Vasari e Roma
Vasari, l’inventore della “Maniera Moderna”, ai Musei Capitolini Palazzo Caffarelli, fino al 19 luglio
Giorgio Vasari è un protagonista assoluto del Rinascimento. Era un artista poliedrico, pittore, architetto e biografo. Ha avuto la capacità di innestarsi in un clima di committenza estremamente importante durante la sua vita (1511 – 1574). Oltre essere un colto artista ci ha lasciato le Vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori di 33 dei più illustri artisti del tempo (1550 la prima edizione) .

In mostra almeno una settantina di opere di diversa tipologia: pitture, sculture, medaglie, disegni, incisioni per offrire una visione della statura artistica e intellettuale del Vasari, che ha avuto grande influenza sulla cultura dell’epoca ed è stato un indiscusso protagonista della scena culturale romana.
Secondo Alessandra Baroni, curatrice della raffinata mostra, Vasari ha avuto il merito di diffondere la “maniera moderna”, da ciò il titolo della mostra: Vasari in Roma l’inventore della maniera moderna, grazie anche ai suoi viaggi in diverse regioni d’Italia.

I suoi viaggi a Roma avevano lo scopo di catturare l’antico attraverso il disegno e di entrare in rapporto con l’arte di due grandi maestri: Raffaello e Michelangelo. Nella seconda edizione delle Vite (1568) Michelangelo è ormai morto (1564) e quest’ultimo è l’autore dei disegni per il Campidoglio.

A 450 anni dalla morte del maestro aretino questa mostra, dedicata alla sua tappa romana, di Giorgio Vasari celebra quello che è stato, forse, il primo artista accademico. Roma con la sua ricchezza archeologica e con le importanti collezioni pontificie che si stavano formando è stato il polo di attrazione di Vasari. Tutto ciò ha contribuito alla formazione del suo linguaggio artistico e allegorico. In Vaticano l’artista dipinge (1570-71), con altri artisti, le tre cappelle della torre Pia, poste nei tre diversi piani della torre.

La mostra è suddivisa in quattro sezioni che seguono la cronologia dei soggiorni vasariani a Roma. La prima, Vasari a Roma nel 1532 e nel 1538, lo studio dall’antico e da Raffaello; la seconda alla corte del cardinale Alessandro Farnese: la sala dei Cento Giorni, gli artisti ‘forestieri’ (1542-1546) e le Vite, Vasari e Michelangelo e i lavori per papa Giulio III; la terza Ciocchi Del Monte (1550-1555) e l’ultima Vasari in Vaticano: le cappelle per Pio V e la Sala Regia (1570-1572), opere per le quali il papa gli conferì l’onorificenza dello “Speron d’oro” che spicca sul petto di Vasari nel ritratto degli Uffizi di Giovanni Stradano.

L’esposizione inizia con il primo soggiorno romano di Vasari, che giunge in città nel gennaio del 1532 al seguito del cardinale Ippolito de’ Medici. Il giovane artista aretino trova una città cosmopolita ma ancora ferita dal Sacco del 1527, animata però da vitalità culturale. A Roma arrivano artisti e intellettuali da tutta Europa, attratti dall’antico e dai capolavori come le Stanze di Raffaello e la Cappella Sistina di Michelangelo.

Nella prima sezione ammiriamo il Calco del “Torso del Belvedere”, oggetto di studio e riproduzione di molti artisti del tempo. Il cortile del Belvedere era stato concepito proprio come sede museale di importanti opere archeologiche. Sono esposti ben sedici dipinti autografi del Vasari, ottenuti in prestito, selezionati per dimostrare il percorso artistico del pittore. Inoltre sono presenti i disegni per la cappella in San Pietro in Montorio e villa Giulia che sono di qualità altissima, tra i più belli del Vasari.

La seconda sezione è dedicata al primo impegno importante di Vasari, quando entra nel cantiere del Cardinal Farnese. Un cantiere che comprendeva la struttura architettonica, una decorazione scultorea, stucchi, dipinti e oreficerie. Vasari a Roma entrò in contatto con importanti personalità della cultura e della politica del tempo, come il banchiere fiorentino Bindo Altoviti e il collezionista Paolo Giovio, che lo aiutarono a inserirsi nei più prestigiosi ambienti romani. La carriera dell’artista aretino si consolida grazie la protezione di mecenati e pontefici, tra cui Paolo III, Giulio III e Pio V. Dipinge la sala nel palazzo della Cancelleria.
Le Vite maturano a Roma anche se verranno pubblicate a Firenze negli anni Cinquanta.

La terza sezione è dedicata al rapporto con Michelangelo, che è stato uno dei suoi primissimi maestri. Sebbene rimasto presto orfano di padre ha avuto la fortuna di avere dei grandi protettori come il cardinal Silvio Passerini e i Medici. Quando viene eletto papa Giulio III, Vasari si precipita a Roma per offrire i propri servigi al pontefice. La prima prova importante architettonica per Vasari è la cappella in San Pietro in Montorio. Era un luogo di sepoltura e il papa chiede a Vasari di sistemarla dal punto di vista architettonico e decorativo.

Sebbene lamenta i non proficui guadagni conquista l’appoggio di Michelangelo che si offre per una quasi consulenza tecnica per la cappella di San Pietro in Montorio e per Villa Giulia. Il disegno per Vasari è progettazione, il padre di tutte le Arti. E sarà il principio fondante dell’Accademia delle Arti del Disegno di Firenze, che verrà fondata nel 1562. Con Michelangelo l’artista non è più un artigiano, ma è un intellettuale.

La grande Pala con la vocazione di San Pietro fu dipinta per papa Giulio III, che però dimenticò di pagare l’opera deludendo Vasari. Per questo intervenne con Michelangelo affinché questo intercedesse presso il papa per tenerlo in migliore considerazione. Siccome la pala non fu pagata, Vasari quando tornò a Firenze, nel 1553, se la portò con sé e divenne la pala centrale dell’altare in Arezzo. Per questa mostra la Pala è stata smontata dall’altare e riportata nel luogo nel quale è stata dipinta.

L’ultima sezione è dedicata invece alla tappa fondamentale del Vasari in Vaticano, nel 1570, da artista maturo. Nel 1570 fu il Granduca Cosimo I de’ Medici a inviare Vasari a Roma. Le cappelle a cui lavorò il Vasari sono state smantellate alla fine del Settecento e da una di queste, quella di San Michele, provengono tre opere in mostra, tra cui il tondo con l’Annunciazione.

Pio V commissionò al pittore aretino il completamento decorativo della cappella Paolina, un progetto che non andò in porto perché l’artista forse era un po’ stanco e non aveva più tante energie. Ma uno splendido disegno di Berlino testimonia questo ultimo grandioso impegno.
L’esposizione è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali ed è organizzata con MetaMorfosi Eventi in collaborazione con Zètema Progetto Cultura. La mostra e il catalogo, edito da Gangemi, sono curati da Alessandra Baroni.
Informazioni
Vasari e Roma
Indirizzo: Musei Capitolini – Palazzo Caffarelli
Via di Villa Caffarelli 00186 Roma
Periodo: fino al 19 luglio 2026
Orari: Tutti i giorni 9.30 – 19.30
Telefono: 060608 (tutti i giorni ore 9.00 – 19.00)