Material Love, quando pensi di comprare l’amore
Celine Song al suo secondo lungometraggio sull’amore
Lucy (Dakota Johnson) lavora, con ottimi risultati, come organizzatrice di incontri. Non usa un’app ma effettua un’analisi accurata delle persone per facilitare, a clienti facoltosi, stabili e sostenibili, relazioni, anche con l’aiuto di schemi e algoritmi.

Pensando sempre ai suoi clienti Lucy ha sacrificato la sua vita amorosa fin quando al nono matrimonio da lei combinato incontra Harry (Pedro Pascal). Harry è ricco, realizzato e molto attraente. Nel frattempo si riaffaccia nella sua vita il suo ex fidanzato John (Chris Evans) squattrinato e che vive alla giornata.

La pellicola gioca su questo triangolo amoroso finché Lucy è costretta ad affrontare il suo primo fallimento quando Sophie (Zoe Winters) viene molestata dal partner suggerito. La protagonista quindi deve rivedere il suo mondo, i suoi algoritmi, i suoi schemi, le sue analisi che la inducono a prendere delle decisioni per sé e non sempre giuste per i suoi clienti.

Seppure risultano di buon livello la regia e la fotografia, ispirata alle più note commedie newyorchesi, i personaggi non riescono a essere credibili, restano troppo chiusi dentro schemi banali. Il ricco, il povero e la donna in mezzo “a due fuochi” sanno di prototipi già visti. Song mette sul piatto una narrazione fluida, una regia mai trascurata, grazie anche al trio dei protagonisti ben assortiti, ma vediamo una certa ripetitività nelle situazioni che spesso, nell’amore e nella vita reale, non sono cosi scontate .

A proposito della regista Chris Evans ha dichiarato: “Quello che Celine fa così bene è prendere quello che a volte sembra un semplice dialogo e rendere la scena, da un punto di vista registico, incredibilmente speciale. Riesce a far sentire le cose come si sentono realmente quando ti accadono. A volte nella vita possono accadere cose molto semplici che sembrano invece molto profonde, e quando si cerca di raccontarle a un amico non è più la stessa cosa. E questo è il controllo che lei mostra come regista. La moderazione che dimostra come sceneggiatrice. Il silenzio ha lo stesso impatto delle parole.”
In conclusione il film è scorrevole, adatto al grande pubblico, ma sicuramente raggiungerà meno cuori.