Rothko a Firenze, oltre 70 opere a Palazzo Strozzi e due sezioni
La poesia dei colori di Rothko: la mostra a Palazzo Strozzi e le due sezioni speciali al Museo di San Marco e alla Biblioteca Medicea Laurenziana
Firenze. Fino al 23 agosto 2026, la Fondazione Palazzo Strozzi presenta una delle più importanti mostre mai dedicate a Mark Rothko (Marcus Rotkovitch, Dvinsk, Lettonia, 1903 – New York 1970). La mostra rappresenta un progetto unico, concepito appositamente per Palazzo Strozzi, per celebrare il legame speciale tra l’artista e Firenze. L’architettura del palazzo e la città stessa sono lo scenario per esplorare come Rothko interpreti l’arte classica e la libertà espressiva, dando vita attraverso il colore a uno spazio che oltrepassa la bidimensionalità della tela.

In mostra oltre 70 capolavori (molti dei quali mai esposti in Italia), selezionati da Christopher Rothko ed Elena Geuna, provenienti dai più importanti musei e collezioni al mondo per raccontare il percorso creativo di Mark Rothko.
Le opere sono poste in dialogo con il Rinascimento e per questo la mostra si estende anche in due sezioni speciali: a San Marco, in rapporto con gli affreschi di Beato Angelico e nel vestibolo della Biblioteca Medicea Laurenziana di Michelangelo. Quest’ultima è un’architettura claustrofobica che ha ispirato Rothko, le cui opere ci mettono in contatto con noi stessi, col nostro essere più profondo, con la nostra interiorità. Credeva nel bene e nell’essere umano e questo è un messaggio importante nei tempi cupi.

Elena Geuna, la curatrice, ha spiegato come il progetto di una grande mostra su Rothko, nell’anno dopo la pandemia, sembrasse una follia. Ci sono voluti 5 anni per realizzarla. Anche proporre un accostamento tra l’antico e moderno poteva sembrare un azzardo.
In conferenza stampa Christopher Rothko, figlio dell’artista, ha dichiarato che quando è a Firenze sorride sempre perché è felice anche per la calorosa accoglienza di una città che ha ispirato tantissimo il lavoro di suo padre. Felice anche di vedere un sogno realizzato. Un sogno iniziato molto tempo fa e che ha condiviso con la sorella parlandone a lungo.

Ha aggiunto: “Firenze è stata importante per nostro padre e ha avuto un effetto pervasivo e duraturo sulla sua arte e a livello personale. Quando è potuto venire in Italia, a 50 anni, conosceva molto bene tutte le opere del Rinascimento che aveva visto sui libri. Mio padre non avrebbe neanche sognato di vedere le sue opere in questi luoghi e ne sarebbe stato comunque sicuramente onorato”.
L’interesse di Rothko per l’impianto compositivo rinascimentale emerge già in Interior (1936) in cui è evidente il richiamo alla tomba di Giuliano de’ Medici di Michelangelo nella Sagrestia Nuova di San Lorenzo.

L’itinerario espositivo si sviluppa cronologicamente esplorando il percorso creativo dell’artista. Dagli esordi degli anni ’30 fino alle iconiche campiture astratte degli anni ’50 e ’60, dove il colore e la luce invitano alla meditazione, dai bozzetti per i Seagram Murals fino alle serie dei Black and Grey del 1969-1970. L’artista conservava gelosamente le ricette artigianali delle tinte e conduceva una vita mistica, quasi da recluso.
Rothko emigra, all’età di dieci anni, con la madre e la sorella negli Stati Uniti per raggiungere il padre e i fratelli. Dal 1921 al 1923 frequenta la Yale University, per poi trasferirsi successivamente a New York. Non riceve una formazione pittorica. Dal 1929 insegna, per i successivi vent’anni, al Center Academy of the Brooklyn Jewish Center. Inizia con opere di piccolo formato e prepara le tavole con gesso (tecnica rinascimentale).

Il primo incontro dell’artista con Firenze risale al 1950. durante un viaggio in Italia insieme alla moglie Mell. Rothko rimase affascinato dalla pittura del Beato Angelico al Museo di San Marco, a cui dedicò diverse ore per la visita, e dall’architettura del Vestibolo della Biblioteca Medicea Laurenziana, che visitò nuovamente nel 1966. Un ambiente che ispirò la serie dei Seagram Murals (fine degli anni Cinquanta). Le visite in Toscana, a Roma e Pompei lo indussero a tentare di creare un’arte senza tempo.
Nelle opere dalle tonalità più tenui è ravvisabile l’influenza dell’arte italiana del Quattrocento e, in particolare, di Beato Angelico. Entrambi evocano nelle loro opere un senso di trascendenza, una dimensione spirituale. Sia le Celle dei monaci che il vestibolo della laurenziana restano spazi intimi. A San Marco sono state inserite cinque opere di piccole dimensioni, ad eccetto di una, del periodo del surrealismo.

Sono accostamenti cromatici tra affreschi molto semplici, immediati e le opere di Rothko. A Palazzo Strozzi il percorso è cronologico emozionale. Le tonalità cromatiche suscitano nei visitatori sensazioni diverse ma sono emozioni universali di cui, oggi ancor di più, si sente il bisogno e il visitatore è invitato a un continuo confronto con l’opera d’arte. Dalle gradazioni del giallo e arancione si passa a una tavolozza più più intima di verdi e blu. Questi dipinti raggiungono la stessa spiritualità e intensità della musica e della poesia. Il viaggio del pittore non è religioso, ma è un percorso che ci porta oltre noi stessi.

Nei dipinti e acquerelli realizzati tra la fine degli anni Trenta e il 1946 è evidente l’interesse verso la mitologia greca, l’arte primitiva, la psicoanalisi e i pittori surrealisti. Sperimenta la tecnica del disegno automatico, creando forme astratte con allusioni ad esseri umani e animali, come le forme biomorfiche in Room in Karnak (1946). Queste opere furono esposte nel 1945 nella mostra personale presso l’Art of This Century, la galleria newyorkese di Peggy Guggenheim.

Verso la fine degli anni Quaranta abbandona la figurazione di matrice surrealista e si dedica a composizioni astratte che saranno la sua cifra stilistica. Tele di grandi dimensioni realizzate con campiture sovrapposte e fluttuanti i colore. Poi la sua tavolozza diventa più fredda e privilegia i blu e i verdi, inizia una fase più introspettiva. Secondo l’artista il dialogo tra l’opera e lo spettatore è fatto di “silenzio”, l’immobilità meditativa delle tele blu e verdi.
Negli anni Cinquanta-Sessanta i rossi della sua tavolozza si fanno più intensi e profondi, influenzato anche dalla visita agli affreschi di Paestum e Pompei.

Nel 1958 espone alla Biennale di Venezia rappresentando gli Stati Uniti. Nello stesso anno accetta la commissione, per un lauto compenso, di un ciclo di dipinti per il noto ristorante newyorkese Four Seasons all’interno del Seagram Building (progettato dal famoso architetto Mies van der Rohe). Vuole creare uno spazio che avvolge e coinvolge lo spettatore. L’artista abbandonerà il progetto, dopo aver realizzato già 33 pannelli per donarli alla Tate di Londra, con l’impegno che le tele vengano esposte insieme in una sala separata.
Dal 1964 al 1967 Rothko esegue un ciclo di dipinti per i collezionisti e mecenati Dominique e John de Menil per una cappella progettata da Philip Johnson a Houston. La cappella aconfessionale ospita quattordici tele, corrispondenti alle stazioni della Via Crucis. La Rothko Chapel, ispirata ai tanti battisteri che ha visto in Italia, è a pianta ottagonale ed è stata l’unica occasione in cui l’artista ha potuto padroneggiare e integrare elementi visivi e architettonici. Un progetto spirituale simile agli ambienti di San Marco.

Su ogni lato ci sono enormi pannelli pressoché monocromi che creano uno spazio di vuoti assoluti. Nell’ultima sala della mostra è stato concepito un omaggio all’artista con un’architettura ottagonale che rievoca la Rothko Chapel e con opere su carta del 1969 che hanno tonalità diverse. Nel 1956 il pittore dichiarava: “Mi attira l’idea dell’uomo del Rinascimento, che identificava l’Io con l’universo”.
Nel 1969, viene creata The Mark Rothko Foundation con l’obiettivo di fornire assistenza ad artisti disagiati. Gravemente malato, Mark Rothko si suicida nel suo studio a New York nel 1970.

La mostra Rothko a Firenze è promossa e organizzata da Fondazione Palazzo Strozzi, Firenze, con la significativa collaborazione di due importanti istituti del Ministero della Cultura: Direzione regionale Musei nazionali Toscana – Museo di San Marco e Biblioteca Medicea Laurenziana.
Informazioni
Rothko a Firenze
Sede: Palazzo Strozzi
Indirizzo: Piazza Strozzi, 50123, Firenze
Durata: fino al 23 agosto 2026
Orari: tutti i giorni dalle ore 10 alle 20, giovedì dalle ore 10 alle 23
Biglietto online: intero 16 €; ridotto 13 €
Maggiori informazioni: Tel. +39 0552645155
Email: info@palazzostrozzi.org
In occasione della mostra, Palazzo Strozzi propone numerose attività, conferenze, laboratori e visite pensate per approfondire e conoscere da vicino l’arte di Mark Rothko, coinvolgendo i pubblici di ogni età.
Museo di San Marco
Da martedì a domenica, dalle 8.30 alle 13.50
(ultimo ingresso ore 12.45)
Chiuso il lunedì e la quinta domenica del mese
Biblioteca Medicea Laurenziana
Dal lunedì al venerdì, dalle 10.00 alle 13.30 (ultimo ingresso ore 13.00)
Chiusa sabato, domenica e festivi