Venezia 82. No Other Choice – Non c’è altra scelta
Non è il film ad essere agghiacciante ma l’analisi lucida di un presente sempre più spietato
Il protagonista, You Man-su (Lee Byung Hun), specialista nella produzione di carta con venticinque anni di esperienza, è così soddisfatto del suo lavoro e della vita da potersi dire sinceramente: “Ho tutto”.

Man-su passa il suo tempo con la sua famiglia: la moglie Miri, i due figli e i due cani. Finché un giorno viene improvvisamente informato dalla sua azienda che sarà licenziato: “Ci dispiace. Non abbiamo altra scelta”.

Man-su è prostrato ma si ripromette di trovare un nuovo lavoro entro i successivi tre mesi per il suo bene e quello della sua famiglia. Ma nonostante la sua determinazione trascorre oltre un anno sbattuto da un colloquio di lavoro all’altro. Alla fine approda a lavorare in un negozio al dettaglio. Quanto accade a Man-su potrebbe capitare a chiunque. Ormai essere licenziati, senza alcuna colpa e in età avanzata, non è più un’ipotesi remota.

Tra Man-su e lo spettatore si crea subito un’identificazione ed empatia. Tutti possono trovarsi nella sua situazione, e cosa faremmo? Il suo disperato tentativo di uomo-normale di superare la crisi che si è abbattuta su di lui, a causa di un inaspettato licenziamento, e suscita profonda empatia nel pubblico.

In un primo momento l’uomo è sostenuto dalla sua famiglia e dalla moglie. Affrontano insieme come ridurre le spese. Ma a poco a poco la paura e l’ansia prendono il sopravvento. Man-su rischia di perdere la sua bella casa che ha faticato tanto per acquistarla.

Disperato decide di presentarsi alla Moon Paper per consegnare il curriculum nel tentativo di procacciarsi un lavoro. Ma viene umiliato da un responsabile, Sun-chul. Man-su sa bene di essere il più qualificato per lavorare lì. Ma il mondo del lavoro è sempre più spietato e meno meritocratico.

Il conflitto interiore in cui rischia di essere stritolato il protagonista immerge il pubblico in una spirale adrenalinica e imprevedibile. Così il protagonista prende una decisione drastica, estrema. Se non c’è un posto vacante di lavoro per lui pensa che per farsi assumere ne deve creare uno.

Nonostante il suo carattere noir l’ironia e la vena umoristica, nel ritrarre personaggi sprovveduti e goffi, il film di PARK Chan-wook ha un fascino particolare che trattiene lo spettatore anche nelle situazioni più inverosimili, come le elaborazioni di piani meticolosi da mettere in atto.