Mucha, un trionfo di bellezza e seduzione

Mucha, un trionfo di bellezza e seduzione

Una mostra sinestetica a Palazzo Bonaparte, fino all’8 marzo

Roma. Una mostra che ha come tema la “bellezza” è una grande sfida perchè corre il rischio di essere banale, ma Arthemisia è riuscita a declinare la bellezza in tutte le sue manifestazioni artistiche: arredi, dipinti, sculture, musica, profumi, poesia. La mostra cattura tutti i nostri sensi ed è impossibile per il visitatore non rimanerne affascinato e sedotto. Quindi lasciatevi avvolgere dalla bellezza, che insieme all’arte e alla cultura può confinare la bruttezza in reconditi meandri.

Mucha
Amants, 1985 litografia a colori

Una selezione di oltre 150 opere, tra cui capolavori dell’Art Nouveau e un prestito eccezionale: la Venere di Sandro Botticelli, dei Musei Reali di Torino, Galleria Sabauda. Palazzo Bonaparte presenta la più ampia retrospettiva mai dedicata all’artista ceco Alphonse Mucha (Ivančice, 24 luglio 1860 – Praga, 14 luglio 1939).

Mucha
Waverley Cycles, 1897, litografia a colori

Tra i suoi capolavori esposti, provenienti dal Mucha Museum di Praga: Gismonda, 1894; Médée, 1898; JOB, 1896 o gli studi sull’Epopea Slava. Mucha ha saputo ri-creare l’immagine femminile, trasformandola in icona di stile e raffinatezza. La donna diventa protagonista della pubblicità e di un linguaggio decorativo fitomorfico e onirico, che ispira ancora moda, grafica e design contemporaneo.

Mucha
Alessandro Botticelli, Venere, 1485 – 1490

Protagonista assoluta della mostra è la meravigliosa Venere di Botticelli (1485-1490) – prestito eccezionale dei Musei Reali – Galleria Sabauda di Torino. Una perfetta sintesi del concetto di bellezza e seduzione. Eleganza, perfezione, grazia, raffinata rappresentazione dell’universo femminile, la Venere emerge dal fondo scuro. Decontestualizzata è l’incarnazione della bellezza e dell’amore. Con un pudico gesto copre le sue nudità, rievoca le “Veneri pudiche” romane.

Mucha
Alessandro Botticelli, Venere, 1485 – 1490 (particolare), Galleria Sabauda

I suoi delicati lineamenti sono un richiamo alla “più bella” dell’epoca, musa di Giuliano de’ Medici: Simonetta Vespucci. Allo stesso tempo questo ideale di perfezione e armonia cosmica è la rappresentazione figurativa delle istanze neoplatoniche dell’ambiente colto mediceo. Non mancano opere di arte classica come le Menadi danzanti.

Venus Pudica
Venus Pudica, metà del II sec. d.C., copia da originale del II sec. a.C., con restauri del XVI sec., marmo

Alla fine del XIX secolo Parigi è la città della Belle Époque, moderna e vivace culturalmente. Una vivacità che porta l’arte a invadere la città, le strade, le case etc. Non soltanto il linguaggio figurativo si rinnova ma l’arte entra nel quotidiano. La pubblicità diventa artistica, l’oggetto reclamizzato (spettacolo teatrale, cioccolata o tabacco) non è la cosa più importante.

Mucha, Gismonda
Gismonda, 1894, litografia a colori

Le linee curve, le figure languide, le forme stilizzate ed evanescenti evocano le xilografie giapponesi e i Preraffaelliti. Mucha trae ispirazione anche dai mosaici e dalle decorazioni bizantine, realizza in 20 anni circa 120 manifesti. Del pittore galante delle donne dell’epoca, Giovanni Boldini, è esposto il ritratto della contessa Gabrielle de Rasty (musa, mecenate e amante dell’artista).

Mucha
Song of Bohemia, 1918, olio su tela

A questo ideale femminile fa riferimento lo stile di Mucha con le sue muse dai capelli fluttuanti e dai panneggi ondeggianti. A Parigi, dove arriva alla fine dell’Ottocento, Mucha entra in contatto con Gauguin e Strindberg. Ma soprattutto l’incontro con Sarah Bernhardt (1894) darà una svolta alla sua carriera, facendolo diventare, in campo pubblicitario, l’illustratore più famoso dell’epoca. Per la “Divina” creò il famoso manifesto per la Gismonda.

Mucha
Lance Parfum Rodo, 1896, litografia a colori

Il successo di questo manifesto fu tale da indurre la Bernhardt a proporre all’artista un contratto di sei anni come disegnatore e direttore artistico. Mucha fu stimolato a creare gioielli, scenografie e costumi per lei, rendendola una icona intramontabile. Mucha usava, nella seconda metà degli anni Novanta, la fotografia per catturare pose e scene che raccoglieva in un taccuino.

Mucha
Barattolo per biscotti Lefèvre-Utile Gauffrettes Pralinées, 1900 ca.

Influenzato anche da Strindberg Mucha si interessa di teosofia, occultismo e misticismo. Entra a far parte della massoneria e nel 1898 è accolto nella loggia parigina del Grande Oriente di Francia (il più antico ordine dell’Europa continentale). La confraternita proponeva la pratica di opere caritatevoli, di solidarietà e perseguiva ideali di moralità.

Mucha
Testa di ragazza, 1900, bronzo, argento e doratura parziale

L’artista viene coinvolto per dei progetti per l’Esposizione universale di Parigi del 1900. Evento che in qualche modo celebra le conquiste tecnologiche e culturali del secolo. Come rappresentante dell’impero austro-ungarico gli è affidato l’allestimento del padiglione della Bosnia-Erzegovina, per il quale si ispirerà al folklore e alle tradizioni locali. Mentre come esponente dell’Art Nouveau collabora con produttori di profumi e con il famoso gioielliere George Fouquet.

Mucha
Giacomo Grosso, Nudo di donna (1915 ca.) e Cesare Saccaggi, Semiramide (a Babilonia), ca. 1905

Intorno al 1905 Cesare Saccaggi dipinge la regina assira Semiramide (fondatrice di Babilonia). Una femme fatale, altera, che indossa una veste leggera e gioielli d’oro che le ornano mani e piedi. Nell’opera sono presenti inserti vitrei colorati, come gioielli. Alla regina si ispirano Sarah Bernhardt, Eleonora Duse o la marchesa Casati. L’opera di Saccaggi è intrisa di gusto orientalista, di esotismo e di stile secessionista.

Giorgio Schiavone
Giorgio Schiavone, Madonna con il Bambino, 1456 – 1460, tempera su tavola, Galleria Sabauda

Presente in mostra anche La Madonna con il Bambino del dalmata Giorgio Schiavone, dalla bellezza elegante e raffinata. Ma le sorprese che ci riserva questa mostra sono molte e coinvolge tutti i sensi del visitatore. Una zona è dedicata ai profumi, di cui si possono annusare le essenze, alle confezioni e alle bottiglie dei profumi.

Allestimento
Allestimento

Mucha ritorna in patria nel 1910, dopo oltre un ventennio di assenza, e finalmente corona il suo sogno: mettere la sua arte al servizio della propria terra. Così nasce l’Epopea Slava (1916 – 26), venti enormi tele che narrano i momenti clou della storia slava, dal III al XX secolo. Durante l’occupazione nazista le tele furono nascoste per non essere requisite. Questa opera, che l’artista considerava il suo capolavoro, lo celebrava anche come patriota. Secondo Mucha l’arte è il faro dell’umanità.

Mucha
Manifattura italiana Agostino Lauro / Fedele Rainelli (attr.), Mobile-divano a muro con specchio, ca. 1902

I suoi temi semplici e decorativi sono facilmente replicabili su ogni sorta di oggetto: cartoline, calendari, lampade e arredi. Anche questi sono esposti in mostra: credenzine, divani, specchi etc. Un linguaggio artistico che permea la vita quotidiana. L’artista, caduto in oblio durante il periodo della Seconda Guerra Mondiale, è ritornato in auge negli anni Sessanta.

Mucha
Manifattura italiana Agostino Lauro o Fedele Rainelli (attr.), Credenzina a vetri con specchio, ca. 1902

L’allestimento, che si avvale di foto e video, è elegante anche nei particolari e in perfetto stile Art Nouveau. Un piacere riveder danzare Loïe Fuller, non particolarmente bella o abile, non aveva studiato danza ma il volteggiare dei suoi teli o stoffe degli abiti era ipnotico, oltre essere una novità. Fu colpita da un tumore provocato, probabilmente, dalle dosi di radiazioni ionizzanti dovute all’utilizzo delle ali di farfalla fluorescenti al radium, usate nei suoi spettacoli.

Loïe Fuller
Loïe Fuller

La mostra ha avuto il patrocinio del Ministero della Cultura, della Regione Lazio, del Comune di Roma – Assessorato alla Cultura, dell’Ambasciata della Repubblica Ceca e del Centro Ceco presso Ambasciata della Repubblica Ceca, la mostra è prodotta e organizzata da Arthemisia, in collaborazione con la Mucha Foundation e i Musei Reali di Torino. La curatela è di Elizabeth Brooke e Annamaria Bava, con la direzione scientifica di Francesca Villanti. La mostra è in partnership con Generali Valore Cultura.

Informazioni

Palazzo Bonaparte
Periodo: fino all’8 marzo 2026
Piazza Venezia 5, Roma
T. + 39 06 87 15 111
Orari: dal lunedì al giovedì 9.00-19.30 – venerdì, sabato e domenica 9:00 – 21:00
La biglietteria chiude un’ora prima
Biglietti a data fissa: Intero 18,00€, ridotti da 7 euro a 17,00€ inclusi diritti di prevendita

Iole Siena
Iole Siena, conferenza stampa

Antonella Cecconi

Viaggi-cultura dipendente. Amo raccontare luoghi, persone, arte e culture. Innamorata dell'orizzonte non potrei vivere senza nuove destinazioni, arte, mare e la mia porta per l'altrove: i libri. I regali più graditi: un biglietto per un viaggio o un libro. Segni distintivi: una prenotazione in tasca, un libro nell'altra e un trolley accanto al letto. antonella@nomadeculturale.it

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