43TFF. The Birthday Party, il potere tossico
Willem Dafoe “one man show” nel nuovo film di Miguel Ángel Jiménez
Torino. Presentato a Locarno e poi al 43° Torino Film Festival il lungometraggio dell’esordiente Miguel Ángel Jiménez racconta la stravagante festa organizzata, sulla sua isola nel Mediterraneo, dall’armatore e magnate greco Marcos Timoleon (impersonato da Willem Dafoe) per il compleanno della figlia venticinquenne Sofia (Vic Carmen Sonne).

Sopraffatto dal potere e dal controllo su tutti, funestato dalla morte del figlio prediletto, Marcos (personaggio che ricorda il magnate Aristotele Onassis) progetta di fare importanti affari nel Sahara occidentale e per questo motivo vuole dare in sposa sua figlia al rampollo di un ufficiale franchista. Il piano però viene fermato dalle differenti intenzioni coniugali di Sofia.
Non abituato ai rifiuti, Marcos farà di tutto per portare a compimento i suoi piani, districandosi tra i parassiti e il suo passato. La festa diventa così la resa dei conti di famiglia. Teoricamente una comfort zone si trasforma in un ambiente teso e conflittuale. La pellicola si sofferma molto, quasi troppo, a evidenziare i numerosi vizi di questa classe sociale di ricchi senza scrupoli. A convincere Dafoe a impersonare un personaggio come Timoleon è stato il «ricco ritratto» dell’uomo e l’analisi «della tossicità di quel tipo di potere, di patriarcato» che rappresenta, «più di un dramma familiare».

Piuttosto è un vero e proprio racconto sui rischi della società in cui viviamo oggi, dove di miliardari al potere senza troppi scrupoli ce ne sono eccome!
«Parla di ambizione, di eredità – afferma l’interprete quattro volte nominato agli Oscar -. E ciò che ha portato al successo il protagonista è la stessa cosa che lo condurrà alla rovina. È una storia così significativa, affascinante e vera che non mi stancherebbe mai».

Tratto dal romanzo Una festa di compleanno di Panos Karnezis, il film di Jiménez svela, dietro il fascino delle estati mediterranee degli anni Settanta, il mondo dietro le quinte, evidenziando le infinite perfidie diaboliche degli “uomini di potere”. Così il regista: “Questa storia mi ha dato l’opportunità di parlare di potere. Volevo ritrarre un mondo in declino, dove l”eredità e la famiglia diventano il più sporco di tutti gli affari. Un luogo dove l’amore viene confuso con il possesso e la libertà è solo una scusa egoistica”.

Tutto questo senza far emergere la storia dei personaggi principali, il contesto storico e sfiorando appena il legame tra capitalismo ed estrema destra. Intrigo dopo intrigo la trama risulta stucchevole, con un linguaggio ricercato e lezioso che nemmeno la bravura di Dafoe e l’ottima fotografia riescono a oscurare. Argomenti dal grande potenziale che non sembrano sfruttati a dovere.