RoFF20 Put your soul in your hand and walk, diretta da Gaza

RoFF20 Put your soul in your hand and walk, diretta da Gaza

Fatem: “Se muoio, voglio una morte rumorosa, che sia sentita da tutto il mondo”. Dal 27 novembre al cinema

Come si può morire a 24 anni! Un sorriso, una gioventù piena di speranze cancellati da una bomba. Mettiti l’anima in mano e cammina è la risposta della regista al continuo massacro dei palestinesi.
Sepideh Farsi, la regista dissidente di origine iraniana che attualmente vive a Parigi, ha raggiunto il Cairo per proseguire a Gaza, ma è stata bloccata. Così si è messa in contatto con Fatem Hassona (fotoreporter) per ascoltare e vedere quanto stava accadendo a Gaza. Un incontro impossibile, tra una donna che non può tornare nel suo Paese di origine e un’altra che non può uscire.

Put your soul in your hand and walk

Fatem è stata gli occhi della regista, e dei nostri, a Gaza, dove resisteva documentando la guerra. Sepideh è diventata un collegamento tra lei e il mondo, dalla sua “prigione di Gaza”, come la chiamava. Le due hanno mantenuto questi contatti per quasi un anno. Le voci, i suoni e i pixel che si sono scambiate sono diventati il film. L’uccisione di Fatem, causata da un’incursione israeliana ne ha cambiato definitivamente il significato.

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Il titolo del film “Metti la tua anima nella tua mano e cammina”, è quello che Fatma e i suoi amici si dicono quando escono di casa.
La pellicola è stato selezionata al Festival di Cannes. Il sorriso di Fatem era magico come la sua tenacia: testimoniare, fotografare Gaza, distribuire scorte di cibo nonostante le bombe, il dolore e la fame. La capacità di resistere di chi non ha nulla da perdere è indescrivibile e la fede la rende incrollabile.

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La regista ha gioito ogni volta che Fatem appariva sullo schermo, perché era una conferma che era viva.
Il 16 aprile 2025, il giorno dopo aver annunciato la selezione del film a Cannes, è arrivata l’atroce notizia che un missile israeliano aveva distrutto la sua casa, uccidendo Fatem e diversi membri della sua famiglia.

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Così Sepideh racconta quel terribile giorno: “Incredula, l’ho chiamata, poi le ho mandato un messaggio, poi un altro, e un altro ancora. Tutte quelle vite luminose sono state stroncate da un dito che ha premuto il pulsante e ha sganciato una bomba per cancellare un’altra casa a Gaza. Non ci sono più dubbi: quello che sta accadendo oggi a Gaza non è – e non lo è stato per molto tempo – una risposta a i crimini commessi da Hamas il 7 ottobre. È un genocidio commesso dallo Stato di Israele”.

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Ironia della sorte Fatem aveva appreso della selezione a Cannes del film: “Ci eravamo sentiti il giorno prima. Aveva appena saputo della selezione ed era entusiasta… Mi ha detto che sarebbe venuta, ma solo a condizione che potesse poi tornare a Gaza. Non voleva andarsene per sempre. Gaza, nonostante le difficoltà, era casa sua. Il giorno dopo, non c’era più”.

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La regista, nonostante lo shock, non voleva che il film diventasse triste: “Quello che abbiamo realizzato insieme è una testimonianza vivente, un film che porta la sua luce, non la sua assenza”.

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Tutto ciò è profondamente vero. Nonostante la drammaticità della storia l’impronta indelebile che lascia Fatem, ottima fotografa, è la sua forza, il suo coraggio, la sua gioia di vivere, la sua resilienza, il suo sorriso, la sua luce, il suo ottimismo e la sua dignità. Sarebbe bello poter vedere le sue foto che, come lei, raccontano Gaza. La vita va avanti.

Put your soul in your hand and walk Voto 9 (max 10)

Informazioni

Festa del Cinema di Roma

Wanted Cinema

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Antonella Cecconi

Viaggi-cultura dipendente. Amo raccontare luoghi, persone, arte e culture. Innamorata dell'orizzonte non potrei vivere senza nuove destinazioni, arte, mare e la mia porta per l'altrove: i libri. I regali più graditi: un biglietto per un viaggio o un libro. Segni distintivi: una prenotazione in tasca, un libro nell'altra e un trolley accanto al letto. antonella@nomadeculturale.it

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