“La bellezza della diversità”, perché eccentrico è bello!

“La bellezza della diversità”, perché eccentrico è bello!

All’Albertina Modern in mostra il divergente dalla norma, di donne e artisti LGBTQIA+, persone di colore e artisti aborigeni

Vienna. Anche le collezioni museali e le mostre oggi non possono estraniarsi da temi importanti quali la parità di diritti e la libertà di espressione. Le collezioni contemporanee del Museo Albertina hanno dimostrato, con la mostra La bellezza della diversità, di essere al passo con i tempi rivelando un’attenzione e sensibilità verso le donne e gli artisti LGBTQIA+, le persone di colore, le posizioni artistiche aborigene e gli autodidatti.
Il mondo dell’arte di oggi è fortemente interessato alle politiche identitarie e alle questioni di classe, razza e genere. Da ciò scaturisce la necessità di ampliare e diversificare le collezioni museali dando spazio alle rivendicazione di pari diritti e libertà di espressione.

La bellezza della diversità

The Beauty of Diversity accosta artisti rinomati che sono usciti dal canone ad altri che hanno sconvolto i modi di vedere abituali, che sono andati controcorrente, scuotendo le fondamenta della cultura alta, violando norme e regole per gettare le basi per un’estetica del diverso. La mostra La bellezza della diversità presenta opere del Museo Albertina che vanno dal 1945 fino alle acquisizioni più recenti. In tal modo si dà visibilità ad altri punti di vista, alle donne, agli artisti LGBTQIA+, alle persone di colore, alle politiche artistiche dei nativi e a chi si distingue dall’accademia e dagli antichi maestri.

La bellezza della diversità
Stefanie Erjautz, Crocifissione, ca. 2004 – 05, Albertina, Vienna

Questa mostra non ricerca i canoni stilistici e formali del classicismo ma un’altra forma di bellezza da rintracciare nel grottesco, nel contaminato, nel represso, accendendo i riflettori su ciò che sta ai margini e diverge dalla norma.
In mostra 110 opere che contribuiscono a formulare un’estetica del diverso, che si contrappone alle aspirazioni stilistiche e formali classiciste.
A contrastare il carattere esclusivo eurocentrico dell’arte e della cultura occidentale in mostra troviamo una profusione, e inclusione, di artisti provenienti da diversi continenti: Australia, Africa, Asia e Sud America.

La bellezza della diversità
Gelitin/Gelatin, Mona Lisa (2020) e Mona Lisa (2184), Albertina, Vienna

Il perseguire la deviazione dalla norma scardina i pregiudizi e rivoluziona i punti di vista.
La bellezza della diversità presenta sia artisti famosi – che seppure hanno tentato di uscire dal canone sono diventati comunque un canone – che artisti che hanno scardinato modi di vedere abituali andando controcorrente, sradicando le fondamenta della cultura alta. Il loro violare le norme ha gettato le basi per un’estetica del diverso.
La mostra attesta l’ampiezza della collezione dell’Albertina e la sua ricchezza in quanto a eterogeneità.

La bellezza della diversità
Claudia Märzendorfer, Silent Running, 2005 – 2013, lana cocco e lattice

Gli artisti sono chiamati al compito di sondare e trascendere i confini, applicando strategie anticonformiste con cui vivere e lavorare. Tra le prime ad accogliere i visitatori le marionette e i loro teatrini. Queste evocano il regno dell’infanzia e un mondo idilliaco. Ma il confine tra questo mondo protetto e sicuro e un mondo perturbante è sottile. Le marionette di Stefanie Erjautz sembrano uscire da un mondo fantastico ma affrontano temi sociali, abusi e violenze nella chiesa e nella (geo)politica.

La bellezza della diversità
Amoako Boafo, Ragazzo con orecchini a fiore 1 e fiore 2, 2017

Il diritto all’autodeterminazione è una rivendicazione del movimento femminista. Le strategie di auto-emancipazione e l’idea dell’empowerment femminile sono state, a partire dagli anni Settanta fino a oggi, una reazione alla discriminazione contro le donne. Le artiste sono sempre state in prima linea per modificare le strutture sociali e per migliorare la condizione femminile.
Bellissime, eleganti e monumentali le donne di Sungi Mlengeya (nata nel 1991 a Dar es Salaam, Tanzania). Sono nere i loro corpi scompaiono in parte su fondo bianco, spesso in pose di danza. In Primavera una donna ritratta di spalle apre le sue braccia quasi a spiccare il volo e una sensazione di libertà invade l’anima.

La bellezza della diversità
Sungi Mlengeya, Wallow, 2022, acrilico su tela, Collezione privata

Durante il XX secolo sono nate varie tendenze che hanno intersecato arte e psiche facendo divenire l’inconscio una fonte di ispirazione. Soprattutto i surrealisti erano convinti assertori delle possibilità creative e del valore aggiunto del libero sfogo ai poteri della psiche. Mentre a metà del Novecento Jean Dubuffet parlava di art brut, una modalità di creatività dell’arte grezza, non deformata e antiaccademica.

Questa è una di quelle mostre che non lascia indifferenti, molte le tematiche affrontate, vive nel presente come carne pulsante, che arrivano dritte al cuore e alla mente. Come le apparenti innocue colorate Bombe Atomiche (1989) di Miriam Cahn che pone l’accento sulla loro ricaduta radioattiva. Tra le immagini più potenti quelle degli artisti afroamericani contro il razzismo.

La bellezza della diversità
Sungi Mlengeya, Primavera, 2022, collezione Eva Dichand

L’arte non è mai indifferente e ritroviamo l’eco del movimento contro il razzismo nelle opere degli anni Ottanta di Jean-Michel Basquiat e di artisti contemporanei. L’arte si è fatta espressione della politicizzazione e dell’opera di sensibilizzazione nei confronti del razzismo, della violenza (della polizia) e dell’aggressione, nonché della discriminazione sociale nei confronti delle persone di origine africana.
Solo pochi anni fa, sulla scia dei gravi disordini civili del 2013, si è formato negli Stati Uniti il movimento Black Lives Matter. Un anno dopo – in seguito a manifestazioni scatenate dalle morti di afroamericani per la maggior parte per mano delle forze dell’ordine bianche – il movimento era conosciuto in tutto il mondo grazie alla diffusione di notizie sui social media accompagnate dall’hashtag #BlackLivesMatter.
Gli artisti di oggi si impegnano a fondo nelle questioni di classe, razza e genere, criticando al contempo la supremazia bianca e la visione eurocentrica del mondo.

La bellezza della diversità
Ines, Doujak, Il Diavolo e lo Zio, 2020

Le pulsioni ossessive portano a eruzioni compulsive, intense. Spesso l’ossessione diventa un ingrediente indispensabile nelle biografie di molti artisti. Ma le ossessioni possono anche distruggere. A volte gli artisti sono alimentati da una pulsione così forte da vanificare la realizzazione di progetti di vita illuminati o razionali.

Albertina
Verena Bretschneider, Primavera, 2022

Se la cultura alta ama la proporzione e l’armonia il grottesco si esprime attraverso una bellezza divergente ed è fortemente anti-classico. L’arte usa in modo liberatorio il fantastico, il deforme e persino il kitsch. Le figure di Ines Doujak uniscono varie componenti rendendo ciò che è disgustoso degno di attenzione.

Albertina
Grayson Perry, Mappa delle verità e delle credenze, 2011, tessuto di lana e cotone

L’ibridazione è la parola chiave di questa era contemporanea sempre più liquida. Ibridazione di umano e animale, di artificiale e naturale. Contaminazione e ricombinazione di lingue e generi diversi. Culture che si affrontano e confrontano. Gli esseri ibridi si contrappongono al concetto di purezza, diventato obsoleto. Artisti come Grayson Perry e Verena Bretschneider mettono in discussione i modelli convenzionali. Nella sua Mappa delle verità e delle credenze Perry raffigura Wall Street come un’arena a visione totale (panopticon) al cui centro è sufficiente un cannone puntato contro tutti.

Albertina
Grayson Perry, Mappa delle verità e delle credenze, 2011, particolare

Percorsi sotterranei della coscienza possono manifestarsi in raffigurazioni immaginarie dell’arte e dei sogni. Il compito dell’immaginazione è spostare ciò che è stato trascurato, represso o emarginato dalla latenza al regno dell’evidente, in modo che possa essere identificato e affrontato dalla psiche.

Albertina
Maria Lassnig, Woman Power, 1979

L’inclusione di artisti provenienti da altri continenti (Australia, Africa, Asia e Sud America) è un’importante priorità dell’arte contemporanea. L’invocazione di altre culture mette in discussione la fede nel progresso illimitato, nelle utopie capitalistiche basate sulla crescita. Nell’arte aborigena, questo si evince nella produzione di artisti come Emily Kame Kngwarreye e Nyunmiti Burton, che riprendono storie ancestrali come quella delle Sette Sorelle. La fede dei popoli autoctoni nel potere collettivo della comunità mette in discussione soprattutto la visione egocentrica del mondo che si esprime nel culto del genio. Il pianeta, la vita, la natura e la cultura sono “multi” e la biodiversità è una ricchezza. Tutto ciò l’arte l’ha sempre compreso e ora è il momento di esprimerlo chiaro e forte.

La bellezza della diversità
Nyunmiti Burton, Senza titolo, 2020

Informazioni

Sede ALBERTINA MODERN
Indirizzo: Karlsplatz, 5
Periodo: fino al 18 agosto 2024
Orario: tutti i giorni 10 – 18
Curator Angela Stief

Antonella Cecconi

Viaggi-cultura dipendente. Amo raccontare luoghi, persone, arte e culture. Innamorata dell'orizzonte non potrei vivere senza nuove destinazioni, arte, mare e la mia porta per l'altrove: i libri. I regali più graditi: un biglietto per un viaggio o un libro. Segni distintivi: una prenotazione in tasca, un libro nell'altra e un trolley accanto al letto. antonella@nomadeculturale.it

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