Willem de Kooning e l’Italia
Una grande mostra di opere di Willem de Kooning alle Gallerie dell’Accademia di Venezia, fino al 15 settembre
Venezia. La mostra è il primo progetto espositivo che approfondisce i due periodi che Willem de Kooning (Rotterdam, 1904 – New York, 1997) ha trascorso in Italia, nel 1959 – ormai artista di successo (aveva raggiunto finalmente una stabilità economica) – e nel 1969, quando si accosta alla scultura.
Il primo viaggio a Venezia e a Roma era durato meno di una settimana, ma l’artista rimasto affascinato dalla capitale vi torna poco dopo: “New York, che mi era sembrata così grandiosa dopo Roma mi sembrava angusta”, dichiara nel corso di un’intervista in Italia. A Roma si ferma per quasi quattro mesi. Ritorna in Italia solo dieci anni dopo, nell’estate del 1969, invitato a presentare i suoi disegni al Festival dei Due Mondi di Spoleto. Ma trascorre la maggior parte del tempo a Roma.

Questa mostra è il tentativo di comprendere meglio l’impatto dei due viaggi dell’artista in Italia e l’influenza che l’arte e la cultura italiana hanno avuto nell’evoluzione artistica di de Kooning. Le 75 opere esposte la rendono la più grande retrospettiva dell’artista mai organizzata in Italia.
Presenti in occasione dell’apertura della mostra il curatore Gary Garrells, Lisa Dennison (presidente di Sotheby’s America) e Amy Schichtel (direttrice della Fondazione Willem de Kooning).

Lisa Dennison ha sottolineato come: “ogni singola opera in mostra abbia un significato in relazione a quei viaggi [dell’artista] in Europa”. Amy Schichtel ha evidenziato come sia stato importante avere come curatori un americano; Gary Garrells, e un italiano, Mario Codognato. Gary Garrells ha precisato come la scultura sia stata il punto di partenza per la mostra e costituisce una sorta di fulcro centrale dell’esposizione.
Le opere sono distribuite in sette sale, tra cui due piccole gallerie per i disegni e una piccola galleria per alcuni precedenti storici.

Willem de Kooning – espressionista astratto, esponente dell’action painting e della Scuola di New York – compie il suo primo viaggio in Europa (1959) arrivando a Venezia. In occasione del secondo viaggio trascorre quattro mesi a Roma dove realizza una serie di disegni in bianco e nero. Di questi sono in mostra sei esemplari. Si tratta di una selezione dei grandi e suggestivi disegni Black and White Rome che de Kooning realizza durante il suo primo lungo soggiorno romano nel 1959. In una sala sono esposti disegni degli anni Sessanta e Settanta che riflettono l’interesse di dell’artista per la frammentazione, la torsione e la sospensione del corpo.

Quelli di de Kooning non sono disegni preparatori per dipinti, come accade per molti artisti, ma sono per lui un’opera d’arte a sé stante Alcuni disegni in mostra possono essere messi in relazione coi dipinti e le sculture del percorso espositivo: Ciò attesta come tutto il lavoro dell’artista sia interconnesso malgrado i diversi mezzi espressivi usati.
Nonostante lo studio degli antichi maestri de Kooning rimane un artista laico. La sua Crocifissione è in qualche modo un’eccezione. Lui stesso in un’intervista racconta che era un soggetto che non si sentiva di poter affrontare: “… non riuscivo a sostenere il pathos di un uomo appeso alla croce. Potevo farne degli schizzi, ma niente di più”. Questo spiega l’assenza di immagini religiose nel suo lavoro.

Quando a gennaio 1960 l’artista ritorna a New York realizza quattro dipinti astratti che rivelano, soprattutto nella loro luminosità e struttura di più ampio respiro, l’influenza del periodo trascorso in Italia. In mostra sono visibili tre dipinti che non sono mai stati esposti insieme. Per la prima volta si vedono accostati Door to the River, A Tree in Naples e Villa Borghese. Sono tre dei noti Pastoral Landscapes, dipinti a New York nel 1960 dove è evidente il ricordo del suo viaggio in Italia. Il cambiamento nella sua pittura è evidente: i colori sono più luminosi, l’atmosfera è più aperta e solare. I colori della tavolozza evocano splendidamente le località dei titoli.

In A Tree in Naples de Kooning usa soltanto poche pennellate grossolane che evocano le cromie presenti in natura. In Villa Borghese, del 1960, le ampie zone di colore evocano suggestioni naturalistiche: il giallo per la luce solare, il blu per il cielo e l’acqua, le diverse tonalità di verdi per l’erba, le piante e gli alberi.
Diversamente dall’astrattismo di artisti a lui contemporanei le astrazioni di de Kooning sono spesso, come le opere in questa mostra, messe in relazione a figure, oggetti o luoghi.

L’attenta e sensibile curatela ha riunito nella mostra tutte le espressioni artistiche di de Kooning non trascurando la scultura, forse la sua meno considerata forma d’arte. In occasione del suo soggiorno spoletino l’artista incontra, in un caffè di Trastevere, un amico di New York, lo scultore Herzl Emanuel che, avendo una piccola fonderia di bronzo in città, lo invita a visitarla e a provare a lavorare l’argilla.
A seguito di questo invito de Kooning realizza 13 piccole figure che saranno poi fuse in bronzo.
In mostra anche questi tredici piccoli bronzi che sono il risultato dei suoi primi esperimenti con la creta che, una volta tornato a New York, lo stimoleranno a produrre sculture. In questi bronzi non si distingue più il gesto che sembra perdersi nella materia che sembra fangosa.

Nel 1971, tornato a casa a East Hampton, de Kooning inizia a lavorare come scultore, e per i successivi tre anni, si concentra sulla produzione di grandi bronzi, grazie anche alla collaborazione con lo scultore David Christian, suo assistente. La scomposizione della forma, che permette la scultura, ha un corrispettivo espressivo nei dipinti astratti della metà e della fine degli anni Settanta, tra le opere più complesse e affascinanti dell’artista. In queste le forme scomposte sembrano inghiottite dal turbinio della composizione.

Dal 1963 l’artista trasferisce casa e studio a Long Island, dove vive fino alla sua morte (1997). La luce e l’acqua del litorale, che evocano i paesaggi ammirati in Italia, esplodono in un gruppo di astrazioni che, per le loro tonalità, potremmo definire vagamente naturalistiche. Per esempio in Screams of Children Come from Seagulls (1975) con un blu brillante che richiama il mare e una luce quasi solare.
Per de Kooning non c’era un metodo di lavoro prestabilito, quanto un processo continuo di osservazione e scoperta.

Nel periodo romano l’artista si confronta con l’arte classica e con il lavoro degli artisti italiani contemporanei. Proprio questi contatti stimolano la sua creatività che si esprime attraverso la produzione di una notevole quantità di opere in bianco e nero su carta, in cui sperimenta diversi metodi. Nelle chiese di Roma si confronta con le torsioni dinamiche del Barocco che si ritrovano nei suoi dipinti. Tutto il percorso artistico di Willem de Kooning si distingue per il suo oscillare tra astrazione e figurazione e contaminazione tra le due.

Il percorso si chiude con una selezione degli ultimi dipinti di de Kooning degli anni Ottanta. In questi dipinti i riferimenti figurativi sono minimi, caratterizzati da tonalità sul bianco, da fasce e superfici di colore brillante. Sono tra le opere più interessanti dell’artista.
Informazioni
Gallerie dell’Accademia
Campo della Carità, Dorsoduro 1050, Venezia
Biglietti
Orari: Lunedì: dalle 8.15 alle 14.00
La vendita dei biglietti termina alle ore 13.00
Da Martedì a Domenica: dalle 8.15 alle 19.15
La vendita dei biglietti termina alle ore 18.15
Acquisto e prenotazione biglietti via telefono:
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