Basilicata. L’Aglianico del Vulture, la passione di un vulcano tutta nel vino

Basilicata. L’Aglianico del Vulture, la passione di un vulcano tutta nel vino

Soprannominato il “Barolo del Sud” è meno famoso dei fratelli rossi blasonati ma ha una personalità che conquista

La Basilicata terra tra due mari, con terre vulcaniche e fertili pianure, è una destinazione da valorizzare, non solo per la sua storia, arte, archeologia ma anche per i piaceri della buona tavola che offre e per i vini ancora sottostimati a livello nazionale. Qualcuno inizia a dire che il “Barolo è l’Aglianico del Nord”.
Così è nata la mia passione “tardiva” per l’Aglianico del Vulture e il desiderio di conoscerne i produttori, visitare le cantine e i vigneti.

Laghi di Monticchio
Laghi di Monticchio

Con terroir costieri e vigne in quota questa regione deve ancora esprimere tutto il suo potenziale enologico. Ha vitigni autoctoni di pregio come l’Aglianico del Vulture, vigne belle come giardini, immerse nella biodiversità e vignaioli appassionati. Vulture indica una sub-area storico-geografica del Melfese (provincia di Potenza) che si sviluppa alle pendici dell’omonimo Monte (1326 m s.l.m.), un vulcano, l’unico sul versante adriatico e vicino il fiume Ofanto, non più attivo da molti anni. Una zona ricca di sorgenti di acque minerali. Dall’eruzione di circa 140.000 anni fa si è formata una caldera circolare che ospita i due specchianti e incantevoli laghi di Monticchio (600 m s.l.m.), detti anche “i gemelli del Vulture”. Incastonata nel verde c’è l’Abbazia di San Michele Arcangelo risalente all’VIII secolo.

Aglianico del Vulture
Aglianico del Vulture

L’Aglianico era famoso già nell’antichità. La viticoltura nella zona del Vulture è testimoniata dai reperti archeologici sin dal III a.C. Il poeta Orazio Flacco (nato a Venosa nel 65 a.C.) era un estimatore del nettare locale. Forse fu il grande Federico II a promuovere, durante il dominio svevo, la coltivazione del vitigno. Carlo I d’Angiò (1280) dava disposizione che gli fosse messa da parte, per l’estate successiva alla vendemmia, una notevole quantità “de vino rubeo Melfie meliori quod haberi poterit”. Le cantine erano sistemate in grotte (a Melfi un inventario del 1589 ne registrava 110) e molte aziende ne hanno conservato l’uso. “Il miglior vino rosso di Melfi”, che oggi conosciamo come Aglianico del Vulture, merita più dei premi già conseguiti.

Monte Vulture, vigneti
Monte Vulture, vigneti

Un’uva a bacca rossa – dalla buccia spessa, dalla maturazione lenta e vendemmia prolungata – produce un vino corposo, color rubino, con aromi di di frutta rossa (more e ribes) quando giovane. Caldo, asciutto, sapido, dai tannini morbidi, con l’età diventa più vellutato ed elegante e acquisisce speziatura con note di cacao. Quello che conquista è la sua armonia, complessità ed equilibrio.

Laghi di Monticchio
Laghi di Monticchio

Questi terreni lavici risultano ideali soprattutto per la viticoltura e l’olivicoltura. Qui chi coltiva la vite ama dire che il “tufo vulcanico allatta la pianta” perchè ha la capacità di assorbire acqua rilasciando umidità.
Le aree di produzione vitivinicola comprendono 15 comuni dislocati tra le pendici del Vulture e le prime propaggini della Piana Pugliese. L’area viticola è tutelata da due denominazioni: Aglianico del Vulture Doc e Aglianico del Vulture Superiore Docg. Differenti per resa in uva, vino e periodo di invecchiamento obbligatorio: Docg (13,50% vol), un affinamento di almeno 12 mesi in legno e altrettanti in bottiglia; Riserva (5 anni complessivi e almeno 24 mesi in legno).

Cantine - grotte di Aglianico del Vulture
Cantine – grotte di Aglianico del Vulture

La varietà climatica, di altitudine e di esposizione produce vini sorprendentemente diversi. L’altitudine è un fattore così importante nel determinare la qualità di questo vino che il disciplinare ne fissa l’intervallo per i vigneti tra i 200 e i 700 m. I vini prodotti con uve provenienti da vigneti sopra o sotto queste altitudini non possono assumere la denominazione di Aglianico del Vulture DOC.

Seguitemi in questo itinerario enologico. A Rionero in Vulture abbiamo visitato le Cantine del Notaio e Cantine Terre dei Re; a Venosa: Grifalco e Re Manfredi e infine Elena Fucci.

Antonella Cecconi

Viaggi-cultura dipendente. Amo raccontare luoghi, persone, arte e culture. Innamorata dell'orizzonte non potrei vivere senza nuove destinazioni, arte, mare e la mia porta per l'altrove: i libri. I regali più graditi: un biglietto per un viaggio o un libro. Segni distintivi: una prenotazione in tasca, un libro nell'altra e un trolley accanto al letto. antonella@nomadeculturale.it

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