Venezia 80. Il teatro al cinema: The Caine Mutiny Court-Martial, l’ultimo atto di William Friedkin
Presentato Fuori Concorso l’ultimo film di William Friedkin, regista scomparso lo scorso agosto a 87 anni. Pensato per la televisione è in uscita il 6 ottobre
William Friedkin (premio Oscar nel 1972 con Il braccio violento della legge) è sempre stato attratto dalle opere teatrali. Più di qualche suo lungometraggio deriva da adattamenti di pièce teatrali: Il compleanno di Harold Pinter da cui è nato The Boys in the band (1970), ai più recenti La paranoia è contagiosa (2006) e Killer Joe (2011), che derivano dalle opere dello scrittore premio Pulitzer Tracy Letts.

Lo spettacolo originale è stato presentato per la prima volta a Santa Barbara (California) il 13 ottobre 1953, da Paul Gregory. L’opera poi è andata in tournée negli Stati Uniti, prima del suo debutto a Broadway al Plymouth Theatre a gennaio 1954 fino ad arrivare al debutto cinematografico nello stesso anno diretto da Edward Dmytryk. Quest’ultimo era inserito nella lista nera di Hollywood, di cui facevano parte autori e registi accusati di essere filocomunisti. Il capitano della nave era interpretato da Humphrey Bogart e la pellicola sviluppa una trama più estesa rispetto allo scritto originale.

Questo adattamento, del testo teatrale tratto dal romanzo vincitore del premio Pulitzer di Herman Wouk, rispetto al classico ambientato nella Seconda guerra mondiale si sposta in tempi recenti di pace, per la precisione nel 2022. Il film racconta il processo militare del protagonista ufficiale di marina (Jake Lacy) che si deve difendere dall’accusa di ammutinamento per aver preso il comando della nave al posto del comandante.
Il riluttante Barney Greenwald (Jason Clarke) acconsente a difendere il tenente Steve Maryk (Jake Lacy) che, durante una violenta tempesta, ha preso il controllo della U.S.S. CAINE dal suo arrogante capitano, Philip Francis Queeg (Kiefer Sutherland).

Durante lo svolgimento del processo Greenwald è sempre più preoccupato, si domanda se a bordo della Caine c’è stato un ammutinamento o si è trattato di un atto coraggioso di un gruppo di marinai che hanno sfiduciato un comandante mentalmente instabile.
Nonostante la bravura degli attori, in assenza di scene descrittive deli eventi, il film non convince appieno. Essendo girato in one room movie il lungometraggio non va oltre l’opera teatrale. Dalla statura del regista forse ci si aspettava qualcosa di più.
Spesso il film propone lunghi dialoghi e non sempre chiare spiegazioni, quasi come flussi di coscienza continui fortunatamente interrotti da momenti di ironia, che strappano sorrisi allo spettatore.

La bravura del regista è stata giocare sempre tenendo sul filo del rasoio lo spettatore, sul confine tra ciò che è giusto o sbagliato. Lo stesso avvocato del primo ufficiale Barney Greenwald (Jason Clarke) sembra, a un certo punto, avere dubbi se continuare la difesa del suo assistito. Da note postume di Friedkin, che ha girato il film in pochi giorni su una carrozzina: “…volevo creare un scenario altamente teso e pressurizzato… ho intenzionalmente deciso di mantenere la questione del giusto e sbagliato quanto più ambigua possibile”.
Un’ambiguità che sfocia nel finale che stupisce, come un drink rovesciato in faccia. Sembra la giusta conclusione di questo dramma con diverse sfaccettature.
Nonostante alcune pecche non è stato risparmiato al compianto regista un lungo applauso in sala.