La casa – il rogo del male
Nel film horror di Sébastien Vaniček i demoni sono la famiglia
Ormai è una saga diventata un terreno in cui si cimentano giovani registi emergenti come Lee Cronin o Fede Alvarez. L’ultimo capitolo viene affidato a Sébastien Vaniček, francese, notato dopo il fenomeno Vermines con un’invasione di ragni nella periferia parigina con tutte le conseguenze del caso.
La protagonista è Alice (interpretata dalla giovane Souheila Yacoub), francese appena diventata vedova, che presenzia al funerale del marito americano. La sua morte è attribuita all’alcool. Al termine del funerale (quasi sconsacrato dall’incessante rumore dei lavori vicini) viene invitata dai suoceri nella vecchia casa di famiglia per pranzare e discutere dell’eredità del defunto coniuge.

Il regista sottolinea subito il legame tossico della coppia, solo apparentemente amorosi e felici. L’uomo è violento e non solo a parole. Vaniček abbraccia il moderno filone horror dove i mostri non sono da ricercare fuori ma tra le persone più care. Iniziando dal padre del defunto, verranno a poco a poco posseduti tutti i membri della famiglia, diventando deadites, ossia corpi posseduti dagli spiriti dopo la lettura di un libro maledetto. Soltanto il pugnale kandariano è in grado di eliminarli. Mentre la violenza travalica il rapporto di coppia il sangue inonda come un blob lo schermo. A spezzare la tensione il personaggio ironico della nonna, affetta da Alzheimer.

A proposito di questi ibridi, tra umani e demoni, Sébastien Vaniček racconta:” Rappresentano i nostri cari. Nel momento in cui dai il tuo amore a qualcuno, quando crei un legame o una relazione, è proprio lì che le persone possono trasformarsi in Deadites. La cosa interessante di questi mostri è che sono estremamente intelligenti: conoscono i tuoi segreti e le tue debolezze. Quando ami qualcuno – che sia tua madre, tuo padre, tuo figlio o tuo marito – quella persona conosce i tuoi fallimenti e potrebbe sfruttarli a proprio vantaggio.

La Casa: Il Rogo del Male succede proprio questo: le persone che ami iniziano a giocare con i tuoi punti deboli e a torturarti. Non sto dicendo che i nostri cari siano dei mostri, ma che hanno il potenziale per diventarlo. È il grande dilemma dell’umanità: cosa fai con le fragilità che gli altri ti consegnano?”
Questo capitolo non è un semplice bagno di sangue che deve attraversare Alice per “ripulirsi” dalla vecchia vita. È un manifesto contemporaneo sulla centralità della donna, sulla fine del patriarcato, un messaggio nascosto tra squartamenti, lame e corpi divelti con la motosega.
Sempre prodotta da Sam Raimi nella pellicola troviamo rimandi sia all’originale sia al capitolo di Cronin. Piccolo particolare, ma non certo secondario: i demoni non sono scatenati dalla solita lettura del libro dei morti, il Necronomicon, ma il male è già presente e radicato nella casa e provocato dalle discordie della famiglia. Il sesto episodio della saga, finito in un fiume di sangue, è anche un’omaggio ai grandi classici del genere. Strizza l’occhio ad Amityville Horror ed evoca anche Shining in una scena.