Sardegna 10. Pozzo di Santa Cristina, Nuraghe Losa e Fordongianus

Sardegna 10. Pozzo di Santa Cristina, Nuraghe Losa e Fordongianus

Sardegna non è solo mare, tre siti archeologici fiabeschi.

INDICE: Il tempio a pozzo di Santa CristinaIl Nuraghe Losa e le tancheFordongianusInformazioni

Il tempio a pozzo di Santa Cristina

Sito archeologico
Sito archeologico

Lo straordinario tempio a pozzo (XI -IX sec. a.C.) fa parte del complesso nuragico di Santa Cristina, nel Comune di Paulilatino (OR). Il sito archeologico sorge su un altopiano basaltico. Il nome deriva dall’antica chiesa S. Cristina (1200), circondata dalle cumbessias, alloggi per i pellegrini situati vicino al centro servizi. La leggenda narra che Santa Cristina fu rinchiusa nel pozzo dal padre perchè colpevole di essere cristiana. La santa avrebbe disceso le scale a testa in giù lungo la copertura della scala. Il pozzo è incluso in un recinto ellittico.

Nuraghe
Santa Cristina, Nuraghe

Per accedere al pozzo si scende una scala dall’inconsueta pianta trapezoidale. Il soffitto è a gradoni e la scala conduce all’acqua nel pozzo. Le pareti dell’ingresso sono perfettamente levigate, i conci sono di basalto. Il pozzo è particolarmente suggestivo per il paesaggio che lo circonda e l’atmosfera di mistero e inquietudine che avvolge chi scende al suo interno. Una volta entrati si vede in alto, nel buio, il foro da dove penetra la luce dall’esterno.

Accesso al pozzo
Accesso al pozzo

La parte ipogea è realizzata con filari di conci, di pietra vulcanica, isodomi (“antica tecnica costruttiva, caratterizzata da file… di uguale altezza, costituite di blocchi regolari, “conci”, di pietra di vario tipo… dello stesso spessore del muro, ben lavorate su tutti i lati, disposte in file orizzontali ad altezza regolare ed omogenea… Ogni fila è sfalsata rispetto a quella su cui si appoggia”). Si tratta di una tecnica caratteristica degli edifici dell’Età del bronzo (3400 – 600 a.C.), usata nell’architettura monumentale classica.

Scala di ingresso al pozzo
Scala di ingresso al pozzo

Il camino a collo di bottiglia, a file sfalsate di conci, è realizzato ad anelli concentrici sovrapposti. Questa tecnica era nota già ai Fenici. In loco sono stati rinvenuti anche alcuni bronzetti di fattura fenicia o tardo-nuragica. Questo pozzo sembra appartenere allo stesso ambiente culturale di altri pozzi, come quello di S. Anastasia di Sardara o S. Vittoria di Serri. Il pozzo ha senz’altro una valenza sacra e la sua perfezione costruttiva fa escludere che sia un pozzo per raccogliere l’acqua.

Il fondo del pozzo
Il fondo del pozzo

La sua forma, soprattutto visto dall’alto, rimanda forse allo specchio, oppure a una caverna, o alla dea Tanit, alla fecondazione, alla fertilità nella congiunzione di Sole e Luna. Il sole entra con i suoi raggi nella madre terra e la feconda. Soprattutto la sua forma esterna rimanda al sesso femminile così come quella interna rinvia al collo uterino del pozzo, con probabile riferimento alla madre terra. In due giorni dell’anno (27 febbraio e 14 ottobre) ogni 18 anni e mezzo chi si avvicina al pozzo vedrà specchiato cosa c’è nel cielo. Ovvero l’immagine della luna piena riflessa a mezzanotte dall’acqua del pozzo.

Forma del pozzo a tholos (sbalzo progressivo)
Forma del pozzo a tholos (sbalzo progressivo)

Inoltre l’inclinazione della scala è tale che il 27 febbraio e all’inizio dell’autunno la luce del sole è tangente ala scalinata e raggiunge lo specchio d’acqua nel pozzo. Ciò sta a significare la consapevolezza del ripetersi di un fenomeno astronomico. Quindi il pozzo potrebbe essere, in realtà, una macchina astronomica.
L’area presenta anche interessanti resti di nuraghi. Tra questi uno ben conservato in cui si può accedere all’interno.

Il Nuraghe Losa e le tanche

Ipotesi di ricostruzione del Nuraghe Losa
Ipotesi di ricostruzione del Nuraghe Losa

Per la visita è bene tener presente che l’area è assolata e molto calda. Nuraghe Losa (nei pressi di Abbasanta), insieme a Su Nuraxi di Barùmini e Santu Antine presso Torralba, è tra i complessi nuragici più grandi e meglio conservati della Sardegna. I nuraghi sono monumenti ciclopici in pietra costruiti da un popolo in Sardegna durante l’Età del Bronzo, soprattutto nell’arco di quattro secoli (1600 – 1200 a.C.).
Erano costruzioni polifunzionali in cui veniva concentrata la produzione. Le camere, al loro interno, aumentarono con il tempo. La tholos, anelli di pietra progressivamente più stretti verso la sommità, dava una forma troncoconica alla costruzione. Da nuraghi più semplici a una torre si passò a quelli più complessi a più torri, con più camere e a più piani sovrapposti.

Nuraghe Losa, esterno

Concomitante al proliferare di tali costruzioni l’aumento di tombe collettive (dette “tombe dei giganti” a causa delle gallerie megalitiche). “Losa” in sardo significa tomba. Il nome si riferisce alle urne cinerarie romane affioranti nell’area. La forma, di quel che rimane, è trapezoidale e girarci intorno incute una certa soggezione. La forma tozza, dovuta a una muratura a secco ciclopica, perde la sua pesantezza all’interno, dove ci sono vani freschi e spaziosi. Il consueto cortile interno è qui sostituito da spazi esterni.

Nuraghe Losa, muro esterno
Nuraghe Losa, muro esterno

Varcata la seconda soglia si accede a tre corridoi che portano a tre ambienti rotondi. Una rampa a spirale conduce, in senso orario, a una camera superiore. Il bastione contiene tre pozzetti (a cui si accede dall’alto) che erano utilizzati come magazzini di derrate o altro. All’esterno si stende un muro difensivo con torri sporgenti provviste di feritoie. Alla base di una di queste torri c’è una cisterna di acqua.
Davanti alla facciata del bastione si trova un edificio rotondo con due nicchie, quattro stipetti e cinque feritoie. Probabilmente era adibito a funzioni speciali. L’insediamento intorno al nuraghe è molto vasto ed è ancora da scavare. Una lunga muraglia, con due torri rotonde, circonda l’insediamento.

Nuraghe Losa, interno, volta
Nuraghe Losa, interno, volta

Nell’altopiano di Abbasanta (come nella Campeda) si trovano, sparsi nella campagna muri di blocchi di basalto nerastri: le tanche (dal sardo “tancare”, chiudere). Queste costituivano una rete di campi definiti e cintati. Questo paesaggio si deve alla “legge delle chiudende” (1820) con cui Vittorio Emanuele smantellò l’uso collettivo delle terre. Prima di tale legge gli appezzamenti venivano sorteggiati tra i capofamiglia e, a rotazione, divisi tra seminativi e pascoli. A seguito della legge divennero così particelle di terreno di proprietà privata. Ad aggiudicarsi le terre furono soprattutto gli ex feudatori, lasciando così pastori e contadini senza mezzi di sussistenza. Questa prevaricazione fu la causa del banditismo di fine dell’Ottocento.

Fordongianus

È un interessante complesso termale di epoca romana risalente al I sec. d.C. Usa le acque sulfuree a 54 gradi provenienti da Caddas. Il complesso fu commissionato dall’imperatore Traiano (forse il suo nome attuale deriva proprio da “Forum Traiani”). Ma nè i Romani, nè poi i Bizantini, ebbero mai la meglio sulle popolazioni barbaricine dell’interno. Nelle terme si ammira la grande piscina con portico, mentre alle spalle del portico c’è il forum e i resti, dell’hospitium (albergo) o forse del macellum (mercato). Nella zona si trovano altri resti archeologici, tra cui un anfiteatro, un ponte e l’acquedotto. Ancora oggi si può usufruire delle proprietà termali del luogo. Nella zona anche cave di pregiata trachite.
Consigliata anche la visita alla Casa Aragonese.

Informazioni

Pozzo Sacro di Santa Cristina

Complesso nuragico: Nuraghe Losa

Fordongianus

Antonella Cecconi

Viaggi-cultura dipendente. Amo raccontare luoghi, persone, arte e culture. Innamorata dell'orizzonte non potrei vivere senza nuove destinazioni, arte, mare e la mia porta per l'altrove: i libri. I regali più graditi: un biglietto per un viaggio o un libro. Segni distintivi: una prenotazione in tasca, un libro nell'altra e un trolley accanto al letto. antonella@nomadeculturale.it

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