura limitata). Si diffonde nei circoli poetici e letterari e in occasione di celebrazioni. La raffinatezza dei materiali e della stampa ne fanno una pratica destinata a un pubblico colto. La stampa implica una tecnica complicata che prevede numerose matrici xilografiche, da una dozzina fino a diverse decine, ognuna destinata a un passaggio cromatico. Anche l’autoritratto di Hokusai come pescatore ne fa parte.

Con il termine manga Hokusai indica “disegni che fluiscono liberamente dal pennello”, una raccolta di schizzi, studi, figure, animali, paesaggi, mestieri e invenzioni. Il primo volume esce nel 1814. Questi fogli invitano a guardare il mondo con attenzione.
Nei manga il disegno è esercizio, conoscenza e libertà dell’immaginazione. Il termine che lui ha coniato è entrato a far parte del lessico visivo del presente.

Particolarmente suggestiva è la sala con i Fantasmi e apparizioni (kaidan). In questo tipo di racconto prendono forma paure, colpe, vendette e presenze che non trovano pace. Gli yūrei sono gli spiriti dei morti che tornano a perseguitare i vivi, e gli ōbake sono apparizioni legate ai luoghi e alle metamorfosi. La serie Hyaku monogatari (Cento racconti) di Hokusai presenta in realtà solo cinque stampe. Il fantasma non è usato per spaventare ma per raccontare.
Infine anche le ceramiche e i bronzi non sono un’ostentazione di ricchezza ma di eleganza. Nell’Ottocento questi oggetti ebbero un grande successo in Europa. L’ornamento, che si rintraccia nell’armonia delle proporzioni, accompagna sempre la forma. Ciò che rende straordinari questi oggetti è la loro valenza estetica, evidente nei dettagli, sebbene siano di uso quotidiano.

La mostra è promossa dal Presidente della Commissione Cultura della Camera dei deputati, con il patrocinio del Ministero della Cultura, dell’Ambasciata della Repubblica di Polonia in Roma, dell’Ambasciata del Giappone in Italia, dell’Istituto Giapponese di Cultura, della Regione Lazio e del Comune di Roma – Assessorato alla Cultura, ed è realizzata in collaborazione con il Museo Nazionale di Cracovia, prodotta e organizzata da Arthemisia ed è curata da Beata Romanowicz con la consulenza scientifica ed editoriale per i contenuti testuali, audiovisivi e divulgativi di Francesca Villanti.
Informazioni
HOKUSAI Il grande maestro dell’arte giapponese
Palazzo Bonaparte
Piazza Venezia, 5 (angolo Via del Corso) 00186 Roma
Periodo: fino al 29 giugno 2026
Biglietti: Intero € 17,00 – Ridotto € 16,00