Gino Severini, Modernità come dialogo

Gino Severini, Modernità come dialogo

Cortona celebra con una preziosa mostra il suo artista visionario

Cortona. Gino Severini (1883-1966) è tornato nella sua città con una mostra, al Museo dell’Accademia Etrusca della città di Cortona, con circa 80 opere rientrate per questa occasione. Cortona conserva le spoglie dell’artista che ha voluto celebrarlo a sessant’anni dalla sua scomparsa. La presentazione della mostra, alla presenza di Romana Severini (la figlia dell’artista), è stata una sequenza di emozioni.

Severini
Palazzo Casali

L’esposizione si rivela particolarmente interessante per il suo focus: il ruolo di mediatore dell’artista, nella prima metà del XX secolo, tra Italia e Francia, tra culture e linguaggi figurativi, mondi ed epoche, avanguardie e tradizioni. Oltre 80 opere, con alcune rarità preziose di Severini, tra cui i lavori di artisti contemporanei come Balla, Boccioni, Picasso, Soffici e Carrà e opere antiche che sono state una fonte d’ispirazione per l’artista.

Le curatrici, Daniela Fonti e Margherita d’Ayala Valva, hanno tentato di ricostruire il metodo di lavoro di Severini: i suoi bozzetti, spolveri, i primi schizzi e il lavoro da frescante quattrocentesco che il pittore ha recuperato dalla tradizione toscana. Quindi il tema avanguardia e quello del ritorno all’antico è costante in tutta la sua esistenza. Sono esposti i ritratti dei suoi genitori e il suo autoritratto parigino.

Severini
Sala Consiliare, conferenza stampa

Gino Severini: “Le città a cui mi sento più profondamente legato sono Cortona e Parigi: nella prima sono nato fisicamente, nella seconda intellettualmente e spiritualmente”. Si trasferisce a Parigi nel 1906 ma a cadenza quasi decennale torna a Roma.

Dal Centre Pompidou di Parigi è arrivato a Cortona, dopo oltre 35 anni, il celebre dipinto La danse du Pan Pan a Monico, protagonista assoluto, per la sua monumentalità della mostra. Il Monico era un locale notturno di Montmartre. L’opera era una tela futurista di 4 metri di lunghezza per 3. Definita da Apollinaire “l’opera più importante dipinta da un pennello futurista”, presenta anche più autoritratti dell’artista. Con qualche difficoltà è riuscito a entrare nelle sale di Palazzo Casali.

Severini
Autoritratto, 1907-1908, pastello su cartoncino, Tortona, Pinacoteca Divisionismo Tortona

Il dipinto è un prestito eccezionale, ottenuto grazie alla caparbietà degli organizzatori e delle curatrici, oltre al sostegno di Romana Severini, che da tempo contribuisce al ricordo e alla valorizzazione del legame tra Severini e Cortona.

La storia dell’opera, custodita al Centre Pompidou e in cui appare anche un autoritratto del pittore, è la versione realizzata da Gino Severini a Roma agli inizi degli anni Sessanta della famosissima tela del 1911 purtroppo perduta. Nel dipinto il pittore aveva ritratto le frenetiche danze di uno dei locali più in voga della Parigi di inizio secolo.

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La Bohémienne, 1905, pastello su carta, (particolare), Cortona, MAEC, Museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona

L’opera, venduta tuttavia nel 1912 in Germania, andò poi dispersa forse nei conflitti bellici. Ma il suo ricordo rimase vivido nell’immaginario artistico italiano tanto che se ne realizzarono diverse riproduzioni. Nel 1959-1960 Severini decise di eseguirne una copia fedele in scala reale, basandosi su foto d’archivio. Un’impresa ardua per l’artista ottantenne che riuscì nella replica a riprodurre la fantasia cromatica e il ritmo dell’opera giovanile.

Un plus della mostra è l’esperienza 3D che si può fare del dipinto. Ormai siamo abituati a entrare nella realtà virtuale con gli appositi visori ma l’esperienza di trovarsi tra le ballerine danzanti del quadro è gioia pura, un’emozione difficile da descrivere. Non perdete l’esperienza offerta dall’installazione multimediale immersiva.

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Luciano Meoni (sindaco di Cortona) davanti a La danse du Pan-Pan à Monico, 1911 (1959-1960), olio su tela, 280 x 400 cm, Parigi, Centre Pompidou, National Museum of Modern Art / Centre of Industrial Creation

Presenti anche documenti originali che, oltre ad emozionare, aiutano a definire il contesto storico e culturale dell’epoca. Severini fece della Francia la sua patria adottiva, lavorò anche in Svizzera e fu partecipe delle istanze del panorama artistico internazionale. Ma le sue radici e le sue fonti restano italiane e toscane e lo riportano alla tradizione pittorica italiana. Fu lo stesso artista a inviare foto a Picasso dei bronzetti etruschi del MAEC. Il pittore cortonese media tra diverse tendenze artistiche, concilia diverse istanze e si fa promotore culturale.

Severini
Tramway sur le boulevard, 1913, pastello su carta, Collezione privata e Tram in corsa, 1913, pastello su carta, Collezione privata

Anche nel suo stile possiamo constatare, in mostra, come all’inizio la sua pennellata piuttosto materica si rifà a Balla. Da una parte abbiamo l’energia che sprigiona la calma e dall’altra la pace, la beatitudine e l’amore di una madre che allatta il figlio (Maternità), con evidente riferimento ai trecentisti toscani. La mostra, suddivisa in cinque sezioni, segue i diversi periodi di vita del pittore.

Assistiamo le adesioni alla macchia, al Divisionismo, alla dinamicità del Futurismo con il suo rifiuto della rappresentazione statica della realtà e alla geometrizzazione del Cubismo. Poi il passaggio dal Cubismo al classicismo, alla pittura decorativa, a seguire il tema delle maschere e, infine, il dialogo tra la Chiesa e la modernità, dalla Svizzera a Cortona.

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Maternità, 1916, olio su tela (particolare), Cortona, MAEC, Museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona

L’adesione al Futurismo è evidente in opere come la Danseuses degli anni ‘13 e ’14, soggetto ispirato dalla ballerina Loïe Fuller: una donna danzante sotto le luci del cabaret, scomposta dal movimento ritmico e presto metafora astratta del dinamismo.

La mostra offre la preziosa occasione di poter ammirare vicini i due pastelli del 1913: Tram in corsa e Tramway sur le boulevard. Non mancano opere che attestano l’interesse del pittore per le maschere della Commedia dell’arte italiana, che abitano scenari classici come i Fori romani.

Severini
Proiezioni ortogonali di una testa, 1920, china su carta, Roma, Collezione Romana Severini

Non secondario il rapporto di Gino Severini tra Chiesa e modernità. Basti citare il suo ventennale impegno nelle pitture murali di tante chiese svizzere e la celebre Via crucis realizzata a Cortona, che si può ammirare negli “itinerari severiniani” cittadini.

Particolare attenzione, e impegno, è stata dedicata all’accessibilità per dar modo a tutti di apprezzare e godere dell’interessante mostra. Un percorso speciale è dedicato a 5 opere con strumenti di visita differenti, che il pubblico potrà usare attraverso QR code sulla base delle diverse esigenze, usufruibile secondo le proprie abilità. Un “percorso speciale” che educa e include su progetto di Michela d’Agata, che realizza l’obiettivo dell’ARTE PER TUTTI.

Un solo appunto relativamente all’allestimento. In una stanza lunga e stretta, poche persone bastano a riempirla e necessariamente si trovano molto vicino alle opere, i dissuasori suonano ma un urto, senza una barriera seppur sottile a terra o un cordoncino, appare probabile.

Severini
Arlequin jouant du violon, 1921, olio su tela, Milano, Collezione privata

Itinerari severiniani

Cortona è la città natale di Gino Severini (1883–1966) e negli ultimi anni il legame tra l’artista e la sua città si è rafforzato grazie alla donazione di un importante nucleo di opere e materiali da parte di Romana Severini, che si è aggiunto alle precedenti donazioni effettuate dalla famiglia alla fine degli anni Sessanta.

Questa raccolta di opere è oggi esposta al terzo piano di Palazzo Casali, sede del MAEC e costituisce il cuore di un progetto più ampio di valorizzazione sostenuto dal PAC – Piano per l’Arte Contemporanea 2024, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.

Severini
L’équilibriste (Maschere e rovine), 1928 – 1929, olio su tela, Siena, Collezione Banca Monte dei Paschi di Siena

Il progetto “Gino Severini. Una vita nel segno di Cortona, Roma e Parigi” ha dato vita a un sistema culturale strutturato che unisce: nuove sezioni museali permanenti, l’Archivio Severini-Franchina, gli itinerari urbani tra opere e luoghi dell’artista, attività didattiche e laboratoriali, incontri con università e studiosi, una guida dedicata con mappa e contenuti digitali accessibili tramite QR code.

Romana Severini
Romana Severini

Dal MAEC al Museo Diocesano, dal Duomo, alla chiesa di San Marco, fino ai luoghi più intimi della sua biografia, Cortona si racconta attraverso le impronte lasciate dall’artista. Il percorso degli itinerari severianiani è accompagnato da una guida appena edita “La mia Cortona. Guida alla città di
Gino Severini” (Moebius Editore). Le tappe cortonesi: 1) Le sale Severini al MAEC. Un maestro cortonese nel panorama europeo; 2) Il Museo Diocesano e il Duomo; 3) Il Mosaico di San Marco; 4) La via Crucis; 5) La Chiesa di San Nicolò; 6) La Bottega, il Caffè Signorelli, il Cimitero della Misericordia.

Severini
Locandina

Ma l’obiettivo è più ampio dell’attuale mostra: costruire un Sistema Severini permanente, capace di accogliere studiosi e visitatori offrendo una visione completa della cultura del Novecento che in città si respira ancora oggi. Severini è presenza viva, diffusa tra musei, chiese, archivi e vicoli.

Informazioni

Gino Severini, Modernità come dialogo
Periodo: 05 luglio – 1 novembre 2026
Sede: MAEC, Piazza Signorelli, 9, Cortona (AR)
Biglietti: intero 12 euro; ridotto 8 euro

Antonella Cecconi

Viaggi-cultura dipendente. Amo raccontare luoghi, persone, arte e culture. Innamorata dell'orizzonte non potrei vivere senza nuove destinazioni, arte, mare e la mia porta per l'altrove: i libri. I regali più graditi: un biglietto per un viaggio o un libro. Segni distintivi: una prenotazione in tasca, un libro nell'altra e un trolley accanto al letto. antonella@nomadeculturale.it

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