CASANOVA 1725 – 2025 L’eredità di un mito tra storia, arte e cinema
A Palazzo Mocenigo il tributo a Giacomo Casanova per i 300 anni dalla sua nascita
Venezia. Giacomo Casanova (scrittore, poeta, avventuriero senza scrupoli, diplomatico e seduttore impenitente), protagonista del Settecento, è diventato un’icona del suo secolo. Il suo mito si è nutrito dei suoi racconti, Mémoires, scritti mentre Casanova era ancora in vita. Nacque a Venezia forse da una relazione illegittima tra il nobile Michele Grimani e un’attrice. Si laureò in diritto all’Università di Padova, ma presto intraprese una vita avventurosa. Fece parte della massoneria e fu sospettato dagli Inquisitori di Stato di Venezia, che lo rinchiusero nelle prigioni dei Piombi da cui evase di notte nel 1756. Fu anche impresario teatrale, tentando di istituire a Venezia un teatro della Commedia Francese.

Nel 1785, ormai disilluso, accettò, al servizio del conte di Waldstein, il posto di bibliotecario nel castello di Dux, in Boemia. A Venezia si ritrovò in ristrettezze economiche e così intraprese la via della letteratura, dopo essersi offerto, senza successo, come “confidente” degli stessi Inquisitori di Stato che lo avevano precedentemente imprigionato.
La mostra, in occasione del terzo centenario dalla nascita di Giacomo Casanova, ricostruisce così il personaggio tra storia (esposti parte dei documenti del fondo del casanovista Aldo Ravà, dalla Biblioteca Correr) e arte (dipinti dell’epoca, tra cui il ritratto di Casanova attribuito a Pietro Longhi). Ma soprattutto il cinema, con un focus su Casanova (1976), film di Federico Fellini, attraverso bozzetti di scenografie e abiti della collezione della Fondazione Massimo e Sonia Cirulli, disegnati da Danilo Donati, fino agli sfarzosi costumi di scena originali (custoditi dalla Sartoria Teatrale Farani).

Nell’Histoire de ma vie, ripercorre infatti tutte le vicende della sua vita straordinaria a partire dalla nascita al 1774. Il collezionista e studioso Aldo Ravà (Venezia, 1879 – 1923), nato da una delle più facoltose famiglie ebraiche cittadine, dedicò tutta la vita agli studi storici e artistici e al collezionismo, relativi al Settecento veneziano. Ha dedicato importanti monografie a Pietro Longhi (1909), Giovan Battista Piazzetta (1921) e studi su Giacomo Casanova.
Fu Ravà che nel 1910 ritrovò, alla Biblioteca Querini Stampalia di Venezia, gli Opuscoli veneziani e il Messager de Thalie di Casanova, dei quali si erano perse le tracce.

Il lungometraggio di Fellini su Casanova è un film decisamente “teatrale”, dove è importante la ricostruzione degli ambienti, la realizzazione dei costumi, affidata a Danilo Donati, uno dei grandi maestri del cinema italiano (già collaboratore di registi quali Monicelli, Rossellini, Pasolini, Zeffirelli). In mostra è testimoniato il lavoro di Donati per Il Casanova, attraverso una serie di bozzetti con cui ha immaginato le fantasie oniriche e surreali di Fellini. Per questo film, lo scenografo italiano ottenne l’Oscar 1977 per il “Best Costume Design”. Nel film predomina uno stile barocco con toni cupi e notturni di scene veneziane. Per questo film Donati, insieme a Peppino Rotunno (direttore della fotografia), hanno rivisitato le luci e colori della pittura del Settecento, da Hogarth a Gainsborough, da Francesco Guardi al Canaletto, ma venata da un surrealismo metafisico e con riferimenti al teatro d’opera. Emerge una Venezia teatrale, notturna e crepuscolare.

L’esposizione si sviluppa al piano nobile di palazzo Mocenigo quale scenografia ideale del contesto in cui Casanova visse, sedusse e viaggiò. La sezione cinema è la più ricca. A confronto l’immagine storica di Casanova (con il presunto ritratto attribuito a Pietro Longhi, proveniente dalla collezione Beryl e Giovanni Cavallini) e la sua reinterpretazione cinematografica da parte di Fellini, che ne fece un simbolo del vuoto esistenziale.

Il presunto ritratto di Casanova è quello di un personaggio che indossa una elegante velada (marsina) e la camisiola (gilet sotto-marsina) coordinate per stoffa e ricamo. Perfettamente calzanti con la moda del periodo quando il galantuomo compì un viaggio in Russia (1765), invitato alla corte di Caterina II. Indossa anche un anello al mignolo della mano destra, con un brillante incastonato su una montatura d’oro. L’acconciatura è incipriata da una polvere probabilmente profumata.
Il confronto tra l’ambiente settecentesco veneziano e quello onirico di Fellini offre uno spunto di riflessione sul mito di Casanova e sulla sua capacità di superare i secoli, trasformandosi da memoria storica a immagine cinematografica.

Il titolo della sezione omaggia lo stile visionario del regista: “Tra sogno e cinepresa Una biografia di Federico Fellini”. Uno spazio è dedicato ai “Tessuti e mode eloquenti. I costumi del Casanova di Fellini” grazie ai quali Danilo Donati ottenne l’Oscar 1977 per il Best Costume Design. I sei pezzi originali in mostra rappresentano la varietà delle fantasie oniriche e surreali di Fellini, che Donati spinge all’estremo fino al grottesco dello stile rococò. “Le silhouette volumizzate, i merletti strabordanti e i tessuti sontuosi trasformano così i personaggi in maschere del desiderio, della decadenza e della solitudine”.

Interessante la serie di bozzetti di scenografie cinematografiche e di costumi, che testimonia il lavoro di Donati attraverso importanti prestiti provenienti dalle collezioni della Fondazione Massimo e Sonia Cirulli.
La rocambolesca biografia di Giacomo Casanova si presta a un approfondimento sulla sua vita avventurosa. Dalla fuga dai Piombi, all’esilio e al ritorno, fino agli ultimi anni trascorsi a Dux, in Boemia, come bibliotecario al castello del conte di Waldstein, dove scrisse le sue Memorie.

Il percorso si conclude con Aldo Ravà e il Settecento. Il fondo Ravà contiene molte testimonianze documentarie e una preziosa raccolta di prime edizioni delle opere casanoviane. Tra queste l’Icosameron, del 1787, e l’Histoire de ma fuite, del 1788, insieme a successive edizioni, di varia natura e formato, e in più lingue europee, testimoni del successo della figura di Giacomo Casanova.
Un plus della mostra è l’occasione, per chi non l’ha ancora visitato, di conoscere il fiabesco Palazzo Mocenigo, che presenta un’esposizione di profumi.

Informazioni
CASANOVA 1725 – 2025 L’eredità di un mito tra storia, arte e cinema
Sede: Venezia, Museo di Palazzo Mocenigo – Centro Studi di Storia del Tessuto, del Costume e del Profumo
Indirizzo: Santa Croce 1992, 30135 Venezia
Date: Fino al 2 novembre 2025
Biglietto intero: 10,00 euro; ridotto: 7,50 euro
Orari: 10.00 – 18.00 (fino al 31 ottobre)
Chiuso il lunedì