Il Diavolo Veste Prada 2, ma il diavolo stenta a rimanere al passo con i tempi
Dopo vent’anni torna al cinema il sequel del primo capitolo tanto amato dal pubblico
Perché è passato così tanto tempo per arrivare a Il Diavolo Veste Prada 2? Lo spiega bene la sceneggiatrice Aline Brosh Mckenna: “Vent’anni fa, eravamo tutti piuttosto convinti che non avremmo dovuto realizzare un sequel. Tutti erano contenti di lasciare che il film fosse un’opera a sé stante.
Poi il mondo ha iniziato a cambiare e ci siamo resi conto che questi personaggi – a cui pensavamo spesso e che erano ancora molto presenti nelle nostre vite dopo tutti questi anni – avrebbero visto le loro vite cambiare notevolmente. Così, è diventato più interessante pensare a cosa avrebbero fatto e a come avrebbero affrontato le nuove circostanze del mondo in cui viviamo. E penso che fosse proprio quello che stavamo aspettando: qualcosa che ci permettesse di vedere questi personaggi sotto una nuova luce”

Proprio il cambiamento della società è il focus della pellicola. La stessa rivista Runaway non esiste più in formato cartaceo ma solo online. Quanti giornalisti si sono sentiti dire: “il suo articolo è scritto bene, ma non lo ha condiviso nessuno!”
Le stesse protagoniste (Anne Hateway ed Emily Blunt) hanno intrapreso strade diverse, chi da Dior chi in un’altra redazione, ma dopo una serie di eventi torneranno a lavorare insieme.

La stessa Miranda Priestly (Meryl Streep) non ha più un autista, deve appendere il cappotto da sola e viaggia in economy class, dove non servono il suo amato prosecco. Meryl brama una promozione ma sotto si sta sbriciolando; rimane sempre una grande icona ma sembra svanita la verve, il lato dispotico del primo film.

“ll motivo per cui oggi ha senso è che sono cambiate così tante cose nel mondo delle riviste, in quello dell’editoria e nel giornalismo in generale. Il settore si è praticamente dissolto, al punto che tutti stanno cercando di capire come farlo funzionare. Ed è in quell’atmosfera che entrano in gioco la tensione e la trama, e vengono messe in luce tutte le cose che le persone devono fare per tenere a galla la barca in questi tempi così turbolenti” racconta la stessa Meryl Streep.

Il Diavolo veste Prada 2 non è né una commedia romantica né un film sulla moda (fatta eccezione della celebrazione della fashion week di Milano e la presenza dei nomi illustri della moda italiana), ma è un omaggio al giornalismo come esercizio creativo e progetto culturale, passione divorante e lavoro collettivo.

È svanita quella ironia pungente che caratterizzava la protagonista e quel ritmo che rendeva brillante il primo capitolo, sebbene i protagonisti non deludono le aspettative. Resta il pregio di aver rappresentato i cambiamenti, e la crisi, del mondo dell’editoria e della moda.