Michael, un cine-concerto vibrante di energia ed emozione

Michael, un cine-concerto vibrante di energia ed emozione

Il biopic su Michael Jackson, dopo aver conquistato Berlino, è arrivato in sala

Il produttore di Bohemian Rhapsody Graham King (premio Oscar®, Miglior film per The Departed – Il bene e il male, 2006) è artefice di un altro successo con Michael, un film musicale per un pubblico trasversale: “Nessuno è mai riuscito a unire così tante persone diverse attraverso la musica come Michael. Abbiamo preso a cuore quest’idea. Inoltre, c’è anche un’intera nuova generazione che non ha mai avuto la possibilità di vederlo esibirsi dal vivo. Ed è proprio questo che ci ha spinto a riportare in vita i suoi momenti più iconici con tutta la portata, la grandiosità e l’amore che Michael metteva in tutto ciò che faceva”.

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Director Antoine Fuqua and Juliano Krue Valdi as Young MJ in Michael. Photo Credit: Glen Wilson/Lionsgate

Il film racconta la storia della vita di Michael Jackson (1958 – 2009) e non solo della sua musica. Dall’emergere del suo talento come leader dei Jackson Five fino a diventare un artista visionario con un’ambizione creativa particolarmente sviluppata che l’ha fatto diventare uno dei più grandi e ricchi performer del mondo. La sequenza delle sue più iconiche esibizioni sul palco, ricostruite benissimo, pongono lo spettatore in prima fila, come fosse presente ai suoi concerti. Forse le case produttrici avrebbero potuto osare nel togliere poltrone al cinema, o programmare alcune proiezioni in uno stadio, per permettere agli spettatori di ballare alle irresistibili canzoni del performer.

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Dagli inizi con i suoi fratelli, tutti sottomessi a un padre-padrone, alla sua carriera da solista. Era un mix di voce, suono e spettacolo. Riusciva a contagiare il pubblico con quella scarica di energia positiva. Da bambino prodigio, come il padre avrebbe voluto che fossero tutti i suoi figli, è diventato il re del pop.

Seguiamo nel film il travagliato lancio della carriera da solista del cantante. Cerca di difendere la sua visione creativa a tutti i costi, anche a dispetto del padre che in lui vedeva una fabbrica di soldi. Da una parte lotta contro se stesso, diverso da come la famiglia l’avrebbe voluto, dall’altra contro i pregiudizi e la disuguaglianza. Solo sul palco donava e si caricava di energia.

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Jaafar Jackson as Michael Jackson in Michael. Photo Credit: Glen Wilson/Lionsgate

Molti i protagonisti già noti di questo film: la sceneggiatura del tre volte candidato all’Oscar® John Logan (Il gladiatore, The Aviator), la produzione è del vincitore dell’Oscar® Graham King (The Departed – Il bene e il male, Bohemian Rhapsody) e la regia è di Antoine Fuqua (Training Day, King Arthur, Attacco al potere – Olympus Has Fallen). La vera rivelazione è il debutto di Jaafar Jackson, che interpreta suo zio in modo strabiliante. Si è preparato per due anni, ballando ogni giorno e vedendo tutti i filmati. Anche Colman Domingo (in corsa per le nomination ai premi come miglior attore non protagonista) non è stato da meno.

La musica, i movimenti, lo stile e le movenze di Michael hanno significato molto per persone di ogni estrazione sociale e provenienza. “Ciò che rendeva Michael unico era la sua capacità di immaginazione. Vedeva oltre ciò che vede la maggior parte delle persone”, afferma Fuqua, e aggiunge: “Ciò che ti trascina nel mondo di Michael è l’assoluta autenticità di Jaafar”. Michael diceva spesso: “Studia i grandi e diventa ancora più grande”. Riuscì a vendere 1 milione di biglietti in meno di tre ore per This is it, suo ultimo concerto dal vivo.

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Graham King conosceva la famiglia Jackson dal 1981 ed era da sempre un fan di Michael. La sceneggiatura si è concentrata sugli anni della sua formazione, da enfant prodige del palcoscenico a ragazzo in cerca della sua affermazione. I rapporti familiari sono al centro del film.
Quella di Jaafar Jackson non era una scelta poi così scontata. Era un cantante affermato ma non aveva mai recitato prima e non era un ballerino professionista. Nessuno poteva prevedere cosa sarebbe accaduto davanti alla telecamera. Non ultimo Jaafar sembrava possedere l’instancabile etica del lavoro di Michael. Da bambino era ossessionato da lui. L’immensa capacità di Michael di incantare le grandi folle ha ridefinito per sempre le aspettative dei concerti dal vivo.

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Un’autentica emozione è riascoltare Thriller, Billie Jean e Beat It, vederle rianimarsi sotto i passi di Jaafar Jackson. Le canzoni di Michael sono state la colonna sonora dell’adolescenza del regista. Nel 1983 Michael sconvolse il mondo musicale con il video di Beat It, il terzo singolo tratto da Thriller, vinse un Grammy come Disco dell’anno. Beat It è la storia di una pace conquistata tra bande di strada. Le riprese si svolsero a Los Angeles, con veri membri di gang Crips e Bloods come comparse.

Fuqua, il regista ha precisato: “Naturalmente, la casa di produzione pensava che fosse pazzo a includerli nel suo video, ma lui l’ha fatto lo stesso, e siccome si trattava di Michael, tutti i membri della gang si sono presentati comportandosi con rispetto”. Michael continuò a produrre una serie di video cinematografici, degli ipnotici cortometraggi.

Thriller di John Landis è il suo mini-film horror di 14 minuti ricco di umorismo, effetti speciali e mostri danzanti. Riuscì a creare un video che la gente ha guardato più volte. Il punto di forza del film è la musica del re del pop in grado di scuotere i corpi e il suo limite è quello di essere una versione celebrativa del performer che lascia fuori le zone d’ombra che hanno arricchito le cronache del tempo. Una versione spettacolare di Michael da cui è assente quella più problematica. Non a caso il film si ferma agli dei suoi successi non sfiorando gli anni Novanta.

Michael – Voto 7,5 (max 10)

Informazioni

Universal Pictures

Antonella Cecconi

Viaggi-cultura dipendente. Amo raccontare luoghi, persone, arte e culture. Innamorata dell'orizzonte non potrei vivere senza nuove destinazioni, arte, mare e la mia porta per l'altrove: i libri. I regali più graditi: un biglietto per un viaggio o un libro. Segni distintivi: una prenotazione in tasca, un libro nell'altra e un trolley accanto al letto. antonella@nomadeculturale.it

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