Margherita di Savoia regina d’Italia, atmosfere d’antan

Margherita di Savoia regina d’Italia, atmosfere d’antan

Torino dedica una mostra alla prima regina dell’Italia unita. A Palazzo Madama fino al 30 gennaio

Giuseppe Bertini, Ritratto di Margherita di Savoia, 1870, Racconigi, castello
Giuseppe Bertini, Ritratto di Margherita di Savoia, 1870, Racconigi, castello

Torino celebra Margherita di Savoia regina d’Italia (Torino 1851 – Bordighera 1926), la prima della nazione unita e forse una delle più amate: “Tutto quel che viene dal popolo deve ritornare al popolo”. Sposa a sedici anni l’erede della corona, suo cugino Umberto, e sale sul trono il 9 gennaio 1878.
La sua vita ha come scenario l’Italia moderna: le ferrovie, il passagio dalla carrozza all’automobile, l’industria, l’allargamento dell’istruzione, le prime organizzazioni sindacali dei lavoratori, la transizione dal romanticismo storico al futurismo. Una regina tra due epoche che è anche l’icona femminile di casa Savoia.

Margherita di Savoia
Margherita di Savoia

All’ingresso della mostra si viene accolti dall’immagine della regina. Sono stati ricostruiti alcuni dei suoi ambienti secondo il suo gusto. La mostra è corredata da fotografie storiche, dalla musica dell’epoca, da oltre settanta opere d’arte, tra ritratti, dipinti, sculture, abiti e gioielli, strumenti musicali, manoscritti, tappezzerie e mobili. Tutto concorre a raccontare la regina d’Italia. Oltre la figura istituzionale e il suo essere madre colpisce il suo ruolo di paladina dell’arte e della cultura, di benefattrice pietosa e donna interessata alla modernità. Margherita si è distinta per aver promosso la diffusione dell’istruzione e della formazione professionale, soprattutto per le donne più fragili e svantaggiate.

L’allestimento, opera dell’architetto Loredana Iacopino, si sviluppa per nuclei narrativi. Ma subito l’attenzione del visitatore è catturata dal una decina di splendidi abiti della collezione privata di Mara Bertoli esposti nelle sale del piano nobile. Si tratta di creazioni sartoriali che ripercorrono l’evoluzione del gusto e dello stile dal 1850 alla metà del secondo decennio del Novecento.

Abito da pomeriggio, 1884-85, velluto operato, raso in seta
Abito da pomeriggio, 1884-85, velluto operato, raso in seta

Questi abiti, che siamo abituati a vedere soltanto nei film, destano un’emozione particolare. Sembra di essere nel film Il Gattopardo. Tessuti pregiati, finiture preziose, accessori raffinati li rendono esempi di eleganza e di una femminilità d’antan costretta in stringhe, busti e corpetti. Un capitolo strabiliante di storia del costume.

Nel 1869 Margherita, a soli diciotto anni, dà alla luce l’unico erede di casa Savoia: Vittorio Emanuele. Il parto avviene a Napoli, dove la coppia reale aveva stabilito la sua residenza. Per l’occasione Napoli dona a Margherita la preziosa culla per il principe, esposta in mostra. Solo nel 1871, dopo la presa di Roma, i Savoia s’insediano nel Palazzo del Quirinale, residenza estiva dei papi lasciata spoglia. Il palazzo venne arredato con i mobili settecenteschi e suppellettili lussuose provenienti dalle altre residenze reali. Le sale si arricchirono di porcellane, arazzi, quadri e intere boiseries.

Abito da sera per teatro, 1894-97, Raso di seta, merletto
Abito da sera per teatro, 1894-97, Raso di seta, merletto

Dai preziosi oggetti esposti si comprende come la regina amasse la ricchezza dell’oro e i colori brillanti. Affiancava lo stile Luigi XV a mobili intarsiati di Piffetti. Vent’anni dopo è la magniloquenza barocca dell’intagliatore bellunese Valentino Panciera Besarel (epigono del grande Brustolon) a connotare gli appartamenti rinnovati, al Quirinale come a Monza, per accogliere il Kaiser Guglielmo II.

Manifattura giapponese, Piatto con paesaggio fluviale, seconda metà XIX del secolo. Carapace di tartaruga laccato e dorato maki-e Agliè (TO), Castello Ducale, collezione orientale Tomaso di Savoia Duca di Genova
Manifattura giapponese, Piatto con paesaggio fluviale, seconda metà XIX del secolo. Carapace di tartaruga laccato e dorato maki-e Agliè (TO), Castello Ducale, collezione orientale Tomaso di Savoia Duca di Genova

Margherita è l’animatrice di una intensa vita di corte, fatta di balli, ricevimenti e pranzi di gala, con cui vengono accolti gli esponenti delle case reali d’Europa in visita ai Savoia. La regina indossa, oltre a una profusione di diamanti e perle da essere definitva una “statua votiva”, gli abiti sontuosi di Worth, il couturier parigino alla moda. La regina ricerca visibilità mentre intorno a lei cresce il consenso popolare, per l’attenzione che dimostra verso il Paese in occasione di calamità naturali e del colera. Visita i quartieri poveri e le corsie di ospedali. Si pone come benefattrice elargendo sussidi a congregazioni religiose, ad asili d’infanzia, scuole e associazioni. Sostiene, insieme all’amica Andriana Marcello (fondatrice), la scuola del merletto di Burano promuovendo la moda del pizzo e commissionando alla scuola diversi lavori. La scuola era fonte di sostegno per tante donne senza risorse né cultura.

Enrico Alvino, Domenico Morelli, Ignazio Perricci, La culla del principe di Napoli futuro Vittorio Emanuele III, dono della Città di Napoli a Margherita di Savoia nel 1869. Legno intarsiato in tartaruga e madreperla, conchiglia, corallo, seta, lamina d’oro. Caserta, Palazzo Reale
Enrico Alvino, Domenico Morelli, Ignazio Perricci, La culla del principe di Napoli futuro Vittorio Emanuele III, dono della Città di Napoli a Margherita di Savoia nel 1869. Legno intarsiato in tartaruga e madreperla, conchiglia, corallo, seta, lamina d’oro. Caserta, Palazzo Reale

La regina promuove anche la moda del corallo per sostenere l’attività dell’industria corallina. Non solo merletti e gioielli, Margherita fonda a Roma un salotto culturale. Ai “giovedì della regina”, al Quirinale, intervenivano personalità della cultura, dell’arte e della politica, come Marco Minghetti, statista della destra storica e suo amato maestro. Proprio a lui, nell’agosto 1882 dopo i grandi scioperi dovuti alla crisi agraria, la regina aveva espresso il suo disagio per il «decadimento», a suo avviso riconducibile alla mancanza di sentimento religioso e ai soliti sovversivi. La regina cura personalmente una ricca biblioteca di 12.000 volumi e frequenta le esposizioni d’arte. La Biennale di Venezia è fondata nel 1893 quale omaggio ai sovrani per i 25 anni di matrimonio. Amante della pittura la regina suona anche il pianoforte. A lei si deve la tradizione, a partire dal 1881, dei concerti al Quirinale, che ancora è viva e apprezzata.

Pieretto Bianco (Pietro Bortoluzzi), Merlettaie a Burano, 1905. Olio su tela. Treviso, collezione privata
Pieretto Bianco (Pietro Bortoluzzi), Merlettaie a Burano, 1905. Olio su tela. Treviso, collezione privata

Nel 1878 il poeta Giosuè Carducci immortalò la sovrana nella sua famosa ode Alla Regina d’Italia. Alla morte del poeta Margherita volle acquistare la sua abitazione bolognese per farne un museo in memoria al poeta che l’aveva celebrata.
Nel 1889 la regina si reca in Valle d’Aosta per le vacanze estive e.nel 1899 ha inizio la costruzione di Castel Savoia a Gressoney Saint-Jean. Così il soggiorno in montagna diventa una moda e nelle località di villeggiatura fioriscono eleganti villini, giardini e viali.

Gli ultimi decenni del XIX secolo sono attraversati da forti tensioni sociali. Il 29 luglio 1900 alle ore 22:30 viene assassinato Umberto I. La sua morte travolge la vita di Margherita e segna la fine di un’epoca. Lei lascia il Quirinale ai nuovi sovrani: il figlio Vittorio Emanuele III ed Elena di Montenegro. Margherita si trasferitsce nell’omonimo nuovo Palazzo (oggi sede dell’Ambasciata degli Stati Uniti). In occasione delle sue visite alle Esposizioni acquista, per le proprie residenze e per collezioni pubbliche, opere degli artisti dell’Accademia veneziana, di Luigi Nono, Ciardi, Fragiacomo, Delleani, Cosola, Pompeo Mariani e Balla.

Alessandro Milesi, Ritratto di Giosuè Carducci, 1906. Tempera su cartone, Venezia, Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Cà Pesaro
Alessandro Milesi, Ritratto di Giosuè Carducci, 1906. Tempera su cartone, Venezia, Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Cà Pesaro

Muore nel 1926 nella villa di Bordighera che aveva letto a propria residenza. Il filmato dell’Istituto Luce testimonia l’omaggio imponente tributato dalla popolazione al treno che ha portato la sua salma a Roma per la sepoltura al Pantheon.

Le opere esposte provengono da importanti collezioni pubbliche: Musée d’Orsay di Parigi, Gallerie degli Uffizi – Palazzo Pitti, Palazzo del Quirinale e Museo di Palazzo Boncompagni-Ludovisi di Roma, Palazzo Reale di Napoli e Reggia di Caserta, Musei Civici di Venezia, Musei Reali e Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino e Polo Museale del Piemonte.

L’esposizione a Palazzo Madama si colloca in stretta relazione e collaborazione con le collezioni e gli ambienti appartenuti alla sovrana sul territorio piemontese. La mostra è una preziosa occasione per ri/visitare Palazzo Madama.

Il catalogo della mostra è edito da Marsilio Editori.

Informazioni

Palazzo Madama – Sala Senato
Indirizzo: piazza Castello, Torino
Data Mostra: Fino al 30 gennaio 2023
ORARI: Lunedì e da mercoledì a domenica: 10.00 – 18.00. Martedì chiuso 
Il servizio di biglietteria termina un’ora prima della chiusura
BIGLIETTI: Intero € 12,00 – Ridotto € 10,00 – Gratuito Abbonamento Musei e Torino+Piemonte card
Mostra + museo: Intero € 16 – Ridotto € 14
Informazioni: palazzomadama@fondazionetorinomusei.it
Telefono: 011 4433501
Prenotazioni: 011 5211788 o via mail a ftm@arteintorino.com
Prevendita: Ticketone.it

Antonella Cecconi

Viaggi-cultura dipendente. Amo raccontare luoghi, persone, arte e culture. Innamorata dell'orizzonte non potrei vivere senza nuove destinazioni, arte, mare e la mia porta per l'altrove: i libri. I regali più graditi: un biglietto per un viaggio o un libro. Segni distintivi: una prenotazione in tasca, un libro nell'altra e un trolley accanto al letto. antonella@nomadeculturale.it

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