Tarocchi, le origini, le carte, la fortuna

Tarocchi, le origini, le carte, la fortuna

All’Accademia Carrara in mostra un viaggio incantato di sette secoli lungo la storia dei Tarocchi

Bergamo. Una mostra straordinaria sui Tarocchi espone riunito, per la prima volta dopo oltre un secolo, il Mazzo Colleoni, risalente alla metà del XV secolo. Il più completo tra i mazzi quattrocenteschi (74 carte) è attualmente diviso tra il museo bergamasco (26 carte), la collezione privata degli eredi Colleoni (13 carte) e la Morgan Library & Museum di New York (35 carte) che ospiterà la mostra Tarot! Renaissance Symbols, Modern Visions (dal 26 giugno al 4 ottobre 2026) con una selezione delle carte bergamasche del mazzo Colleoni.
Altre carte di altri mazzi in mostra sono prestiti di istituzioni come la Bibliothèque Nationale de France di Parigi, la Beinecke Rare Book and Manuscript Library della Yale University e la Biblioteca Nazionale di Firenze.

Tarocchi
Apollonio di Giovanni (miniatore), Francesco Petrarca, Trionfi, 1442, Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana (particolare)

I Tarocchi, presenti lungo un percorso espositivo dal Quattrocento ai giorni nostri, nascono all’interno delle corti. Sono oggetti molto raffinati che fanno parte degli svaghi aristocratici. Con l’invenzione della stampa i Tarocchi si sono affermati come strumento divinatorio nel XVIII secolo, raggiungendo un’affermazione culturale e simbolica fino a oggi. Ne sono testimonianza le opere di Bonifacio Bembo e Antonio Cicognara (autori delle carte del Mazzo Colleoni) fino al Surrealismo, con artisti come Victor Brauner, e alle testimonianze contemporanee di IrvingPenn, Niki de Saint Phalle, Leonora Carrington e Francesco Clemente. A questi giochi è dedicata la prima sala della mostra in cui sono presenti gli scacchi e un antico manuale di danza di manifattura francese.

Desco da parto
Apollonio di Giovanni e Marco del Buono Giamberti, Desco da parto (Trionfo d’Amore), 1450 – 1460 circa, Torino, Musei Reali, Galleria Sabauda, particolare

Non si conosce il tipo dei giochi praticati. Ma osservando la presenza di carte maggiori di altre è lecito supporre che si trattasse di di giochi di presa come quelli oggi in uso. Sicuramente le carte erano anche utilizzate per giochi eruditi di memoria, per conoscere la struttura del mondo. La loro preziosità è attestata, oltre che dalla raffinatezza dei materiali e dei disegni, anche dalla scala un po’ più grande del normale. Con l’Umanesimo, in questo passaggio tra Medioevo e il Rinascimento, l’uomo cerca di controllare e dare ordine all’universo. Il Petrarca con i suoi Trionfi, in terzine dantesche, mette in scena una serie di figure allegoriche che trionfano una sull’altra: Amore viene vinto dalla Virtù, ovvero da Pudicizia, la Castità è vinta dalla Morte che a sua volta è vinta dalla Fama. Questi Trionfi sembrano trasmigrare negli Arcani maggiori dei Tarocchi.
Le letture dei poemi cavallereschi permeavano profondamente la vita di corte. Per questo sono esposti anche preziosi manoscritti miniati che illustrano la società del tempo e i loro svaghi.

Tarocchi
Bonifacio Bembo e bottega, Tarocchi Visconti di Modrone, 1440 – 1442 circa, New Haven, Yale University, Cary Collection of Playing Cards, Beneicke Rare Book and Manuscript Library

Nel Desco da parto, dove è raffigurato il Trionfo d’Amore, è rappresentato in basso il dominio assoluto di una donna su un uomo dalla testa coronata. Da ciò si comprende quanto sia pervasivo questo stile di vita nella realtà delle persone della corte. Anche in questo desco da parto si ritrovano gli stessi simboli. Tra i Tarocchi Visconti Modrone spicca un personaggio con un enorme e stravagante copricapo, un capo aristocratico di moda che ritroviamo anche nei dipinti di Pisanello.

Tarocchi
Maestro della seri E dei cosiddetti “Tarocchi del Mantegna”, 1465 circa, Amburgo, Hamburger Kunsthalle Kupferstichkabinett

Se non è certo che sia Milano la città di origine dei Tarocchi certamente è nel capoluogo lombardo che sono conservati i più antichi e preziosi mazzi di Tarocchi, realizzati, alla metà del Quattrocento, da importanti artisti per i Visconti e gli Sforza. La loro importanza e diffusione, favorita dall’invenzione della stampa, ha determinato, con i loro motivi e allegorie, un ricco patrimonio iconografico. All’inizio un gioco educativo che organizzava un sapere enciclopedico che poi si è trasformato fino ad arrivare ai giorni nostri

Tarocchi
Antonio Cicognara (?), Tarocchi Colleoni, 1480 – 1490 circa

Un mazzo di Tarocchi è composto da 78 carte. Un primo gruppo di 56 Arcani minori suddiviso in quattro semi (in ogni seme ci sono 10 carte “Numerali”) e 4 carte figurate “Onori” (Fante, Cavallo, Regina e Re). Un secondo gruppo è costituito da 22 carte illustrate con personaggi e animali dal significato simbolico. La sequenza è rimasta costante mentre i loro significati si sono trasformati nel tempo.
Indubbiamente il momento più atteso ed emozionante della mostra è stato quello davanti alla vetrina in cui sono esposti i Tarocchi del Mazzo Colleoni (dal nome del suo ultimo proprietario). La mostra celebra non soltanto l’eccezionale riunione delle 74 carte ma anche gli oltre 125 anni dall’ingresso dei Tarocchi Colleoni nella collezione bergamasca. Dalle 78 carte mancano: il Diavolo, la Torre, il Cavallo di Denari e il Tre di Spade.

Tarocchi
Antonio Cicognara (?), Stella, Tarocchi Colleoni, 1480 – 1490 circa, Bergamo, Accademia Carrara (particolare)

Un’accurata indagine araldica ha ricondotto la committenza del mazzo a Francesco Sforza, che sposò nel 1441 Bianca Maria Visconti, figlia legittima di Filippo Maria Visconti, che resse il Ducato di Milano dal 1450 sino al 1466. Le imprese del sole raggiante, della colombina, della corona con l’alloro e la palma, più alcuni motti, appartengono all’araldica sia dei Visconti che degli Sforza. Mentre i tre anelli incrociati che decorano le vesti dell’Imperatore e dell’Imperatrice appartengono a Francesco Sforza. Gli studiosi attribuiscono la loro realizzazione a Bonifacio Bembo (forse con la collaborazione del fratello Ambrogio). Mentre è stato ipotizzato, in un secondo momento, l’intervento di un altro artista per integrare sei carte (la Forza, la Temperanza, la Stella, la Luna, il Sole e il Mondo). Per quest’ultimo artista è stato fatto il nome di Antonio Cicognara e del miniatore ferrarese Franco de’ Russi.

Tarocchi
Antonio Cicognara, Madonna del latte in trono tra sant’Agnese e santa Caterina d’Alessandria, 1490, Ro Ferrarese, Fondazione Cavallini Sgarbi (particolare)

Nel Cinquecento le carte cambiano il nome da Trionfi in Tarocchi. Gli invasori le diffondono in tutta l’Europa, avvengono contaminazioni e si manifesta una nuova libertà creativa, come evidenziano le simbologie del mazzo Sola Busca. Antoine Court de Gébelin (massone esoterista) e Jean-Baptiste Alliette, verso la fine del Settecento affermano che l’origine dei Tarocchi risalirebbe all’Antico Egitto, in un testo sacro smarrito, il Libro di Thot. In realtà questa dichiarazione è priva di ogni fondamento ma l’egittomania contribuì al diffondersi dell’interpretazione esoterica dei Tarocchi che si trasformarono in uno strumento per predire il futuro.

Questi mazzi di carte erano oggetti preziosi destinati a una élite, ma i Tarocchi e i Trionfi erano diffusissimi anche presso le classi popolari, che però li realizzavano con materiali scadenti e deteriorabili. Ma ci sono i documenti che testimoniano questo uso. Esistono editti principeschi e editti ducali che condannano il gioco d’azzardo o sermoni morali dei sacerdoti che condannavano tali giochi. Esposti in mostra anche due rari fogli di carte popolari, quelle che venivano stampate in serie e poi ritagliate per essere utilizzate.

Tarocchi
Nicola di maestro Antonio e miniatore veneziano (?), Deo Tauro e Nerone, Tarocchi Sole Busca, 1491, Milano, Pinacoteca di Brera

In occasione dell’anteprima stampa ho chiesto alla direttrice dell’Accademia Carrara, Maria Luisa Pacelli: “Quali sono le differenze maggiori tra questa mostra e quella di Ferrara sui Tarocchi del 1988?”.
R. “Innanzitutto il fatto del tutto eccezionale della riunione del Mazzo Colleoni. La presenza di Calvino che, come vedrete, è al centro di questa mostra. Fuori dalla cronologia, ma per noi è importante anche per far capire quanti risvolti hanno queste carte. È anche uno degli interpreti più importanti del nostro Novecento. Lo stesso discorso vale per De Andrè, è stato un grandissimo intellettuale interessato come ci ha raccontato Dori Ghezzi quando abbiamo presentato questa installazione. Quindi questi aspetti sono certamente delle novità rispetto a quella mostra”.

Calvino
Italo Calvino, Sergio Samek Ludovici, Tarocchi. Il mazzo visconteo di Bergamo e New York, Parma 1969, Fontanellato, Labirinto della Masone, Archivio Fondazione Franco Maria Ricci

La fortuna dei Tarocchi, e quanto questa mostra sia trasversale e originale nel suo allestimento, risulta evidente dalla Biblioteca dei Tarocchi, dove sono esposti e consultabili molti testi dedicati a queste carte. Come nume tutelare di questa piccola, ma affascinante, biblioteca è stato scelto Italo Calvino. Lo scrittore ha utilizzato i Tarocchi come dispositivi narrativi, immagini che, attraverso combinazioni e accostamenti, erano in grado di generare storie. Il castello dei destini incrociati (Einaudi, 1973) è stato scritto da Calvino partendo proprio dalle carte del Mazzo Colleoni. Su uno scaffale anche la raffinata edizione di Franco Maria Ricci dei Tarocchi, Il mazzo visconteo di Bergamo e NewYork, con testo di Calvino.

Tarocchi
Victor Brauner, Le Surréaliste, 1947, Venezia Collezione Peggy Guggenheim

Esposta anche una lettera dello scrittore che spiega cosa voleva dire per lui lavorare col mazzo di carte per realizzare un racconto. Lui si alzava al mattino, distribuiva il mazzo sul tavolo e iniziava a combinare le carte. Poi comprende che dalla combinazione delle carte possono uscire infinite storie e scrive.
La fortuna dei Tarocchi giunge, attraverso l’arte, fino ai giorni nostri. Nel Novecento i pittori e gli scultori usano le carte come dispositivi simbolici, visivi o archetipi. Soprattutto i Surrealisti subiscono il fascino di queste carte, come dimostra l’opera di Victor Brauner. Ma l’esempio più famoso è il Giardino dei Tarocchi di Capalbio di Niki de Saint Phalle, dove l’artista è vissuta per un periodo.

Tarocchi
Niki de Saint Phalle, Tempérance, 1997, Santee, California, Niki Charitable Art Foundation

Di Niki de Saint Phalle è, emblematicamente presente, in mostra sia il dipinto che la scultura della Temperanza. Tra le opere del terzo millennio ci sono anche i 22 acquerelli e gouache (2009 – 2011) di Francesco Clemente dove in ogni Arcano maggiore è ritratta una persona reale, forse amici e conoscenti. Da giugno sarà possibile ammirare anche il gruppo scultoreo intitolato “La Forza” di Chiara Camoni, artefice del progetto “Con te tutto” per il Padiglione Italia della 61. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia (dal 9 maggio al 22 novembre 2026). La Forza, ispirata all’omonima carta dei Tarocchi, è composta da una donna e una leonessa della stessa materia.

Palazzo della Ragione
Palazzo della Ragione, I Tarocchi di De André

In occasione di questa mostra il pubblico può visitare gratuitamente l’installazione I Tarocchi di De André, a cura di Studio Azzurro, allestita in Città Alta presso il Palazzo della Ragione. De André nutriva un interesse profondo per i Tarocchi, ne ha studiato la tradizione e molti sono i riferimenti rintracciabili nella sua opera. L’installazione è stata realizzata (2009) per la mostra dedicata al cantautore a Genova. L’installazione connette passato, le pitture murali strappate per motivi conservativi, e presente (i Tarocchi e le canzoni del cantautore).

Tarocchi
I Tarocchi di De André, Installazione a cura di Studio Azzurro

Nella Sala delle Capriate si animano 31 brani musicali di De André, presentati come Tarocchi. Il pubblico ascolta i brani e riconosce i noti personaggi di cui il De André ha narrato le storie: Piero, Bocca di Rosa, Marinella etc.. Questi si animano in un trittico video che evoca gli Arcani maggiori.

Conferenza stampa
Conferenza stampa: Paolo Plebani, Maria Luisa Pacelli, Elena Carnevali e Sergio Gandi

La mostra si è avvalsa della collaborazione di musei come: The Metropolitan Museum di NewYork, National Gallery of Art di Washington e Kunsthistorisches Museum di Vienna. Un numeroso gruppo di opere proviene dai musei nazionali, come: Castello Sforzesco e Pinacoteca di Brera, Museo Real Bosco di Capodimonte di Napoli, Galleria Sabauda di Torino e Pinacoteca Nazionale di Siena e da prestiti di istituzioni come Peggy Guggenheim Collection di Venezia, Niki Charitable Art Foundation e collezioni private specializzate.
Un apprezzamento particolare va al catalogo di Silvana Editoriale per la ricchezza dell’apparato iconografico, per i testi e non ultimo per il suo costo ragionevole.

Informazioni

Tarocchi, le origini, le carte, la fortuna
Bergamo, Accademia Carrara
in collaborazione con The Morgan Library & Museum di New York
Orari: martedì chiuso; dal lunedì a venerdì 9 – 19; sabato, domenica e festivi 10 – 19
Biglietti: 15 €, ridotto 14 €
Periodo: 27 febbraio – 2 giugno 2026
a cura di Paolo Plebani

I TAROCCHI DI DE ANDRÉ
fino al 3 maggio 2026
Bergamo, Città Alta, Palazzo della Ragione
In occasione della mostra Tarocchi. Le origini, le carte, la fortuna, Accademia Carrara in collaborazione con Fondazione De André, rende omaggio in Città Alta al cantautore genovese con l’installazione gratuita I TAROCCHI DI DE ANDRÉ, a cura di Studio Azzurro

CHIARA CAMONI, LA FORZA
da giungo 2026
Bergamo, Accademia Carrara
Chiara Camoni (Piacenza, 1974), artista protagonista del Padiglione Italia nella prossima Biennale di Venezia, installerà in Carrara un gruppo scultoreo intitolato La Forza, ispirato all’omonima carta dei Tarocchi

Antonella Cecconi

Viaggi-cultura dipendente. Amo raccontare luoghi, persone, arte e culture. Innamorata dell'orizzonte non potrei vivere senza nuove destinazioni, arte, mare e la mia porta per l'altrove: i libri. I regali più graditi: un biglietto per un viaggio o un libro. Segni distintivi: una prenotazione in tasca, un libro nell'altra e un trolley accanto al letto. antonella@nomadeculturale.it

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