L’Odissea, il nuovo kolossal da 250 milioni di dollari

L’Odissea, il nuovo kolossal da 250 milioni di dollari

Cristopher Nolan è il regista, sceneggiatore e co-produttore di una ciclopica, ma poco convincente, Odissea

Il film Odissea è tratto dal poema omerico che Nolan ha romanzato. Il ritorno a casa del veterano con le tematiche, allora come oggi, delle guerre, migrazioni e colonizzazione. Il poema racconta il rapporto con lo “straniero”, i pregiudizi, i timori, il rifiuto o l’accettazione. Un adattamento non deve essere necessariamente fedele ma dovrebbe rispettarne lo spirito, i contenuti oppure discostarsene.

L’Ulisse di Omero torna a casa perché smette di peccare di ὕβρις (hýbris), proprio la sua tracotanza di eroe vittorioso l’ha portato a perdersi nei mari del suo egocentrismo, dei suoi desideri, convinto di poter vincere su tutto. Ma l’eroe di Nolan non induce a modestia, non è un semi-divino che accetta i limiti di essere un uomo.

Odissea

Nolan si fa prendere la mano dai suoi effetti speciali trasformando un poema, un racconto mitologico in un fantasy. Il cast multietnico, tutti al servizio dei protagonisti ed eroi bianchi, sembra un voler porsi dalla parte giusta. Tra i personaggi femminili di Odissea, Circe (Samantha Morton) è attualizzata in una femminista ante-litteram che rende giustizia ai maschi trasformandoli in maiali, quali lei afferma che sono. Calipso (Charlize Theron), benché splendida ninfa, risulta troppo bionda, nordica (indimenticabile divina pubblicità di J’adore di Dior) in un contesto mediterraneo e non troppo determinata a sedurre Ulisse.

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La Penelope di Nolan (Anne Hathaway) è bella, brava ma poco credibile nel suo volto che, seppure invecchiato con il trucco, sembra troppo giovane e poco provata per essere una moglie che aspetta il marito da venti anni e ha un figlio adulto. Spesso si intravede schermata nelle stanze delle donne separate dagli ambienti comuni. Juliette Binoche, che l’ha interpretata in passato, sembrava più convincente, o per esempio la struggente e l’altera Irene Papas. Nolan sembra aver privilegiato la bellezza alle caratteristiche di ogni personaggio.

Non ultimo avrebbe sicuramente reso omaggio agli estimatori dell’Odissea (specie a chi ha avuto modo di apprezzarla in lingua greca) citare l’episodio del libro XXIII quando Ulisse ritrova Penelope dopo vent’anni e lei per essere certa che si trattasse di suo marito lo mette alla prova chiedendo che si appresti per lui il letto fuori dal talamo. Ma il letto non si può spostare e solo i due coniugi ne conoscono il segreto. Ulisse l’aveva ricavato da un ulivo vivo (sacro ad Atena), al centro della casa. Lasciandolo radicato ne aveva costruito intorno la stanza. Fedeltà scolpita in un ulivo centenario. Anche in questa occasione Ulisse si salva attraverso il legno, come nel caso del cavallo di Troia.

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Poche concessione del regista alle divinità del poema, come per esempio l’Athena (Zendaya, rivestita da un povero peplo), di cui poco si comprende la presenza e l’influenza divina. Ma le conseguenze per averle offese, come nel caso dell’accecamento del figlio di Poseidone, sono ben evidenti in naufragi e morti. Nolan decide di tralasciare anche alcuni passi celebri del poema come la principessa Nausicaa, presso la sua isola Ulisse le sue avventure agli ospitali Feaci. La Grecia micenea appare l’unica terra civile dove stranieri e mendicanti sono accolti, secondo la legge di Zeus.

La trascrizione del testo (il greco omerico, seppure poesia in metrica è un mix) è piuttosto piatta o in alcuni casi esageratamente retorica e pomposa. Non rende l’intelligenza e l’arguzia di Odisseo («Raccontami di un uomo complicato»). Viene ignorata una delle sue astuzie più famose: quando dice a Polifemo che il suo nome è “Nessuno”. Cosicché quando il gigante chiede aiuto ai suoi amici Ciclopi questi non intervengono dal momento che è «Nessuno» ad aggredirlo. Nel film il Ciclope è un gigante goffo, che grugnisce e non si lascia, artatamente, ubriacare da Ulisse che vuole sfuggirgli.

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L’abilità di Ulisse nel lavorare il legno (suo elemento salvifico) nel film non appare: la zattera con cui fugge da Calipso è fatta con qualche pezzo di legno mal assemblato, il cavallo di Troia è senza ruote ed è un’apparizione dal nulla affossato in una spiaggia e del letto nuziale non viene fatto cenno. Accettabili queste disattenzioni a fronte dell’intenzione del regista di dimostrare che le falsità e la xenofobia della guerra hanno determinato un declino culturale della civiltà, causandone una regressione.

Si respirano anche nel film i venti di guerra contemporanei a difesa della civiltà occidentale: «La nostra civiltà è sotto attacco» dice Penelope. Ulisse la consola affermando che questa risorgerà comunque dalle ceneri. La xenia greca (l’accoglienza e il rispetto verso lo straniero) è trasformata nella beneficenza filantropica dei capitalisti americani, generosi verso i poveri ma che non fanno nulla per cambiare lo stato degli indigenti. Un punto a favore nel capovolgimento di valori di Nolan è il considerare, diversamente dall’Odissea, la guerra come comunque una sconfitta, la perdita e l’allontanamento dagli affetti.

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La guerra di Troia è tutta colpa dell’imponente Agamennone (in versione Batman) che ha ucciso la propria figlia Ifigenia. Ma anche l’Ulissa di Nolan è mosso dal senso di colpa e dal desiderio di proteggere suo figlio Telemaco (Tom Holland) e la moglie Penelope. Inoltre i valori sono considerati positivi ad appannaggio di Ulisse e della sua famiglia: l’inganno è accettato quando sono Telemaco e il padre a raggirare i pretendenti ma è criticato negli altri casi, di cui manca l’approfondimento delle cause. L’inganno e le bugie del malvagio Antinoo (Robert Pattinson) lo rendono invece meritevole di essere ucciso. L’Odissea di Omero analizza anche i sentimenti e le cause dei personaggi secondari.

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Sono più che altro i sensi di colpa ad emergere e non una condanna della guerra. I Troiani sono semplici maschere, non hanno nome né volto. L’Odissea di Nolan ha la pretesa di essere un kolossal ma è carente di tutti quegli elementi che hanno reso il poema ‘epico’. Si avverte la carenza di profondità psicologica, emotiva ed etica.
Non ultimo la decisione di girare parte del film nel territorio occupato del Sahara occidentale sembra voler normalizzare la terra contesa dal Marocco al popolo indigeno saharawi, dal momento che il protagonista è l’eroe di una guerra territoriale.

Odissea

Nonostante tutto si può considerare l’uscita dell’Odissea un evento benefico dal momento che ha riacceso l’interesse per i poemi epici, il mondo greco, la mitologia e la storia, soprattutto in un periodo in cui si lamenta il declino dell’alfabetizzazione e delle discipline umanistiche. Nolan ha l’indubbio merito di aver ridestato l’interesse del grande pubblico per la lettura dei testi classici.

Odissea – Voto 6,5 (max 10)

Informazioni

Universal Pictures

Antonella Cecconi

Viaggi-cultura dipendente. Amo raccontare luoghi, persone, arte e culture. Innamorata dell'orizzonte non potrei vivere senza nuove destinazioni, arte, mare e la mia porta per l'altrove: i libri. I regali più graditi: un biglietto per un viaggio o un libro. Segni distintivi: una prenotazione in tasca, un libro nell'altra e un trolley accanto al letto. antonella@nomadeculturale.it

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