“Jean Cocteau. La rivincita del giocoliere” o l’arte della gioia di vivere e della trasgressione

“Jean Cocteau. La rivincita del giocoliere” o l’arte della gioia di vivere e della trasgressione

Alla Collezione Peggy Guggenheim di Venezia una mostra da cui si esce sedotti da Cocteau, sciamano geniale dell’arte, fino al 16 settembre

Venezia. In mostra alla Collezione Peggy Guggenheim oltre centocinquanta opere tra disegni, opere grafiche, gioielli surrealisti, arazzi, documenti storici, libri, riviste, fotografie, documentari e film dell’enfant terrible della scena artistica francese del XX secolo, Jean Cocteau.
Nel famoso ritratto realizzato nel 1949 per la rivista Life, il fotografo Philippe Halsman riesce abilmente a immortalare la varietà delle espressioni artistiche manifestate da Cocteau nel corso della sua carriera rappresentandolo con sei braccia. In una mano tiene una penna, nell’altra un pennello, in un’altra un paio di forbici, poi ancora un libro aperto e in un’altra mano una sigaretta. La sua poliedricità, non sempre ben vista, viene presentata dal fotografo come prodigiosa, quasi fosse una divinità indiana. La mostra, Jean Cocteau. La rivincita del giocoliere, celebra proprio il suo talento multiforme da cui si resta incantati e stregati.

Jean Cocteau si definiva un poeta ma è stato anche drammaturgo, critico, pittore, disegnatore, muralista, regista teatrale e cinematografico, designer di moda, gioielli e tessuti. Un talento dalle molte sfaccettature ma sempre esercitato con rigore, passione e capacità. Qualità unite a una vita spesso tumultuosa. Nella scena artistica parigina dell’epoca erano intorno a lui personaggi come Josephine Baker, Coco Chanel, Sergej Djagilev, Edith Piaf, Pablo Picasso e Tristan Tzara. Le sue scelte sessuali e la dipendenza dall’oppio, di cui non fece mistero, sono i motivi per cui non sempre fu ben accetto nell’ambiente avanguardista contemporaneo. L’eversivo Cocteau è l’espressione poetica e disincantata delle contraddizioni culturali, sociali e politiche della sua epoca.

ingresso mostra

Così Sergej Djagilev, impresario dei Ballets Russes, sfida la creatività del giovane Jean Cocteau: “Stupiscimi!” (Étonne-moi!). La sua vita e la sua carriera sembrano essere la risposta a questa provocazione. Cocteau è un “uomo del Rinascimento” dell’età contemporanea e forse è proprio la sua artisticità a 360 gradi a conquistare il pubblico.
Il suo punto di partenza, per ogni espressione artistica, è la poesia. Sia per realizzare le sue opere grafiche, spesso intrise di parole, che cinematografiche (il titolo del suo primo film è Il sangue di un poeta). Secondo l’artista la poesia è il termine che descrive meglio la sua arte. Tutte le opere di Cocteau sono permeate di lirismo, armonia, delicatezza e intimismo. Poesie essenziali capaci di descrivere un mondo.

Jean Cocteau
Poesia, 1960

L’artista è affascinato da Venezia, una città da cui si sente in qualche modo trasformato, e in cui ritorna spesso dopo il secondo conflitto mondiale per la Mostra del Cinema. Inoltre, su suggerimento di Marcel Duchamp, Peggy Guggenheim inizia la sua carriera nel campo dell’arte inaugurando, nel 1938, la sua galleria londinese Guggenheim Jeune con una mostra di disegni di Cocteau. Esposti anche due grandi disegni su lenzuola di lino, realizzati appositamente per la mostra. Peggy Guggenheim racconta nella sua autobiografia, Una vita per l’arte (1979): “Uno era un soggetto allegorico dal titolo La paura dona le ali al coraggio, e includeva un ritratto dell’attore Jean Marais che, con altre due figure molto decadenti, compariva con i peli del pube scoperti”.

Jean Cocteau
Lettera illustrata, 1936

A causa di questo soggetto l’opera viene sequestrata dalla dogana britannica. La collezionista pur di averla accetta di mostrarla solo privatamente nel suo ufficio presso la galleria: “Marcel [Duchamp] e io ci precipitammo là. Chiesi perché si opponevano al nudo in arte: mi risposero che non era il nudo, ma i peli del pube che li spaventavano. Promisi di non mostrare questo lenzuolo al pubblico, ma solo privatamente a pochi amici, e così mi permisero di prenderlo. Mi piaceva tanto che alla fine lo comprai“.

Cocteau non offrirà mai un’interpretazione di questo disegno ma Secondo il romanziere Roger Lannes sarebbe stato creato per sostenere la causa repubblicana antifascista durante la guerra civile spagnola. Il disegno fece parte della collezione veneziana della mecenate che poi decise di venderlo a un lontano parente americano che lo donò (1965) al Phoenix Art Museum (Arizona). Dopo oltre settant’anni il trasgressivo disegno torna a Venezia, a Palazzo Venier dei Leoni.

Jean Cocteau
Venezia, Gondoliere e coppia, ca. 1956

L’amore di Cocteau per Venezia nasce all’età di quindici anni in occasione della sua prima visita nella città lagunare. L’artista esegue raffigurazioni di gondolieri e crea oggetti nella vetreria di Egidio Costantini, a Murano grazie ai quali l’aiuta a rinascere e che denomina La Fucina degli Angeli. Durante i suoi soggiorni veneziani è ospite a Palazzo Venier dei Leoni. In mostra c’è un disegno tratto da un libro degli ospiti di Peggy Guggenheim nonché una sua caricatura in una lettera indirizzata a lei. Proprio questo lungo rapporto di amicizia con la mecenate americana. fa della Collezione Peggy Guggenheim la sede deputata a ospitare la più esaustiva mostra monografica a lui dedicata mai realizzata nel nostro Paese.

Jean Cocteau
Lettera illustrata, Ritratto di Peggy Guggenheim, (ca. 1956)

Il percorso espositivo – abilmente creato dal curatore Kenneth E. Silver, autorevole esperto dell’artista e storico dell’arte presso la New York University – è sviluppato in capitoli tematici: l’Orfeo e il tema della poesia, l’eros, il classico nell’arte, Venezia e il rapporto con Peggy Guggenheim, il cinema e il design (i gioielli e le arti applicate).
Nella mitologia greca Orfeo scende negli inferi per salvare la moglie Euridice. Convince Ade a liberarla, ma a una condizione: sulla strada del ritorno non deve voltarsi mai a guardarla. Orfeo non riesce a trattenersi ed Euridice scompare per sempre. Cocteau si identifica con Orfeo (poeta, musicista e amante dell’avventura e della conoscenza). Ne adatta la storia più volte in un’opera teatrale del 1926 e in una trilogia di film: Il sangue di un poeta (1930), Orfeo (1950) e Il testamento di Orfeo (1960).

Jean Cocteau
Lo specchio di Orfeo, 1960 – 1989, bronzo dorato, argento e rame

Protagonista della produzione orfica di Cocteau è lo specchio. Nei film diventa un portale acqueo che congiunge vita e morte. Ma lo specchio suggerisce anche una duplicazione di natura narcisista, come nella piccola scultura Lo specchio di Orfeo dove stanno affrontate due figure androgine e gemelle.
Cocteau dopo la pubblicazione, La lampada di Aladino (1908), continua a scrivere e pubblicare numerose opere, tra le quali il suo romanzo più famoso, I ragazzi terribili (1929). Nel 1924 dedica un elegante volume di disegni, Dessins, “A Picasso: i poeti non disegnano. Scompongono la scrittura per poi ricomporla diversamente”.

Jean Cocteau
Orfeo e le belve, 1926

Le parole per Cocteau non sono mai separate dall’aspetto visivo. Le parole e le immagini interagiscono nello spazio sulla pagina, lo scrittore e il disegnatore, in Cocteau, dialogano e si confrontano. Nel poster per Le testament d’Orphée (1959) per l’omonimo e ultimo suo film (1960), il più autobiografico, i contorni di un profilo maschile dalla classica bellezza virile circuiscono le parole del titolo, sottolineate da una stella e una lira, simboli di Orfeo.

Jean Cocteau
Natalie Paley, 1932

Indubbiamente la mitologia greca è per Cocteau una continua fonte d’ispirazione, come per la messa in scena di Antigone (1922). Cocteau riadatta più volte anche la storia di Edipo: nel libretto per l’Oedipus Rex di Igor Stravinskij e nella versione semplificata dell’Edipo Re di Sofocle (1927), di cui scrive anche una versione divertente, La macchina infernale (1934). Ma nelle sue opere dipinte prevale l’orrore della tragica storia di Edipo.
Un’iconografia classica – templi, colonne e sculture – pervade i disegni e nei film di Cocteau. In questa attrazione per il mondo classico è inclusa anche quella per l’amore omosessuale.
In mostra anche la foto-disegno di Natalie Paley, figlia del granduca Romanov, che probabilmente fu l’unica amante donna di Cocteau. La foto presenta la testa e le spalle di profilo che sbucano da un corpo di sfinge disegnato dall’artista.
Per Cocteau fare arte è una ricerca intellettuale ma anche pratica erotica.

Jean Cocteau
Edipo o l’incrocio delle tre strade, 1961

Il pittore macchia o appone segni per sottolineare alcune zone dei corpi disegnati. Cocteau – pur rifiutando di nascondere i propri amanti o di dissociarsi dagli amici gay e alludendo spesso nelle sue opere all’interesse per il proprio sesso – non fa comunque coming out, nel senso odierno del termine. In realtà il contenuto palese dei suoi disegni sono un’affermazione inequivocabile della sua sessualità. Il filtro erotico è quello con cui si può leggere tutta la sua arte: elegante, raffinata e seducente. Così come le illustrazioni per Querelle de Brest (1947) di Jean Genet con immagini esplicite dei marinai che popolano il romanzo. Disegna, scarabocchiando peli pubici o genitali sulle fotografie dei modelli, sulle pagine di riviste per culturisti (pornografia gay) in voga soprattutto nella California meridionale.

Jean Cocteau
Maschera per Antigone, 1923

I ritratti dell’epoca testimoniano la fitta rete di amici e amanti che Cocteau aveva a Parigi. In uno di questi Pablo Picasso è trasformato in un paesaggio urbano cubista. Il poeta si interessa anche di sport, anche grazie alla relazione con il noto pugile dei pesi gallo Panama Al Brown. Questo è uno dei numerosi amanti ritratti da Cocteau.
Cocteau e Peggy Guggenheim s’incontrano spesso negli anni a Venezia, come testimoniano lettere e foto. Una di queste scattate a Venezia, nel 1956, mostra il poeta con i famosi occhiali da sole della sua ospite sulla terrazza della casa-museo sul Canal Grande. In una lettera a Guggenheim ne disegna una caricatura e in un libro degli ospiti di Peggy tratteggia un’impressione della città. A Venezia Cocteau disegna diversi soggetti, dai gondolieri alle architetture più famose come l’isola di San Giorgio Maggiore.

Jean Cocteau
Pablo Picasso, 1917

Nel secondo dopoguerra la scala dei suoi lavori diventa enorme e si dedica soprattutto alla realizzazione di film. Se Il sangue di un poeta, di sedici anni prima, può considerarsi amatoriale e d’avanguardia, La bella e la bestia (1946) è un lungometraggio recitato da stelle del cinema. Nei quattro anni successivi realizza altri tre film, tra cui il visionario Orfeo (1950).
L’ambientazione fiabesca de La bella e la bestia e la rielaborazione mitologica in Orfeo sembrano un perdersi in una splendido mondo sovrannaturale.

Jean Cocteau
Jean Cocteau sulla terrazza panoramica di Palazzo Venier dei Leoni, Venezia, 20 luglio 1956

Cocteau presenta La bella e la bestia al Festival di Cannes nel 1946 (anno di inaugurazione del festival) e quattro anni più tardi riceve il Premio della critica internazionale alla Mostra del Cinema di Venezia. Nel 1949 a Biarritz presiede anche il proprio festival del Film Maudit, cinema maledetto o “cult”. Alcune foto testimoniano la sua vita mondana e i suoi rapporti di amicizia con star internazionali, tra cui Maria Callas, Marlene Dietrich, Roberto Rossellini e il compagno Jean Marais. In mostra i poster attestano la celebrità raggiunta dall’artista.

Jean Cocteau
Venezia (La Salute), 14 luglio 1956

Il dolore per la scomparsa (1923) di Raymond Radiguet, suo grande amico e protégé, induce Cocteau a fare uso di oppio. Ben presto l’uso diventa dipendenza, tanto che decide di disintossicarsi, negli anni Trenta, presso la clinica di Saint-Cloud, pagata da Coco Chanel. Cocteau non ne fa mistero e pubblica un diario della sua riabilitazione: Oppio. Nel volume ci sono molti disegni evocativi, alcuni semi astratti con pipe da oppio stilizzate. Queste ricordano il Cubismo tubolare di Fernand Léger. Mentre altri rappresentano l’estasi della dipendenza o i tormenti dell’astinenza, per esempio attraverso corpi mutilati.

Jean Cocteau
Jean Cocteau e Maria Callas, maggio 1960

Le radici (come la mandragola), i volti, le mani e i genitali maschili ricordano le forme biomorfiche surrealiste contemporanee di Salvador Dalí, Joan Miró e Pablo Picasso. La trasfigurazione e la magia sono elementi tipici del Surrealismo e delle opere di Cocteau, rintracciabili nel film La bella e la bestia. Nell’opera si vedono statue che prendono vita, effetti speciali in slow-motion e la trasformazione della Bestia. Effetti che stupiscono il pubblico sin dall’uscita del film (1946).

Ivo Meldolesi
Ivo Meldolesi, Jean Marais e Jean Cocteau al Caffè Florian, Venezia, 31 dicembre 1947

Cocteau diventa un esperto di collaborazioni artistiche: con compagnie di balletto, gruppi musicali, produzioni cinematografiche e nel campo della moda, per esempio con la stilista Elsa Schiaparelli. Con quest’ultima crea l’orecchino a forma di occhio (con una lacrima di perla), esempio di eleganza e raffinatezza. Anche i suoi altri gioielli sembrano opere surrealiste.

Jean Cocteau
Teste di pipe da oppio, ca. 1960

La sua sfera artistica va dall’arte aulica fino a un atteggiamento commerciale. Negli anni del dopoguerra fa di sé un marchio, un brand. Comunque i suoi lavori commerciali sono raffinati, come nel caso delle scatole di fiammiferi con i segni zodiacali.
Negli ultimi anni Cocteau predilige la riviera francese. Nel dopoguerra la Costa Azzurra diventa buen retiro degli esponenti invecchiati dell’avanguardia parigina: Marc Chagall, Henri Matisse, Pablo Picasso etc.

Jean Cocteau
Gioielli, 1937 – 1963

Cocteau si unisce a loro a Saint-Jean-Cap-Ferrat, a lungo ospite dell’amica e mecenate Francine Weisweiller. Ispirato dalla decorazione della cappella Vence che Matisse esegue in quegli anni, nel 1950 Cocteau inizia a “tatuare” la villa Santo Sospir della sua ospite. Ma la sua migliore opera murale è quella a Villefranche-sur-Mer (cittadina portuale sulla ripida collina che fronteggia Saint-Jean-Cap-Ferrat): la Chapelle Saint-Pierre, in riva al mare. Cocteau trasforma la baracca per le reti dei pescatori nella famosa Chapelle. L’anno seguente si dedica alla decorazione murale della cappella nuziale del municipio di Menton, che considera una sua seconda casa sulla costa.

Jean Cocteau
Gioielli, 1937 – 1963

Orfeo continua ad essere, per Cocteau, il suo avatar. Quando, nel 1955, progetta la spada che l’accompagna, come da tradizione, nell’elezione all’Académie Française, Cocteau ne decora l’impugnatura con il profilo del poeta. Proprio con questa spada si conclude la mostra. L’arma si può considerare un suo autoritratto. Sull’elsa vediamo la lira, chiaro riferimento a Orfeo e alla sua poesia; sotto, la stella a sei punte che accompagna spesso la sua firma; sul fodero in alto stanno le sue iniziali e all’opposto c’è una mano con un globo bianco in mano (forse una citazione della palla di neve de I ragazzi terribili).

Jean Cocteau
L’antichità richiusa, la giovinezza dell’eternità, 1958

La spada – realizzata per lui, su suo disegno, da Cartier, in oro e argento, con smeraldi, rubini, diamanti, avorio (in origine), onice e smalto – è il degno epilogo della mostra per un artista poliedrico rinascimentale, infaticabile sperimentatore, dallo spirito decadente ma contemporaneo grazie alla sua capacità di problematizzare la società moderna includendola senza ripudiarla. Nessuno più anticonvenzionale di lui che definì il suo stile un réalisme irréel. La spada fu utilizzata il 20 ottobre 1955 in occasione del conferimento all’artista del titolo di Accademico di Francia.

Cartier Paris
Cartier Paris, La spada d’Accademico di Jean Cocteau, 1955, particolare

Le collaborazioni commerciali, con Cartier o Schiaparelli, accrebbero la sua reputazione di giocoliere. L’ambito creativo di Cocteau è straordinariamente vasto e artisti dopo di lui seguiranno il suo esempio: Alexander Calder decora aerei, Cindy Sherman collabora con la casa di moda Comme des Garçons, Andy Warhol promuove gli apparecchi di Sony Electronics. A loro oggi non si imputa una mancanza di integrità ma in un contesto fluido, anche culturale, sembrano muoversi in una sfera culturale postmoderna che ingloba, problematizzandoli, i mass-media e il consumismo.

Collezione Peggy Guggenheim

Informazioni

TITOLO: Jean Cocteau. La rivincita del giocoliere
SEDE E DATE: Collezione Peggy Guggenheim, fino al 16 settembre 2024
INGRESSO ALLA COLLEZIONE: Intero euro 16; Tutti i giorni alle 16 vengono offerte presentazioni gratuite dell’esposizione
ORARIO: 10 – 18, chiuso il martedì
INFORMAZIONI: info@guggenheim-venice.it
TELEFONO: 041.2405411
BIGLIETTERIA: Tel. 041.2405440/419
EMAIL: visitorinfo@guggenheim-venice.it
CATALOGO: Marsilio Arte

Antonella Cecconi

Viaggi-cultura dipendente. Amo raccontare luoghi, persone, arte e culture. Innamorata dell'orizzonte non potrei vivere senza nuove destinazioni, arte, mare e la mia porta per l'altrove: i libri. I regali più graditi: un biglietto per un viaggio o un libro. Segni distintivi: una prenotazione in tasca, un libro nell'altra e un trolley accanto al letto. antonella@nomadeculturale.it

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