Tutto quello che resta di te, un film potente, necessario e didattico

Tutto quello che resta di te, un film potente, necessario e didattico

La storia di una famiglia e della Cisgiordania, al cinema dal 18 settembre e nelle scuole dal 25 settembre a richiesta

Presentato al Sundance Film Festival, Tutto quello che resta di te è un film potente che prende al cuore, necessario per non dimenticare il dolore degli sfollati, didattico per conoscere la storia dell’occupazione della Cisgiordania. Il film, già premiato, è stato diretto, scritto e recitato dalla regista Cherien Dabis.
Il lungometraggio inizia (1988) come una storia familiare ma va oltre raccontando, attraverso le vicende familiari di tre generazioni, la storia della Cisgiordania dal 1948 in poi. Un adolescente palestinese partecipa, con il fervore ed l’entusiasmo giovanili, alle proteste locali contro i soldati israeliani.

Tutto quello che resta di te

Improvvisamente la scena si blocca e la madre del ragazzo si rivolge allo spettatore, testimone, spesso distratto, dei capitoli bui del secolo scorso e di questi giorni. Inizia così a raccontare la storia di tre generazioni di una famiglia sradicata, a partire dal 1948, quando le organizzazioni paramilitari sioniste espulsero più di 700.000 palestinesi dalle loro case.

Non un brano di letteratura epica ma una realtà che supera l’immaginazione, la cronaca epica della lotta di questa famiglia per rimanere unita e preservare la propria dignità di fronte alle forze d’invasione israeliane. È la storia degli 80 anni, scritta sulla pelle, sull’anima e sul cuore dei palestinesi. Una storia che racconta e spiega il significato di “identità palestinese”, con equilibrio, e forti emozioni. Il film è, anche in parte, la storia della famiglia della regista e in questo risiede la sua forza di cronaca, storica ed emotiva.

Tutto quello che resta di te

Così racconta la regista: “Il mio primo ricordo del viaggio in Palestina per visitare il nostro villaggio natale risale a quando avevo otto anni. I soldati israeliani armati trattennero la mia famiglia al confine per 12 ore. Rovistarono tra il contenuto delle nostre valigie. Mio padre li affrontò quando ci ordinarono di spogliarci per essere perquisiti, comprese le mie sorelline di tre e un anno. I soldati gli urlarono contro. Ero terrorizzata che potessero uccidere mio padre. Ricordo ancora vividamente il viaggio in auto attraverso Gerusalemme dopo quel calvario e, sporgendo la testa dal finestrino, pensai: questo è ciò che significa essere palestinesi”.

Tutto quello che resta di te

Sullo sfondo la realtà più sfortunata dei più poveri rispetto a questa famiglia benestante: l’interminabile processione degli sfollati a piedi e carichi di ogni peso e della violenza subita da chi è rimasto.

Così racconta Cherien Dabis: “Eppure le mie esperienze, come palestinese-americana che vive principalmente nella diaspora, impallidiscono a confronto di quelle di chi vive in Palestina e delle generazioni che mi hanno preceduto. Mio padre è un rifugiato palestinese che ha vissuto gran parte della sua vita in esilio. Sono cresciuta ascoltando le sue storie, quelle della mia famiglia e della comunità che ancora vive lì, storie del 1948, del 1967 e delle Intifada. Le loro esperienze mi sono state trasmesse in modo così profondo ed emotivo che a volte sembrano essere parte dei miei ricordi”.

Resta d’obbligo porsi queste domande a cui è difficile dare una risposta: “Cosa succede quando il passato non è ancora passato? Come si guarisce da un trauma in corso o che non è stato riconosciuto? Che viene cancellato dalla coscienza del mondo?”.
L’approccio della regista è soprattutto personale e intimo: “Volevo aumentare l’empatia del mondo nei confronti delle persone che hanno sopportato così tanto. Così ho iniziato a pensare a come raccontare la nostra storia dalle origini e la storia del passaggio del trauma intergenerazionale dal 1948 a oggi”.

Tutto quello che resta di te

Il punto di vista del film è la storia di una terra raccontata attraverso gli occhi di tre generazioni di una famiglia costantemente in lotta. Scorre e si entra nell’intimità del rapporto tra nonno, padre e figlio. Rapporti che sono fatti anche di gioia e di amore.
Il film è una richiesta allo spettatore di non voltarsi da un’altra parte ma di affrontare la drammatica storia di una popolazione ancora massacrata. Solo riconoscendo i torti e la sofferenza che hanno causato si può ripartire, è lì che inizia la guarigione. All’arte, al cinema spetta la missione di ricostruire la storia per affrontare il presente, ispirare e immaginare un mondo migliore

Tutto quello che resta di te è un film didattico, di cui si consiglia la visione nelle scuole soprattutto per conoscere una storia che serve a comprendere il presente in questi mesi di eventi devastanti. Il cinema non può cambiare il mondo, ma può aiutare ad analizzare, suscitare consapevolezza, per alimentare l’impegno perché la speranza di intravedere pace, in fondo al tunnel e al buio, trovi un senso. Non a caso la scuola, nel film, è protagonista.

L’insegnante Salim quando suo figlio ha un comportamento negativo nei confronti dei compagni ribadisce: “La classe è una famiglia, vi dovete proteggere l’un l’altro, mi hai capito? Se ferisci qualcuno è come se ferissi tutto il mondo, incluse le persone che ami”. Il film è un invito a rimanere umani anche dentro la violenza.

Tutto quello che resta di te

La visione di Tutto quello che resta di te è proposta alle Scuole Secondarie di Primo e di Secondo Grado di tutta Italia, tramite matinées scolastiche nei cinema con biglietto ridotto per gli studenti, dal 25 settembre 2025 fino al termine dell’a.s. 2025/2026.
Le matinées potranno essere organizzate sia con la versione doppiata in italiano, che in quella originale multilingue con sottotitoli in italiano. Per gli Istituti che lo richiedono è disponibile un Dossier didattico scaricabile dal seguente link:
https://drive.google.com/file/d/1KFIXq4Pcgnwnp5Sf7JN2l00x55udNH3g/view?usp=drive_link

Tutto quello che resta di te Voto 9,5 (max 10)

Informazioni

PER PROIEZIONI SCOLASTICHE
Ufficio Scuole – Giulia Saltini – giulia.saltini@officineubu.com 02 87383020 (9:30 – 16:30)

Officine Ubu


Antonella Cecconi

Viaggi-cultura dipendente. Amo raccontare luoghi, persone, arte e culture. Innamorata dell'orizzonte non potrei vivere senza nuove destinazioni, arte, mare e la mia porta per l'altrove: i libri. I regali più graditi: un biglietto per un viaggio o un libro. Segni distintivi: una prenotazione in tasca, un libro nell'altra e un trolley accanto al letto. antonella@nomadeculturale.it

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