The Mandalorian and Grogu
Un film con gli schemi della serie tv
The Mandalorian and Grogu, il nuovo lungometraggio di Jon Favreau, non riesce ad uscire dagli schemi della serie tv e dal fan service. Nel periodo post-Lucas sentiamo la nostalgia di una saga, Star Wars, che ha fondato il suo successo sull’eccezionalità e sulle uscite programmate dei vari capitoli, aspetti venuti meno con le serie tv, seppur di successo, su Disney Plus.

La più fortunata è sicuramente The Mandalorian, tre stagioni ambientate nel periodo compreso tra Il ritorno dello Jedi e la trilogia sequel, incentrate su Din Djarin, un cacciatore di taglie che opera oltre i confini della Nuova Repubblica.

Il regista Jon Favreau, nonchè ideatore della serie, ha dichiarato: “Per me è un onore che continua. Generazioni di registi sono cresciute con Star Wars. George Lucas è stato il nostro maestro: il nostro, cavaliere Jedi, mi viene da dire. Qui poi, al centro della storia, c’è la relazione padre-figlio adottivo, che ho trovato simbolicamente molto interessante.”

Per strizzare l’occhio anche ai più piccoli, ci viene richiesto subito di immedesimarci con il baby yoda Grogu. In un primo momento gli viene insegnato dal Mando a riparare la navicella e a mettersi la cintura di sicurezza. Pochi momenti dopo sarà lui a doversi prendere cure del suo “papà” con una assoluta dedizione dopo una ferita, con un veleno quasi letale, di un mostro marino affrontato poco prima.

La sensazione è che il film sia pensato come intrattenimento per tutti, dai piccoli ai genitori appassionati di Guerre Stellari. Comunque il film grazie agli effetti speciali e alla bravura degli attori rimane piacevole e scorrevole. Un plauso va al protagonista Pedro Pascal, di cui però non si vede quasi mai il volto. Infatti il suo personaggio non può lasciar trapelare la sua identità e la sua maschera sembra quasi riuscire a essere espressiva.

La pellicola non riesce a raggiungere il livello degli episodi originali in quanto rimane ancorata alle caratteristiche della serie tv. Un capitolo più lungo in cui, anche senza saper parlare, la tenerezza del “compagno” Grogu salverà il mondo.

Una simpatica curiosità è la voce prestata di Martin Scorsese, un cuoco di strada, un Ardenniano a quattro braccia che gestisce un punto di ristoro informale su una luna di Shakari. Pur mostrando inizialmente riluttanza a essere coinvolto negli affari di Din Djarin e Grogu, finisce per fornire informazioni cruciali ai protagonisti.

Concludiamo con la risposta di Sigourney Weaver a cui è stato chiesto se la dolcezza di baby yoda l’abbia aiutata a conciliarsi con i “mostri” provenienti dallo spazio: “Non proprio. Però, voglio dire: anche solo a guardarli, ovviamente sceglierei Grogu rispetto agli xenomorfi di Alien. Ma anche se consideriamo tutte le saghe a cui ho partecipato: tra xenomorfi, Slimer di Ghostbusters e Grogu non c’è gara. Sceglierei sempre lui”.