Ravenna, una città d’acqua tra Dante e mosaici

Ravenna, una città d’acqua tra Dante e mosaici

Acqua, storia e arte scorrono dentro Ravenna, lasciatevi trasportare

La destinazione del Treno di Dante non poteva che essere Ravenna. Una delle città più antiche d’Italia, che è stata tante volte capitale. Formata da tre lagune collegate alla terraferma e che dista soltanto 9 km dal mare. Rasenna per gli Etruschi, nel II secolo a.C. era romana. Nel primo secolo Cesare Augusto fa costruire a Ravenna il porto di Classe per accogliere la sua flotta. Nel 402 diviene la capitale dell’impero di Occidente che Onorio sposta da Milano a Ravenna perchè meglio fortificata e lì muore. La città fu un crocevia fra Oriente e Occidente, fra le tradizioni greca e latina, tra cristianesimo popolazioni barbare.

Dal 1493 è occupata dai Goti con Teodorico che vi governa per 30 anni e intraprende importanti interventi di bonifica. Essendo ariano (Cristo è divino solo dopo la morte) fa costruire chiese per il culto dei suoi sudditi: Battistero degli Ariani e Chiesa di Sant’Apollinare Nuovo. Sebbene ariano concesse totale tolleranza religiosa ai sudditi.

Giustiniano, che ambiva a riunire Occidente e Oriente, non ha mai messo piede a Ravenna e vi governava il vescovo Massimiano. Ravenna era una città d’acqua, porto per l’Oriente, come poi è stata Venezia, sua concorrente. Mentre Roma era sconvolta da invasioni e devastazioni, Ravenna viveva un periodo di grande splendore, grazie a studiosi, medici, uomini di legge, artigiani, cosmologi e teologi che qui confluirono.

Tomba di Dante
Tomba di Dante

Dopo l’occupazione dei Longobardi inizia un declino, il porto di Classe diviene una palude. Nel 1431 la città è sotto il dominio di Venezia. La Serenissima chiude tutti i canali di Ravenna. Nel 1512 i veneziani hanno la peggio ma la Romagna entra a far parte del Governo del papato e fino ad anni recenti resta una provincia depressa. Oggi Ravenna vanta ben otto siti UNESCO.

DANTE A RAVENNA

Dante arriva a Ravenna e fece da ambasciatore tra Ravenna e Venezia, dove contrasse la peste che gli causò la morte nella notte tra il 13 e 14 settembre del 1321. Dopo il 1483 gli costruirono un sarcofago migliore. Il corpo fu conteso tra i francescani e i fiorentini. Le ossa, nascoste in una cassettina nel convento, rinvenute sotto il Quadrarco di Braccioforte, nel 1865, furono ricollocate nell’urna e poste nella Tomba di Dante.
Le sue spoglie sono quindi a Ravenna mentre il suo cenotafio è a Firenze. Nella tomba sta una lampada accesa perenne, alimentata con l’olio toscano donato ogni anno dal comune di Firenze in occasione dell’anniversario della morte del Poeta. Sopra l’urna è collocato il bassorilievo con il ritratto di Dante di Pietro Lombardo del 1483. Il monumento funebre neoclassico è denominato dai ravennati, per la sua forma, la “zuccheriera”.

Nella basilica di San Francesco, prediletta dalla famiglia dei Polentani (signori di Ravenna e ospiti del Sommo Poeta), furono celebrati nel 1321 i funerali di Dante Alighieri. La chiesa, costruita nel V secolo d.C. dal vescovo Neone e riedificata nel X secolo d.C., è denominata la “chiesa di Dante” perché qui il Poeta si recava per pregare e meditare. La chiesa ha una classica forma basilicale a tre navate, separate da due file di 12 colonne. L’abside, semicircolare all’interno ed eptagonale all’esterno, per il fenomeno della subsidenza è oggi ribassata di circa tre metri e mezzo rispetto alla pavimentazione recente.

Da un sarcofago del V secolo (situato sotto l’altare maggiore) si scorge da una finestra la spettacolare Cripta del IX-X secolo (si consiglia di inserire una moneta da 1€ per l’illuminazione). Il pavimento della cripta è costantemente sommerso dall’acqua (dolce) di falda con tanto di pesci rossi che esaltano i colori dei frammenti musivi del pavimento della chiesa originaria. Questi mosaici risalgono al V secolo d.C. e furono restaurati nel 1877. Una epigrafe in latino, in mosaico, ricorda la sepoltura del vescovo Neone (451-459): “Questo luogo contiene le ossa del santo Neone. Per la sua immacolata fede ha raggiunto il cielo per sempre e per sempre gioisce nella pace”.
Periodicamente la cripta viene svuotata per la pulizia dei mosaici pavimentali e la raccolta delle monetine.

Teatro Alighieri
Teatro Alighieri

Oggi i Chiostri Francescani ospitano il Museo e il Centro Dantesco. La ricca Biblioteca dantesca custodisce circa 18.600 opere tra codici, incunaboli, edizioni a stampa delle opere di Dante e su Dante.
La casa di Francesca è stata individuata in quella detta “dei Polentani”, situata in Via Zagarelli alle Mura. Nel girone dei lussuriosi (V Canto dell’Inferno) Francesca Da Polenta è la celebre amante di Paolo Malatesta. Francesca era la figlia di Guido Da Polenta, signore di Ravenna nel Rinascimento, e moglie di Giangiotto Malatesta. La sua vicenda fa da ponte tra la storia della Commedia e la città di Ravenna.

Ravenna. Kobra, Dante
Ravenna. Kobra, Dante

La chiesa sconsacrata di Santo Stefano degli Ulivi, attualmente un deposito dei Vigili Urbani (Via Rocca Brancaleone), era la sede in cui ha soggiornato la figlia di Dante, Antonia Alighieri, identificata con suor Beatrice, monaca nell’antico monastero.

I MOSAICI

Battistero Neoniano
Battistero Neoniano

Difficile descrivere la meraviglia, lo sfavillio ipnotico, la vividezza dei mosaici ravennati che sembrano realizzati ieri. Sono un abbaglio ed estasi da cui è difficile staccarsi.

Battistero Neoniano

Uno dei monumenti più antichi, un piccolo gioiello, è il Battistero Neoniano risalente al V secolo. Era forse un ninfeo o bagno romano trasformato dal vescovo Orso in battistero e la cui decorazione musiva, (dopo il 452) si deve al vescovo Neone, da cui prende in nome. Sono presenti rifacimenti del Settecento. Nel medaglione della cupola è raffigurato il Battesimo di Cristo, tra il Battista e la personificazione del fiume Giordano.

Intorno gli Apostoli recanti la corona della gloria, capeggiati da San Pietro e San Paolo. Nella zona inferiore otto tempietti con quattro altarini, con sopra i vangeli, alternati con quattro troni sui quali è posta la croce. Il mosaico è stato restaurato, e forse manomesso, nel secolo scorso.
Al centro sta una vasca ottagonale di marmo greco e porfido (rifatta nel 1500). L’ambone, del V secolo, su cui saliva il sacerdote per amministrare il battesimo è ancora quello originale.

Battistero degli Ariani

Cinquanta anni dopo il Battistero degli Ariani, costruito da Teodorico quando ormai l’arianesimo era la religione ufficiale di corte, si ispira al suo precedente.

Battistero degli Ariani
Battistero degli Ariani

L’arianesimo era un’eresia che deve il suo nome ad Ario, presbitero di Alessandria condannato dal Concilio di Nicea (325) perché negava la divinità di Cristo.

All’interno la decorazione musiva è soltanto sulla cupola, nulla rimane delle decorazioni che rivestivano probabilmente le pareti. Il programma iconografico è ridotto al cerchio degli apostoli che si muovono verso il trono ricco di pietre preziose sormontato da una croce gemmata, indicante la sovranità di Cristo. Nel medaglione centrale sta il Battesimo di Cristo, con San Giovanni Battista e un vecchio ammantato di verde che personifica il fiume Giordano.

Gli esecutori furono, probabilmente, due squadre di artisti. Pietro e Paolo presentano un modellato più vivace e dettagliato, L’espressione dei volti si differenzia da quella degli altri apostoli.

Mausoleo di Galla Placidia

Mausoleo di Galla Placidia

Il Mausoleo di Galla Placidia – figlia di Teodosio, sorella e madre di un imperatore (Valentiniano) e imperatrice lei stessa dal 424 al 450 – è un esempio di arte ellenistico-romana ed è parzialmente interrato. Era una cappella, il cui tema è la redenzione, annessa alla Basilica di Santa Croce. Galla Placidia, fatta prigioniera nel 450, muore a Roma dove probabilmente fu sepolta.

L’interno con mosaici parietali intatti è il più antico. Il Buon Pastore, raffigurato nella lunetta d’ingresso, con aureola e lo scettro a croce d’oro non è un semplice allevatore di pecore, sopra di lui una raffinata volta blu magnificamente decorata.

Il tappeto musivo sul soffitto è un elegantissimo ricamo di stelle su fondo blu. Sul braccio opposto alla croce è raffigurato San Lorenzo con un armadietto con i quattro vangeli e la graticola del martirio, che creano effetti tridimensionali.

Il santo sembra entrare in scena di fretta e la sua veste è mossa. Sulla volta lo stesso motivo di cielo stellato della volta a botte del Buon Pastore. Le lunette degli altri due bracci, della pianta a croce latina, mostrano coppie di cervi ai lati di una fonte d’acqua.

La decorazione a racemi dorati è bidimensionale. Nella volta a botte si vedono le silhouttes dorate di apostoli o profeti. Nella zona centrale troviamo quattro lunette in cui stanno coppie di apostoli, a cui piedi sta una coppia di colombe su vasi di limpida acqua che acclamano la croce al centro della volta stellata, sfondo monocromatico blu con giri concentrici di stelle dorate. Negli angoli i simboli apocalittici.

Sant’Apollinare Nuovo

La grandiosa impresa della costruzione della chiesa-palazzo di Sant’Apollinare Nuovo voluta da Teodorico e destinata al culto ariano, risale V-VI secolo. Dopo il 540 i Bizantini occuparono la città e integrarono gli edifici sacri ariani al culto cattolico. Verso la metà del IX secolo misero in atto (o simularono) il trasferimento delle reliquie del Santo, il primo vescovo di Ravenna, da Sant’Apollinare in Classe nella basilica che assunse così il nome del santo.

Sant'Apollinare Nuovo
Sant’Apollinare Nuovo

Il portico in marmo è del XVI secolo. Il bel campanile cilindrico (alto 38 m), ispirato da fari e minareti, risale al IX-X secolo. L’interno della maestosa chiesa, a tre navate, è sorretto da 24 colonne (rialzate) con capitelli corinzi. Le pareti al di sopra dei colonnati sono interamente ricoperte di mosaici.

Una profusione di oro abbagliante domina sulle pareti. I mosaici vicino al soffitto risalgono sicuramente al periodo teodoriciano: tredici pannelli per parete intervallati da conchiglie variopinte sulle quali stanno coppie di colombe. Le scene riguardano gli episodi della vita di Cristo. Nel registro sottostante sono poste tra le finestre 32 figure maschili con aureola su sfondo dorato. I personaggi recano in mano codici e rotoli, si tratta probabilmente di profeti.

Tra i mosaici del registro inferiore appartengono al periodo teodoriciano la raffigurazione del Palatium di Teodorico con due logge laterali. I tendaggi bizantini sotto gli archi sono stati eseguiti successivamente. Quando il vescovo Agnello, nominato nel 556 ricondusse la chiesa al culto cattolico, volle eliminare in tal modo i personaggi ariani sgraditi, di cui però sono rimaste delle mani sulle bianche colonne.

Nel mosaico di fronte in cui è raffigurato il Porto di Classe (con il faro, le navi e le mura merlate) sono state eseguite analoghe epurazioni. Risalgono all’avvento del culto cattolico le due processioni di Vergini e Martiri, eseguite a 50 anni di distanza. In stile ellenistico-romano i primi mosaici sono diversi da quelli del periodo bizantino con personaggi più stilizzati e un simbolismo allegorico più presente.

Sulla parete destra sfilano 22 Vergini incoronate, con vesti candide e precedute dai tre Re Magi. Sono rivolte verso la Madonna in trono col Bambino e quattro angeli ai lati, l’esecuzione di questo riquadro risale all’epoca dei primi mosaici.

Le vesti dei Re Magi non sono originali ma l’esito di un restauro settecentesco. Sulla parete di fronte sfilano 26 Martiri con una tunica bianca, tranne il primo che guida la processione: San Martino, titolare della basilica a cui è dato il privilegio della veste porpora. Incedono verso i Cristo in trono tra quattro angeli.

Il libro aperto, con la scritta: Ego sum Rex gloriae, tra le mani di Cristo è stato sostituito da un restauro ottocentesco con uno scettro. Anche questo ultimo riquadro risale all’epoca di Teodorico.
All’interno della chiesa si trovano anche pregevoli opere scultoree: le transenne, un pluteo e un ambone del VI secolo.

San Vitale

Chiesa di San Vitale
Chiesa di San Vitale

Giuliano Argentario, ricco banchiere ravennate, fu il finanziatore della costruzione di San Vitale, a cui mise mano, nel 526, il vescovo Ecclesio. La basilica venne consacrata nel 548 dal vescovo Massimiano, raffigurato nel mosaico interno. L’infuenza dell’Oriente nella pianta ottagonale è evidente. Sembra di essere a Bisanzio e di sentire i profumi dell’Oriente.

I mosaici rivestono la conca absidale, le pareti e la volta del presbiterio. Rappresentano il momento aureo dell’arte giustinianea. Tra strati di cirri rossi, azzurri e bianchi su fondo d’oro è assiso un giovane Cristo su un globo turchino, poggiato su una roccia da cui sgorgano quattro sorgenti di acqua. Nella mano sinistra tiene un volumen mentre con la destra consegna una corona a San Vitale. Alla sua sinistra il vescovo Ecclesio, con il modello della chiesa tra le mani, è introdotto da un angelo.

Nella zona inferiore, ai lati, sono raffigurate due scene imperiali. Tedorora l’imperatrice, ricoperta da un abito porpora sul cui orlo sono raffigurati i re magi, sta offrendo un calice dorato. La sua testa è coronata dal diadema con lunghe file di perle, indossa un pettorale di pietre preziose. Tra le dame di corte che indossano la dalmatica e il pallium si distinguono quelle accanto all’imperatrice (morta nel 548) per l’abbigliamento più elegante e i lineamenti del volto delicati, eseguiti con tessere più piccole.

Dalla parte opposta Giustiniano, al centro, con veste e corona regale offre la patena con il pane eucaristico. Alla sua sinistra il vescovo Massimiano, leggermente avanzato rispetto all’imperatore, è l’unico personaggio identificato da una iscrizione. Il vescovo, preceduto da due ecclesiastici, stringe nelle mani una croce decorata da gemme. I due diaconi invece portano un evangeliario e un turibolo per l’incenso. L’uomo accanto a Giustiniano è Belisario mentre quello più giovane è Anastasio, nipote di Teodora.

L’Agnus Dei, al centro della volta, è la rappresentazione biblica di offerta e sacrificio. L’Agnello rivela l’azione redentrice di Dio. Sotto l’arco sta la scena con Mosè e Abramo in un contesto naturalistico idilliaco. L’autore dei mosaici era probabilmente di origine greco-orientale.

I capitelli di San Vitale sono a tronco di piramide rovesciata, le facce sono trapezoidali e presentano una decorazione a giorno, realizzzata con trapano, di intrecci vegetali con foglie di acanto. I pulvini soprastanti sono decorati con due puledri affrontati con al centro una croce latina.

Museo Arcivescovile

Altra destinazione artistica da visitare a Ravenna è il Museo Arcivescovile dove è possibile ammirare, tra varie opere, la Cappella di Sant’Andrea e la Cattedra di Massimiano in avorio.
La Cappella di Sant’Andrea (494-519) era quella privata dei vescovi. Costituita da un vano a croce greca e un vestibolo rettangolare coperto da una volta a botte costellata da una varietà di uccelli multicolori. Nella lunetta sopra la porta di entrata sta un Cristo guerriero, con un’armatura sotto il mantello chiuso con un fermaglio di pietre preziose. La sua aureola è gemmata, nel libro che tiene in mano è scritto: “Io sono la via, la verità e la vita”. Calpesta un leone e un serpente, simboli del male.

Nella volta centrale, a vele, quattro angeli sorreggono un cerchio con le lettere iniziali in greco di Cristo. Tra gli angeli sono raffigurati i simboli dei quattro evangelisti.

Cattedra di Massimiano
Cattedra di Massimiano

L’opera d’arte più preziosa del museo è però la cattedra in avorio del vescovo Massimiano (metà VI secolo), che reca frontalmente il monogramma del vescovo. Probabilmente sono stati quattro gli artisti, di origine orientale, che si sono cimentati nel cesello delle tavolette in avorio che rivestono la sedia liturgica.

Sant’Apollinare in Classe

La chiesa si trova fuori dal centro di Ravenna. Il nome deriva da quello antico romano: Civitas Classis, il porto prima frequentato dai militari romani e poi dai commercianti orientali. Voluta dal vescovo Ursicino (532-536), fu sovvenzionata da Giuliano Argentario e consacrata dal vescovo Massimiano nel 549. La forma rotonda del campanile è quella tipica delle torri campanarie ravennati e risale al X secolo. Sant’Apollinare era il primo vescovo di Ravenna e la chiesa serbava la sua tomba.

L’interno, a tre navate, è particolarmente maestoso (55 x 30 m circa). Molto eleganti le 24 colonne in marmo greco sormontate da capitelli bizantini. In origine il pavimento era tutto in mosaico e le pareti erano rivestite di marmi preziosi. I mosaici della conca absidale risalgono al VI secolo. Il Cristo è trasfigurato nella grande croce gemmata, in cui al centro appare il volto del Redentore. Intorno al disco sono distribuite nubi colorate sul cieo dorato. La presenza del Padre è evocata in alto da una mano che sporge dalle nubi. Al di sotto un paesaggio bucolico con al centro il santo. Importante è la collezione di sarcofagi allineati nelle navate.

Domus dei tappeti di pietra

Ma Ravenna non è ricca solo di mosaici in vetro ma anche in pietra. In occasione dei lavori di costruzione di alcune autorimesse (1993-1994) sono state rinvenute strutture di epoca romana. In particolare un edificio signorile bizantino (inizio VI secolo) articolato in 24 ambienti e 3 cortili. Probabilmente il proprietario era un funzionario di corte e le stanze erano pavimentate in tarsie di marmo o a mosaico.

Particolarmente eleganti sono: La danza dei geni delle stagioni (VI sec. d.C.) e l’emblema del Buon Pastore, del IV secolo.

Informazioni e visita guidata ai mosaici ravennati

Ravenna Incoming
Prenotazione online per la visita ai mosaici
Sede: Iat Piazza San Francesco – Ufficio Informazioni
Piazza San Francesco, 7 Ravenna
tel. 0544 482838 – fax 0544 451539 – skype: iatsalara.iatsalara
e-mail: iat@ravennareservation.it

Dove dormire

Casa Gugù
Room & Breakfast
Via Paolo Costa, 6, 48121 Ravenna RA
Telefono: 389 480 4309
Email: info@casagugu.it
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Dove mangiare

Osteria dalla Zabariona
Indirizzo: Via Giuliano Argentario, 19, 48121 Ravenna RA
Telefono: (+39) 327 8976596
Email: mangiari@osteriadallazabariona.com
Mercoledì chiuso – Di fronte la piadineria
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Antonella Cecconi

Viaggi-cultura dipendente. Amo raccontare luoghi, persone, arte e culture. Innamorata dell'orizzonte non potrei vivere senza nuove destinazioni, arte, mare e la mia porta per l'altrove: i libri. I regali più graditi: un biglietto per un viaggio o un libro. Segni distintivi: una prenotazione in tasca, un libro nell'altra e un trolley accanto al letto. antonella@nomadeculturale.it

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