Venezia 82. Timidi Leoni

Venezia 82. Timidi Leoni

Leone d’Oro per il miglior film a “Father Mother Sister Brother” e Leone d’Argento – Gran Premio della Giuria a “The Voice of Hind Rajab”

FATHER MOTHER SISTER BROTHER – Vicky Krieps Cate Blanchett and Charlotte Rampling Credits Yorick Le Saux Vague Notion

Jim Jarmusch (Stranger than Paradise) è stato premiato con il Leone d’oro per un film ben fatto, elegante e ben recitato. Un genere di cinema probabilmente gradito ad Alexander Payne (presidente della giuria). La Mostra del cinema ha premiato un film intimista sulle relazioni familiari, una riflessione sull’incomunicabilità tra generazioni diverse e la solidarietà tra un fratello e una sorella. Ma ha perso la grande opportunità di essere presente nella storia contemporanea, di “avere gli occhi aperti sul mondo”, di spalancare la finestra su un pianeta che sta bruciando sotto i nostri occhi.

Father Mother Sister Brother
PRESS CONFERENCE – FATHER MOTHER SISTER BROTHER – Jim Jarmusch Cate Blanchett Credits Jacopo Salvi La Biennale di Venezia – Foto ASAC

Oltre 20 minuti di applausi in sala, critica e pubblico, avevano assegnato già il Leone d’Oro a The Voice of Hind Rajab. Oltre a essere un film “necessario”, che ci pone davanti a una tragedia in atto, ha una buona drammaturgia, una regia senza sbavature e si avvale di interpreti eccellenti. La giuria della Mostra non poteva ignorare questo film, comunque premiato con il Leone d’Argento, ma ha preferito ripiegare sulle tematiche più “familiari” e tranquille di Father Mother Sister Brother, che non scuotono le coscienze.

Father Mother Sister Brother
FATHER MOTHER SISTER BROTHER – Luka Sabbat and Indya Moore Credits Carole Bethuel Vague Notion

Un film ben confezionato, dove i silenzi e il “non detto” pesano più delle parole. Il film è diviso in tre capitoli e ognuno si svolge in un luogo diverso: Nord-Est degli Stati Uniti, Dublino (Irlanda) e Parigi (Francia). Il film si avvale della recitazione di attori straordinari. Da Tom Waits, padre misterioso che nasconde qualcosa, a Charlotte Rampling, madre fredda e nevrotica di due figlie, Cate Blanchett (straordinariamente versatile nella parte della giovane figlia) e Vicky Krieps. I genitori risultano meglio caratterizzati rispetto ai figli con minore personalità.

Father Mother Sister Brother
PRESS CONFERENCE – FATHER MOTHER SISTER BROTHER – Actress Cate Blanchett Credits Jacopo Salvi La Biennale di Venezia – Foto ASAC

Il tempo del film è sospeso, come i rapporti che racconta, sono statici nella loro incomunicabilità. Il regista indugia sui dettagli che dicono di più delle parole. Genitori e figli si incontrano ma sembrano non vedersi, non sentirsi. Persone comuni che, di fronte a un padre distante o a una sorella ritrovata, devono fare i conti con la persistenza dei legami familiari. Il regista non giudica, non suggerisce soluzioni ma osserva. Proprio questo punto di osservazione induce lo spettatore, che guarda queste persone normali nella loro quotidianità, a ritrovare frammenti della propria vicenda familiare.

Father Mother Sister Brother
PHOTOCALL – FATHER MOTHER SISTER BROTHER – Actress Vicky Krieps Credits A. Kalka La Biennale di Venezia – Foto ASAC

Così l’intimità quotidiana all’interno di una famiglia diventa universale. Una regia che lavora per sottrazione con attenzione ai particolari. Unica luce e speranza risiede nel rapporto solidale tra fratello e sorella, non a caso coetanei, colpiti dallo stesso lutto.
La giuria sembra sia rimasta chiusa nella malinconica, pacata e statica incomunicabilità delle relazioni familiari di Jarmusch, mentre il mondo fuori è in fiamme e la gente è in cammino, chiamata a rispondere alle urgenze di tragedie come le guerre.

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The Voice of Hind Rajab

Dopo quanto sta accadendo a Gaza niente sarà più come prima e bisogna avere il coraggio di affrontare il futuro per immaginare un mondo migliore. Il coraggio che forse è mancato alla giuria di Venezia che poteva scegliere di affacciarsi al mondo presente per proiettarsi nel futuro. È proprio questa la missione a cui l’arte è chiamata: creare, immaginare, dipingere il futuro. Trasgredire il presente se è violento e immorale per costruire ponti di pace e fratellanza. Siamo tutti sullo stesso pianeta e ogni bambino è nostro figlio e ha diritto alla vita.

THE VOICE OF HIND RAJAB
THE VOICE OF HIND RAJAB – Motaz Malhees

La foto di Hind Rajab e la sua voce, nelle sue accorate telefonate di bambina spaventata e in pericolo, lasceranno un’impronta indelebile sul cuore dello spettatore. Un grido che questo non deve più accadere, che i bambini non devono più essere uccisi. Il film racconta la storia vera dei volontari della Mezzaluna Rossa che ricevono la chiamata di emergenza, il 29 gennaio 2024, di una bambina di 6 anni, rimasta intrappolata in un’auto sotto il fuoco di Gaza, che implora di essere salvata.

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PHOTOCALL – THE VOICE OF HIND RAJAB – Actress Saja Kilani Credits Aleksander Kalka La Biennale di Venezia – Foto ASAC

Mentre cercano di intrattenerla al telefono tentano di farle arrivare un’ambulanza. Il suo nome era Hind Rajab. Gli audio delle telefonate, nel film, sono quelli originali. Hind Rajab chiedeva aiuto e di non essere lasciata sola. La voce di Hind, è diventata la voce di Gaza, una richiesta di soccorso, al mondo.
La registrazione completa dell’audio ha una durata di oltre settanta minuti, di attesa e di paura. Credo che sia una delle cose più dure da ascoltare, che non si dimentica e a cui non si può non dare risposta.

THE VOICE OF HIND RAJAB
RED CARPET – THE VOICE OF HIND RAJAB – Joaquin Phoenix Credits A. Avezz La Biennale – Foto ASAC

Questo film è importante perché ci impedisce di voltarci da un’altra parte, di distrarci, di dimenticare. Il mondo sembra aver invertito la sua rotazione e tutti siamo chiamati a un impegno maggiore. Peccato che la giuria di Venezia non abbia colto l’opportunità di radicare il cinema nel presente e di traghettarlo verso il futuro. Il Leone ha perso la sua grinta.

Father Mother Sister Brother – Voto 7 (max 10)

The Voice of Hind Rajab – Voto 9 (max 10)

Informazioni

La Biennale Cinema 2025

The Match Factory

Antonella Cecconi

Viaggi-cultura dipendente. Amo raccontare luoghi, persone, arte e culture. Innamorata dell'orizzonte non potrei vivere senza nuove destinazioni, arte, mare e la mia porta per l'altrove: i libri. I regali più graditi: un biglietto per un viaggio o un libro. Segni distintivi: una prenotazione in tasca, un libro nell'altra e un trolley accanto al letto. antonella@nomadeculturale.it

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