Le Alchimiste di Anselm Kiefer, 42 teleri nella spettacolare Sala delle Cariatidi
Milano, a Palazzo Reale l’opera dedicata alle donne che con l’alchimia hanno contribuito alla nascita della scienza moderna
Le Alchimiste è la nuova magica mostra di Anselm Kiefer, che ci ha già stupito con i suoi Angeli caduti, un poema epico immersivo. A Milano è possibile ammirare le sue opere, in mostra fino al 27 settembre 2026, nella Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale. Ex Sala degli Specchi, 46 metri di lunghezza e 17 di larghezza, progettata (1774 – 1778) dall’architetto Giuseppe Piermarini, allievo apprezzatissimo di Vanvitelli, e fortemente voluta da Ferdinando d’Asburgo-Lorena, figlio di Maria Teresa d’Austria.

Le Cariatidi oggi si presentano ferite a causa del crollo del soffitto, dopo l’incendio seguito al bombardamento aereo degli alleati del 1943. Sul soffitto era dipinta l’Apoteosi di Ferdinando I di Francesco Hayez del 1838. Una testimonianza ulteriore che le guerre portano solo distruzione. Sono state le 42 Cariatidi mutilate dello scultore parmense Gaetano Callani ad attrarre l’attenzione di Kiefer.

L’accostamento tra processo alchemico e creativo è immediato per Kiefer: “Putrefactio = decisio. È obbligatorio separare, come si separa il metallo dal minerale lasciando la roccia sterile”. Si passa dalla nigredo (il caos, la materia, l’oscurità) all’oro (trasmutazione, luce). Ma chi sono queste Alchimiste: eroine o streghe? Angeli o demoni? Certamente sono per la maggior parte sconosciute a molti. Donne, madri, simboli di trasformazione e rigenerazione ma spesso interdette dall’ambito dei saperi e della scienza ad appannaggio degli uomini.

Costrette ad abiurare e/o a travestirsi da uomo per evitare condanne per stregoneria, hanno svolto un ruolo importante in una letteratura proto-scientifica utile allo sviluppo della chimica, della botanica, della farmacopea e dell’astronomia, grazie alla loro conoscenza quotidiana ed empatica della natura con cui interagivano normalmente. Oggi è la pittura, che grazie a Kiefer, le Alchimiste escono dall’oblio e viene loro restituito un nome, un volto, un corpo e un luogo. È il demiurgo, l’artista, a farle uscire dall’anonimato, a restituire loro la vita, dandole forma. L’opus, che sembra compiersi davanti ai nostri occhi, rende immortale la materia trasmutata.

Così incontriamo Caterina Sforza, signora di Imola e contessa di Forlì, i suoi Experimenti andavano dalla cura del corpo alla medicina. Moglie di Girolamo Riario, nipote di Sisto IV; quando lui fu ucciso (1488) lei prese il potere in nome dei figli. Raccolse per tutta la vita le ricette, oltre quattrocento, di medicamenti e di cosmesi. Dal suo matrimonio con Giovanni de’ Medici nacque Giovani dalle Bande Nere, a cui lasciò l’Opus, un manoscritto che fu affidato da quest’ultimo alla cura dei Medici. Machiavelli la descrisse come donna audace e di potere.

Cristina di Svezia, famosa per essere una bibliofila, era esperta d’ermetismo e alchimia. Mentre Isabella d’Aragona, in una caduta a gambe levate sembra essere schiacciata dal peso della pietra filosofale, fu una grande esperta più di cosmesi.
Martine de Bertereau si dedicò all’ingegneria mineraria, esperta d’ermetismo, rabdomante, morì in prigione sospettata di negromanzia. In una sua supplica al cardinale Richelieu racconta come l’alchimia pratica è rappresentata come attività complementare della tecnologia mineraria. Per questo lei e il marito furono accusati di partecipare a pratiche occulte.

Dal ventre di Madame d’Orbelin spunta un ramo, promessa di un parto alchemico. Nelle sue tre lettere a Benjamin Franklin rivendicava la “fissazione del mercurio”, ovvero la sua capacità di renderlo solido e morbido.
Sophie Brahe, cultrice di astronomia, giardini e botanica, alza sopra il capo un pesante crogiolo dove fonde l’oro. Se l’oro, accendendo e illumina la zone superiore dei teleri, evoca un passato mitico (l’età dell’oro) e la tradizione, la contemporaneità è rappresentata dalla materialità della zona inferiore.

Isabella d’Aragona (figlia di Alfonso II d’Aragona, re di Napoli, e di Ippolita Maria Sforza) sposò Gian Galeazzo Sforza (1489). Dopo la morte del marito si stabilì a Bari. Nel Ricettario galante del principio del secolo XVI è citata un'”Acqua da visto perfettissima usata dalla Ill.ma Signora Isabella, Duchessa di Milano”, che veniva usata come tonico. Mentre Mary Anne Atwood rappresentava la versione spirituale, come rigenerazione interiore, dell’alchimia. Pubblicò (1850), in modo anonimo, una dissertazione sui più famosi filosofi alchimisti. L’alchimia doveva essere praticata solo da persone moralmente qualificate.

Invece uno dei libri di segreti del Rinascimento più famosi, I secreti della signora Isabella Cortese ne’ quali si contengon cose minerali, medicinali, arteficiose e alchimistiche (Venezia, 1561), è attribuito a una scrittrice che con ogni probabilità è soltanto uno pseudonimo. “Segreti” – raffinazioni, distillazioni, colori e tinture – provati da trenta anni di pratica da tale Isabella Cortese. La figlia di Cristiano III di Danimarca e moglie di Augusto di Sassonia, Anna, Kurfürstin von Sachsen, si circondò di una rete di speziali, medici e aveva un laboratorio di distillazione, sublimazione e calcinazione. Alla corte di Sassonia c’erano forni alchemici e strumenti di laboratorio. Anna testava, confrontava e conservava elenchi di oli, elisir e acque.

Blanche von Navarra fu regina di Francia, sposò il 1350 Filippo VI di Valois che morì nell’agosto dello stesso anno. Ma Bianca partorì una figlia, Giovanna di Francia. Ritiratasi nei suoi possedimenti vedovili continuò il suo lavoro di mediazione tra la corte francese e il fratello Carlo II di Navarra. Era celebrata con il soprannome di Belle Sagesse.

Insieme a Maria la Giudea, a Kleopatra si attribuisce un ruolo autoriale nella tradizione alchemica. Il suo nome è associato a ricette, brevi trattati sulla trasmutazione e la fabbricazione dell’oro. La sua Chrysopoeia (copia bizantina conservata alla Marciana di Venezia) è famosa per l’iconografia dell’ouroboros (il serpente che si morde la coda), accompagnato dalla scritta in greco ‘l’uno è il tutto’.
Le donne principio di creatività, motori di trasformazioni sono qui esaltate da un materia che si fa arte, che si trasforma sotto i nostri occhi, che diventa oro. Le fonti delle Alchimiste di Kiefer sono tratte dalla lettura di testi.

Queste donne silenziate dalla dannatio memoriae, occultate da un potere maschile, ma che hanno anticipato con le loro competenze le nuove scienze: la chimica, la botanica, l’astronomia, ora riemergono dall’oscurità, dal caos e si fanno luce e oro. Il gioco degli specchi della Sala delle Cariatidi moltiplica e amplifica queste Alchimiste facendoci sentire in soggezione e ammirazione. Gli stessi cromatismi dei teleri sono l’esito di processi vitali: ossidazioni, combustione, elettrolisi, sedimenti, chimica lenta che scrive sul supporto e lo trasforma. Ma le ricerche di queste donne, le trasmutazioni, gli esperimenti, le pratiche per curare sono state identificate come stregoneria.

Per questo spesso le Alchimiste sono state torturate, processate e mandate al rogo. Come la madre di Keplero che, processata per stregoneria, fu assolta grazie all’intervento del figlio. Troppo spesso negate, perseguitate, silenziate hanno comunque contribuito a trasformare il mondo. L‘opus mulierum si è realizzato in passato mantenendo unite teorie e pratica, natura e tecnica. Il catalogo di Marsilio Arte è un ulteriore elemento di pregio dell’esposizione.
La mostra è promossa dal Comune di Milano-Cultura e prodotta da Palazzo Reale e Marsilio Arte, con il contributo di Gagosian e Galleria Lia Rumma. Kiefer. Le Alchimiste rientra nell’ambito dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026.
Informazioni
Palazzo Reale
Piazza del Duomo, 12 – Milano
Periodo fino al 27 settembre 2026
T: +39 02 884 45 181 (lun-ven dalle 9 alle 16)
E: c.mostre@comune.milano.it
Orari: Da martedì a domenica ore 10 -19:30; Giovedì chiusura alle 22:30.
Ultimo ingresso un’ora prima della chiusura. Lunedì chiuso.
Telefono: Call Center Vivaticket +39 02 91446111
lun–ven 09.00–18.00 – sabato 09.00–13.00
Biglietti: open € 17; Biglietto data fissa: € 15; Ridotto: da € 13 a € 10
Bell’articolo, complimenti
Grazie per l’apprezzamento, è stato facile, una gran bella mostra. Kiefer ha omaggiato le donne, facendole emergere dall’oscurità, e replicato un 8 marzo ogni giorno per tutta la durata della mostra. #davedere