Disclosure Day di Steven Spielberg, chi ha paura della verità?
La verità non appartiene al potere ma a otto miliardi di persone
Con Disclosure Day, distribuito da Universal Pictures, Steven Spielberg torna al grande cinema con un cast stellare. Disclosure Day è un film sull’empatia, la qualità che contraddistingue l’umanità dall’AI o dal potere. È un film sulla disinformazione e sulla ricerca della verità in una realtà in cui persone potenti hanno le leve per confondere il confine tra fatti e finzione. È un film sul diritto di tutti di conoscere la verità.

È un film ispirato ai thriller cospirativi degli anni Settanta, un road movie stile “corsa contro il tempo”, con furiosi inseguimenti d’auto e acrobazie mozzafiato. Il film parte subito in quinta marcia, così il regista: “Volevo che iniziasse fin dal primissimo fotogramma e si concludesse in un finale di 20 minuti che portasse tutti a un’epifania comune su ciò che sta accadendo nel mondo, su ciò che ci è stato nascosto e su ciò che ora sappiamo”.

Il soggetto del film è dello stesso Spielberg e la sceneggiatura è scritta da David Koepp, Disclosure Day ci interroga sulla presunta necessità di segretezza di misteri. Il film inchioda lo spettatore con un’azione dal ritmo incalzante. Esprime il fascino di Spielberg per quelli che chiama “i grandi ignoti del cosmo”, che risale alla sua infanzia e a un padre che lo introdusse sia alla fantascienza sia alla scienza rigorosa dell’astronomia.

Il thriller cospirativo in stile anni Settanta afferma David Koepp: “È uno dei miei generi preferiti” citando come punto di riferimento particolare il classico del 1975 del regista Sydney Pollack, I tre giorni del Condor, interpretato da Robert Redford e Faye Dunaway. “Sono film intensi che parlano essenzialmente della verità. C’è un personaggio che vuole dire la verità e c’è un insieme di interessi alleati che vuole fortemente impedire che ciò accada”.

Steven Spielberg ha dichiarato: “Pensavo certamente che questa storia avesse bisogno di un paio di motori a reazione agganciati sopra e che dovesse portare il pubblico in un viaggio che gli spettinasse i capelli”. Non è un sequel di Incontri ravvicinati, ma Disclosure Day si ricollega a questo per il tema trattato: i “fenomeni anomali non identificati” (o UAP Unidentified Anomalous Phenomena, il termine preferito oggi per gli UFO) e gli sforzi del governo per nascondere la verità al riguardo o per scoraggiare l’interesse nei suoi confronti.

È un film a più strati e solo superficialmente è un film di fantascienza. Tra Incontri ravvicinati e Disclosure Day sono intercorsi anni in cui abbiamo visto la rivelazione della verità di Edward Snowden o Julian Assange criminalizzata. Sullo sfondo una crisi geopolitica, molto simile a quella dei tempi nostri, che rischia di far scoppiare una guerra mondiale. Diventa così un thriller geopolitico e innesca il dibattito sulla trasparenza, autocrazia e democrazia, sul conflitto ideologico ed empatia, religione e scienza e l’uso e l’abuso della tecnologia. Tutti temi profondamente attuali. Un monito per tutti, quello di Suor Maura: “tu non hai perduto la fede in Dio, ma negli uomini”.

È un film anche sul “diverso”, sull’intolleranza. Solo attraverso l’empatia il diverso può essere accettato piuttosto che “alienato”, facendone un nemico. Proprio l’alieno, il diverso è il detonatore, l’elemento destabilizzante di un’umanità impaurita.
Spielberg ha già drammatizzato i pericoli e il prezzo della segretezza che soffoca la verità con il suo film (2017) candidato all’Oscar®: The Post, che ripercorreva gli sforzi dei giornalisti, negli anni Settanta, per pubblicare i “Pentagon Papers”. Una valutazione insabbiata sulla guerra del Vietnam condotta dal Dipartimento di Stato che riteneva come gli Stati Uniti avrebbero sicuramente fallito nel raggiungere i propri obiettivi nella regione.

Nel film ritroviamo tutti gli elementi di fantascienza che hanno ispirato Disclosure Day. Dalle leggende del mondo reale relative ai fenomeni legati agli UAP ai programmi di scienza di confine del governo: l’incidente di Roswell; i cerchi nel grano; i ricordi recuperati di incontri alieni; la ricerca della CIA sulla chiaroveggenza controllata (sorveglianza psichica); la sperimentazione militare con tecnologia aliena recuperata e molto altri…

Tra le sequenze memorabili quella del treno in cui il regista realizza un’idea che avrebbe voluto portare sullo schermo fin dai tempi di Duel (suo primo lungometraggio). Ma in quest’ultimo il treno passa e l’auto di Dennis Weaver non viene mai colpita. Mentre in Disclosure Day, afferma Spielberg, “ho potuto realizzare quello che volevo davvero fare con quella sequenza”.

Superba l’interpretazione di Noah Scanlon (Colin Firth, già premio Oscar®), l’autocratico capo della Wardex che crede che la conoscenza protetta dalla sua agenzia destabilizzerebbe la civiltà umana se resa pubblica. Il dott. Daniel Kellner, ben interpretato da Josh O’Connor, è il ricercatore arguto, audace e smarrito. Hugo Wakefield (Colman Domingo) tiene in perfetto e rischioso equilibrio la storia. La giornalista Margaret Fairchild è interpretata da una Emily Blunt che sfoggia un po’ troppe volte la sua espressione estatica e meravigliata. Bentornato a un cinema spettacolare e fortemente emotivo.
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