Art on the Meuse, un progetto che coniuga arte e natura
Arte sulla Mosa, un paesaggio transfrontaliero come luogo creativo
INDICE
Il progetto Art on the Meuse (Kunst aan de Maas) – Il fiume Mosa e il suo territorio – Tree of Life – Mark Dion – Reflection – Germaine Kruip – Future Fossil – Koen-Vanmechelen – Moeder! Oui dream till the end – Laure-Prouvost – Echoes of a Landscape – Adrien Tirtiaux – Womb of Time – Jennifer Tee
Il progetto Art on the Meuse (Kunst aan de Maas)
Belgio. Nella zona orientale del Limburg il fiume Mosa segna il confine naturale tra Olanda e Belgio. Lungo le sue rive sono disseminati piccoli villaggi accomunati da un paesaggio naturale, storico e culturale transfrontaliero particolare, dove la Z33 – House for Contemporary Art, Design & Architecture (Hasselt) e la Regional Landscape Kempen & Maasland (RLKM) hanno realizzato un progetto artistico unico: Art on the Meuse (Arte sulla Mosa), sulla sponda fiamminga del RivierPark Maasvallei.
Questo progetto, con opere d’arte site-specific installate nella natura, ha l’obiettivo di mostrare come il paesaggio di questa valle sia stato plasmato dall’uomo e dalle forze della natura. Le opere d’arte (sei in tutto) dialogano con il paesaggio circostante, lo modificano o reinterpretano.

Il fiume Mosa e il suo territorio
Il fiume è alimentato dalle piogge. Quando queste sono intense il livello dell’acqua sale, al contrario quando scarseggiano per parecchi giorni il suo livello si abbassa a tal punto che si potrebbe raggiungere a piedi l’altra sponda. Questo paesaggio acquatico infonde immediato benessere, risvegliando con la natura i sensi: il coro delle numerose specie di uccelli che qui nidificano, i cavalli konik, i castori, le mucche al pascolo, il profumo dell’erba fresca, dei fiori, lo scorrere lento della vita lungo il fiume.

Le sue rive possono essere percorse in bicicletta grazie a un’ampia rete di piste ciclabili o a piedi. Oltre la sua bellezza paesaggistica il fiume ha anche una sua storia e una funzione economica. In passato veniva utilizzato per il trasporto di persone e merci, le navi mercantili potevano percorrerlo per tutto il tragitto. Altro elemento distintivo del territorio è la ghiaia, presente in così grandi quantità da attirare molte compagnie estrattive.
Parecchie persone vivevano di quello che il fiume poteva offrire loro ma, allo stesso tempo, questo era molto difficile da controllare, così come gli eventi atmosferici. Nonostante la costruzione di argini e dighe ci sono state molte inondazioni, soprattutto negli anni Novanta. L’acqua straripava causando molti danni ai villaggi e alle abitazioni. In seguito gli abitanti, le compagnie, le organizzazioni ambientaliste, i villaggi e il governo hanno mutato l’approccio: invece di contenere il fiume è stato deciso di dare più spazio all’acqua per rendere le inondazioni meno devastanti.

L’ultimo barista del Mass Valley Bar era rimasto lì fino a due anni fa. Poi dopo la sua ventesima alluvione, nell’estate del 2021, si è arreso e ha venduto il bar perché invaso dall’acqua. Una volta terminata l’attività estrattiva le aziende hanno restituito l’area alla natura, della cui manutenzione si occupano le organizzazioni ambientaliste.
In tal modo è più semplice adattarsi al cambiamento climatico e a alle sue conseguenze. Il virtuoso obiettivo delle organizzazioni artistiche è stato quello di riunire e ascoltare tutte le parti interessate: organizzazioni ambientaliste, aziende di estrazione di ghiaia, gestori di progetti, governo e comuni, per collaborare e lavorare insieme. L’area con il tempo si è spopolata lasciando spazio alla natura che invita alla contemplazione e all’incremento del turismo. Ora tutta l’area è una riserva naturale. e il progetto di installare opere d’arte nel parco fluviale ha richiesto anni di preparazione e dialogo con la comunità locale.
Dopo una salutare passeggiata incontriamo la prima opera d’arte.
Tree of Life – Mark Dion
Dopo aver camminato su un tappeto d’erba, respirando a pieni polmoni, saliamo su una collina e appare lui: un “totem” che è la prima opera d’arte permanente realizzata per Art on the Meuse. Il fatto che somigli a un totem ci svela le origini, americane, dell’artista Mark Dion. L’Albero della vita (2022) è una scultura a forma di albero, alta sei metri, con animali e oggetti appesi ai suoi rami, che richiamano il paesaggio circostante di Herbricht (piccolo villaggio nella regione di Lanaken).
Una zona che ha subito molte inondazioni, l’ultima nel 2021 ha trascinato via cose e animali che hanno cercato di mettersi in salvo sugli alberi. Questo albero della vita è emozionante, un viaggio nel passato, nel presente e nel futuro della valle della Mosa. Il focus è il potere creativo della natura.

Mentre il villaggio si sta estinguendo, il maestoso fiume Mosa rimane. Sembra di assistere a una fuga dall’alluvione: bovini di razza Galloway e cavalli Konik cercano rifugio dall’alta marea. L’artista ha raccontato: “Quell’immagine del fiume che si ritira dopo un’alluvione è stata una grande fonte di ispirazione per me. Dopo l’alluvione, gli alberi erano ancora in piedi, pieni di erba, plastica e oggetti strani. Mi ha fatto riflettere sul paesaggio nel corso del tempo. Il fiume scorre qui da migliaia di anni e continuerà a scorrere per migliaia di anni dopo di noi. Il tempo scorre attraverso un paesaggio come l’acqua scorre attraverso un fiume”.
Il coinvolgimento della comunità è fondamentale per la sostenibilità di opere pubbliche che spesso sono imposte, nessuno le nota e se ne prende cura.

L’albero è stato essiccato, poi tagliato in quattro ed è stato assemblato attorno a una struttura in acciaio per garantire che duri almeno 15 anni.
Mark Dion ha studiato la storia del territorio. La Mosa un tempo era un mare, poi una pianura ghiacciata e ora un fiume. Uno degli animali sull’albero è un Mosasauro, una specie di coccodrillo preistorico di 75 milioni di anni mentre il mammut lanoso risale a 10.000 a.C. Sull’albero ci sono sedici oggetti e animali appesi, che sono tutti collegati all’ecologia, alla mitologia e alla storia del luogo. Girare sotto l’albero consente di apprezzarne i dettagli.
Questo “totem” è un’immagine fortemente simbolica del territorio che ne riassume la storia e offre un’indicazione per il futuro. Mark Dion vive negli Stati Uniti, è attento alle problematiche ecologiche e alla percezione della natura, è noto per i suoi cabinet de curiosités.
Reflection – Germaine Kruip
Reflection (2026) dell’artista olandese Germain Kruip (a Maasmechelen, raggiungibile solo a piedi o in bicicletta partendo dalla piazza del villaggio di Leur) è un omaggio poetico e sonoro ai traghetti che un tempo attraversavano la Mosa, fiume di collegamento e ponte culturale. Fino agli anni Cinquanta un traghetto collegava le due sponde, tra Meeswijk e Urmond, che condividevano storia e tradizioni comuni. Reflection è la prima scultura sonora permanente di Germaine Kruip in uno spazio pubblico, ma anche la più grande realizzata finora. Consiste in un’asta verticale lunga cinque metri, realizzata in ottone, sospesa tra due pali alti dieci metri, distanti 32 metri l’uno dall’altro.

La canna, in una lega di ottone unica creata per questa opera, è stata realizzata da Thein Brass, una rinomata officina di Brema di strumenti musicali. L’accordatura è stata eseguita utilizzando colpi di martello, fuoco e acqua. Colpita dai visitatori emette un tono meditativo che si propaga sull’acqua come l’eco della campana che un tempo annunciava il traghetto. Due panchine in granito nero, dove ne erano già presenti un paio, invitano alla sosta e alla contemplazione. Il design minimalista garantiscono un’integrazione discreta con il paesaggio circostante.

Fin dall’inizio l’artista ha lavorato a stretto contatto con un gruppo di lavoro locale di Maasmechelen e fatto passeggiate e gite in bicicletta condivise, esplorando il tratto del RivierPark Maasvallei dove è stata collocata l’opera. Il collegamento tra le due sponde, che un tempo era affidato a un traghetto, ora è sonoro.
Reflection è un’opera d’arte da suonare. Le sue vibrazioni, udibili anche sull’altra riva, possono essere attivate con un apposito strumento a percussione o altri oggetti. Il suono è ogni volta diverso, si adatta all’ambiente, per esempio al vento. L’opera induce la calma e la connessione con il luogo.

È stato un piacere ascoltare Germain Kruip che ci ha spiegato la genesi della sua opera: ha presentato alla commissione il suo metodo di lavoro, non un progetto fisico, è stato un “viaggio” condiviso con la gente del posto, ha ascoltato le loro storie, ha iniziato a fare ricerche su quei luoghi, riflettendo sul fatto che la luce e il suono sono gli elementi con cui lavora. Così ha raccontato: “Volevo creare qualcosa di trasparente. Qualcosa che si dissolve quasi nel paesaggio e non si impone, perché c’è già tanta bellezza intorno e tu non vuoi disturbarla”.
Future Fossil – Koen Vanmechelen
Dilsen-Stokkem. In un paesaggio tra acqua e cielo lungo il fiume Mosa, a Rotem, Koen Vanmechelen rappresenta il delicato equilibrio tra uomo e natura attraverso una scultura monumentale: Future Fossil (inaugurata il 31 maggio 2026). L’artista belga lavora presso LABIOMISTA, ha il suo studio a Genk e ha realizzato numerosi progetti internazionali. La sua pratica artistica si basa sull’ibridazione, esplora le intersezioni tra arte, scienza, filosofia e comunità. Oltre 20 anni fa sosteneva l’importanza di realizzare opere d’arte pubblica lungo le piste ciclabili.

La strada qui divide la natura dalla civilizzazione e il problema qui è l’acqua, ma anche nelle altri parti del mondo. Anche il castoro lotta contro l’acqua e, allo stesso tempo, anche noi lottiamo contro il castoro. Koen racconta: “Quando ero bambino vedevo in televisione come le persone combattevano contro l’acqua e mettevano tutti quei sacchi di sabbia, eppure è ancora così”.

Questo albero rappresenta la forza, la sopravvivenza, la natura e la lotta. Sta sui vecchi sacchi di sabbia, un tempo impilati per resistere alla forza dell’acqua, oggi parzialmente assorbiti dalla terra e dalle radici. Barriere come quelle del castoro con cui condividiamo lo stesso ambiente. Sopra sta un salice carbonizzato, una specie caratteristica di questo territorio. Sul suo tronco i segni del castoro. La zona in alto è la speranza perché la vita non morirà mai, ricomincerà sempre ed è per questo che ci sono alcune piccole foglie.

Occorre trovare il giusto equilibrio. Non dobbiamo alterare la natura ma amarla. L’artista aggiunge: “Questo è il rapporto che le persone qui hanno con l’acqua e probabilmente anche con il castoro”. In cima un uovo, simbolo di speranza, rinascita e futuro. Koen: “L’opera parla di come l’uomo, l’animale e il fiume imparano a convivere”. L’uomo e il castoro sono speculari: entrambi cercano di domare l’acqua, stabilire confini e plasmare il proprio habitat.

Future Fossil riesce a connettere arte, natura, scienza e comunità, sembra sorgere dal luogo stesso. Forse un giorno verrà ritrovata come un fossile. L’artista ha tratto ispirazione dal paesaggio e dalle storie della comunità locale dialogando con i residenti che hanno perseverato nell’abitare questa zona nonostante il pericolo delle inondazioni e questa opera esprime il loro legame con il fiume.
L’opera si trova lungo la rete di piste ciclabili del Limburgo e sul sentiero escursionistico a lunga percorrenza del Parco fluviale della Mosa.
Echoes of a Landscape – Adrien Tirtiaux
L’artista belga Adrien Tirtiaux costruisce un ponte tra il passato e il futuro di Maaseik. Tre campanili di chiese circostanti diventano protagonisti della sua opera, reinterpretati con nuove posizioni, funzioni e materiali. A Maaseik, il centro storico e il fiume Mosa sono separati. È possibile godere di ampie vedute su tre importanti punti di riferimento: la Chiesa di Sant’Anna ad Aldeneik, la Chiesa di Santa Caterina a Maaseik e la Chiesa di San Giacomo Maggiore nella città olandese di Roosteren. Queste tre sagome sono alla base della sua opera che risuona come una loro eco.

Per la selezione sono stati invitati tre artisti per presentare il loro lavoro al gruppo locale dei residenti, per visitare il sito, per presentare il portfolio, per condividere le loro impressioni e il loro modo di lavorare. È stato scelto Adrien. La scelta del luogo è stata più complessa a causa dei diversi cantieri in programma.

La guglia di Aldeneik in cemento (alta sei metri) è capovolta, quasi un ludico riferimento all’antica attività di estrazione nella zona della ghiaia, che è anche un componente della scultura. Al suo interno si trova un lucernario che invita i visitatori a guardare il cielo isolandosi dall’ambiente circostante. La sua controparte (ispirata alla guglia di Maaseik) lunga dieci metri è realizzata con mattoni ricavati dall’argilla del fiume Mosa e funge da piattaforma. Maaseik vantava un’importante industria dei mattoni, e questa tradizione è importante ancora oggi.
La terza guglia (rappresenta Roosteren) ha la forma di un gigantesco megafono puntato verso i Paesi Bassi ed è il simbolo di connessione transfrontaliera. L’uso dell’acciaio rinvia al patrimonio industriale di Liegi, situata non molto distante lungo la Mosa.

Moeder! Oui dream till the end – Laure Prouvost
Mamma! Sì, sogna fino alla fine è una delle opere più affascinanti del progetto perché Laure Prouvost ha deciso di immergerla direttamente nel fiume. L’artista – che vive e lavora tra Anversa e Londra ed è vincitrice di molti premi – ha rappresentato la Francia alla 58ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia (2019).
Nell’estremo nord-est di Kinrooi si estende un vasto lago di ghiaia, creato da una bonifica, oggi luogo di relax. Qui è collocata la monumentale scultura, lunga sei metri, che è un’interpretazione artistica di Madre Mosa, il fiume che per secoli ha portato fertilità e prosperità a questa regione. Per questo motivo, nella lingua locale, viene affettuosamente chiamato “Madre Mosa”.

Il progetto è partito con sei mesi di incontri con il gruppo di residenti e sopralluoghi. Ha richiesto un intenso processo produttivo di un anno e mezzo, in collaborazione con laboratori artigianali specializzati in bronzo.
Prouvost raffigura Madre Mosa come una figura ibrida: metà donna, metà creatura sottomarina, con un ventre gravido, braccia tentacolari e uccelli di bronzo che nidificano sulle sue braccia. La ghiaia rimanda al passato minerario e la figura con un tentacolo pianta una bandiera con la scritta “Si, sogna fino alla fine” nella montagna di ghiaia. La bandiera resta visibile anche quando il lago si allaga con l’alta marea.

Questo luogo si trova vicino al confine del Belgio, un punto dove natura, storia e paesaggi convergono. Prouvost, originaria della zona di confine franco-belga, gioca anche con il multilinguismo nelle sue opere. La bandiera vuole esprimere la speranza che continuiamo a sognare insieme – fino alla fine.
Quella che è immersa nell’acqua è un ibrido, un polpo, una piovra quasi umana. Si tratta di un tema ricorrente nell’opera dell’artista. Un polpo pensa attraverso le sensazioni. È un invito a empatizzare con le altre creature.

Per la realizzazione l’artista ha realizzato vari disegni e poi un piccolo modello in argilla che ha plasmato a mano. Questo è stato stampato in 3D, scansionato e poi stampato in scala 1:1 in polistirolo. Anche i particolari sono stati realizzati in bronzo. Per la sua collocazione è stato necessario costrire una specie di diga temporanea per prosciugare l’acqua e posizionare la scultura. L’opera sarà visibile per circa nove mesi l’anno.

Qualche mese fa, l’acqua si è alzata di oltre due metri e mezzo, tanto che si vedeva solo la bandiera sventolare sopra la sua superficie. L’opera è stata accolta con entusiasmo dalla gente del posto.

Womb of Time – Jennifer Tee (in corso di realizzazione)
Il progetto Womb of Time (Il Grembo del Tempo) di Jennifer Tee sta prendendo forma presso la tenuta del castello di Vilain XIIII (Leut). Questa è l’opera conclusiva del progetto Art on the Meuse. Presso la tenuta del castello di Vilain XIIII l’artista sta sviluppando una scultura in mattoni che intreccia natura, storia e memoria. Non si può prescindere da un contesto così ricco di storia e caratterizzato da una vegetazione particolare. Jennifer Tee ha selezionato, durante la sua esplorazione della tenuta, foglie di diversi alberi, incorporandone le impronte nei mattoni. La scultura reca al suo interno le impronte del luogo dove sorge.

Il risultato è un’opera che racchiude forme organiche, materia e tempo. Una scultura che incorpora la storia del luogo. In passato nella tenuta sorgeva un reparto maternità, ancora vivo nel ricordo di molti. Incorporando nell’opera mattoni provenienti da quel vecchio reparto maternità l’artista collega il passato del sito con il suo futuro.

Adinda Van Geystelen, Direttrice Generale e Artistica di Z33 – Casa per l’Arte Contemporanea, il Design e l’Architettura, ha dichiarato: “Nell’opera di Jennifer Tee, il paesaggio respira: le foglie diventano mattoni, il tempo diventa tangibile. Trasforma le foglie in una sorta di bussola: ci indicano ciò che rimane, ciò che scompare e ciò che ricomincia.”
Con questa opera il programma di Art on the Meuse sarà completo.
Art on the Meuse è un’iniziativa di Z33, Casa per l’Arte Contemporanea, il Design e l’Architettura (Hasselt) e della Regione del Territorio Kempen & Maasland. Il progetto è sostenuto dalle Fiandre, in particolare da Tourism Flanders e dal Fondo per le Infrastrutture Culturali (FoCI), e dai cinque comuni fiamminghi della Mosa (Kinrooi, Maaseik, Dilsen-Stokkem, Maasmechelen e Lanaken). Art on the Meuse è realizzato in collaborazione con numerosi protagonisti attivi nella valle della Mosa.
Invited by Z33, House for Contemporary Art, il Design & l’Architecture and Regional Landscape Kempen & Maasland
Informazioni
Z33, Casa per l’Arte Contemporanea, il Design e l’Architettura