Sardegna 11. A Ghilarza a casa di Antonio Gramsci

Sardegna 11. A Ghilarza a casa di Antonio Gramsci

A Ghilarza si va, quasi in un pellegrinaggio laico, a omaggiare la coerenza e l’integrità, a prova di carcere, di Antonio Gramsci

Perchè andare a Ghilarza? Un paesino di poco meno di 5000 abitanti nella parte centro-occidentale della Sardegna, in provincia di Oristano. Un piccolo centro dalle case in basalto nell’altopiano abbasantese che dai confini della catena del Montiferru scende verso la Valle del Tirso. Lì la presenza dell’acqua ha favorito da sempre gli insediamenti umani. In questa zona si trovano nuraghi, domus de janas, tombe dei giganti, e tracce degli scambi in epoca fenicio-punica e romana.

A partire dalla seconda metà dell’Ottocento, l’economia agro-pastorale di Ghilarza si trasformò in artigianale: la lavorazione della pietra, del ferro e del legno. All’inizio del Novecento la bravura degli scalpellini ghilarzesi (maistru de muru) oltrepassa addirittura i confini nazionali. Le maestranze locali vengono impiegate per la messa in posa del lastricato della Piazza Rossa a Mosca.

Casa Gramsci, Corso Umberto, Ghilarza
Casa Gramsci, Corso Umberto

A Ghilarza si va quasi in pellegrinaggio laico per visitare, nel centro storico, la Casa Museo di Antonio Gramsci. Il grande pensatore che qui trascorse con la famiglia il periodo dell’infanzia e dell’adolescenza. Già dal 1985 si manifestò la sua malformazione fisica, dovuta al morbo di Pott.
Antonio Gramsci (nato ad Ales, in provincia di Cagliari, il 22 gennaio 1891) ha vissuto in questa casa dal 1898 al 1911, dai sette ai vent’anni. Dopo alcuni mesi la sua famiglia si trasferì a Sorgono e poi a Ghilarza, paese d’origine della madre Peppina Marcias. Antonio frequentò prima il ginnasio a Santu Lussurgiu, poi il Liceo classico a Cagliari. Poi vinse la borsa di studio del collegio Carlo Alberto di Torino per gli studenti disagiati delle vecchie province del Regno di Sardegna. Così s’immatricolò alla Facoltà di Lettere per Filologia moderna dell’Università di Torino. Studi che interruppe per dedicarsi al giornalismo.

Gramsci, modellino di carro sardo trainato dai buoi realizzato nel 1922
Gramsci, modellino di carro sardo trainato dai buoi realizzato nel 1922

Tra i più brillanti pensatori del XX secolo analizzò la struttura culturale e politica della società. Famoso il suo concetto di egemonia, secondo il quale le classi dominanti impongono i propri valori politici, intellettuali e morali a tutta la società. Tutto questo per convogliare la gestione del potere intorno a un senso comune condiviso da tutte le classi sociali, anche le subalterne.

Nel 1919 con Palmiro Togliatti, Angelo Tasca e Umberto Terracini fonda L’Ordine nuovo, settimanale di cultura socialista. Al II congresso del Pcd’I, nel 1922, viene designato a rappresentare il partito nell’Esecutivo dell’Internazionale comunista e si reca a Mosca. Nel 1924 fa parte dell’Esecutivo del Partito comunista d’Italia e si trasferisce a Roma. Ad agosto viene eletto segretario del partito. A Mosca, il 10 agosto, Giulia dà alla luce il loro primo figlio, Delio. Nel 1926 viene arrestato e nel 1928 arriva la condanna a oltre 20 anni di carcere. A causa delle sue condizioni di salute è destinato alla casa penale per minorati fisici e psichici di Turi.

Il 25 aprile 1937 riacquistata la piena libertà è colpito da emorragia cerebrale. Due giorni dopo muore. La cognata Tatiana riesce a salvare i Quaderni e i suoi libri. Le sue ceneri, inizialmente depositate nel cimitero del Verano, vennero inumate al Cimitero acattolico di Roma.

La moglie Julka (Giulia) Schucht e i figli Delio e Giuliano (Ghilarza)
La moglie Julka (Giulia) Schucht e i figli Delio e Giuliano

Nella Casa Museo di Ghilarza è conservato un piccolo corpus di oggetti di uso quotidiano e di lavoro. Giocattoli costruiti da lui stesso e donati alla moglie e ai figli, utensili di vita carceraria che erano stati conservati a Mosca dalla moglie Julka (Giulia) Schucht e dai figli Delio e Giuliano, e in Sardegna dalla sorella Teresina Gramsci Paulesu. Si tratta degli unici oggetti oggi esistenti, oltre ai carteggi e ai libri, che siano appartenuti ad Antonio Gramsci.
La Casa Museo si articola in sei sale: tre al piano terra, con un giardinetto e un’altra piccola sala, e tre al piano superiore.

La Casa, oggi di proprietà della Fondazione Enrico Berlinguer, è stata acquistata nel 1965 dal PCI. Negli anni successivi – con l’intento di farne un luogo di incontri e dibattiti sul pensiero gramsciano, sulla questione sarda e sul movimento operaio – viene fatta una prima raccolta di oggetti e cimeli provenienti dalla famiglia Gramsci di Mosca e di Ghilarza e di documenti sull’autonomismo sardo.
Nel 1967, in occasione del trentesimo anniversario della morte di Gramsci, la Casa viene aperta al pubblico. Diventa sede del Centro di documentazione e ricerca sull’opera gramsciana e sul movimento operaio.

Gramsci, scritti vari
Gramsci, scritti vari

Grazie all’impegno delle nipoti di Gramsci, Diddi e Mimma Paulesu – che, insieme alla loro madre Teresina, sorella di Antonio, sono state le instancabili custodi della memoria di Gramsci a Ghilarza – e di uomini politici e intellettuali, tra cui l’antropologo Michelangelo Pira (esponente della cultura della Sardegna del secondo Novecento) e l’archeologo Giovanni Lilliu (che ha riportato alla luce il villaggio e la reggia nuragica di Barumini, riconosciuti Patrimonio dell’umanità), la casa venne trasformata in Museo.

Grazie all’impegno dell’Associazione Amici della Casa Gramsci di Ghilarza, si concretizza il progetto di fare della Casa un vero e proprio museo. Viene completata la raccolta di oggetti appartenuti a Gramsci e il palinsesto documentale. L’allestimento museale e il percorso espositivo sono affidati all’architetto e designer Cini Boeri e alla ricercatrice e studiosa gramsciana Elsa Fubini. La Casa Museo venne inaugurata ufficialmente il 27 aprile del 1975. Dal 2017 la Casa Museo è gestita dalla Fondazione Casa Museo Antonio Gramsci di Ghilarza onlus. Sono soggetti fondatori la Fondazione Enrico Berlinguer di Cagliari, la Famiglia Gramsci Paulesu, il Comune di Ghilarza, la Fondazione Gramsci onlus di Roma.

Antonio Gramsci, oggetti personali (Ghilarza)
Antonio Gramsci, oggetti personali

Nell’ingresso si è accolti da una grande fotografia del giovane Gramsci. In una vetrina fa tenerezza il tipico carrettino sardo – ancora in uso in molti paesi della Sardegna fino alla prima metà del Novecento – che è una fedele riproduzione costruita nel 1922 da Gramsci durante il soggiorno nella casa di cura di Serebrjanij Bor nei pressi di Mosca. Fu donata alla Casa Museo dal figlio Giuliano. L’attitudine alle attività pratiche di Gramsci è ricordata più volte nelle Lettere dal carcere.

Dall’ingresso, a destra, si accede a quella che una volta veniva chiamata la “camera buona”. una stanza per gli ospiti, che un tempo conteneva un letto, due poltroncine, un tavolino e una scrivania.

La camicia, pettine e spazzola di Antonio Gramsci (Ghilarza)
La camicia, pettine e spazzola di Antonio Gramsci

Sull’intera parete, di fronte a chi entra, si trova una grande riproduzione su plexiglass della commovente lettera che Gramsci scrisse a sua madre il 10 maggio 1928 dal carcere di San Vittore di Milano. In essa dichiara di essere detenuto per ragioni politiche, di trovarsi a scontare una pena per non aver voluto cambiare le proprie opinioni e di non aver nulla di cui vergognarsi, ma di dolersi per averle arrecato tanto dolore: … vorrei proprio abbracciarti stretta stretta perché sentissi quanto ti voglio bene e come vorrei consolarti di questo dispiacere che ti ho dato: ma non potevo fare diversamente. La vita è così, molto dura e i figli qualche volta devono dare dei grandi dispiaceri alle loro mamme, se vogliono conservare il loro onore e la loro dignità di uomini.

La borsa, gli occhiali e il portafoglio di Antonio Gramsci (Ghilarza)
La borsa, gli occhiali e il portafoglio di Antonio Gramsci

Su un’altra parete della Sala è allestita una postazione multimediale. Attraverso questa si può ascoltare o vedere una serie di materiali dell’Archivio multimediale della Casa Museo, documentari, interviste e filmati sulla vita e sulla figura di Antonio Gramsci. Tra questi le testimonianze orali di oltre quaranta personaggi che hanno conosciuto Gramsci nel lavoro, nella lotta politica, nei suoi rapporti. Tra questi spiccano: Sandro Pertini, Umberto Terracini, Luigi Longo, Ignazio Silone e Lelio Basso. Le testimonianze sono state raccolte a metà degli anni Settanta dalla nipote di Gramsci, Mimma Paulesu Quercioli. Nella Stanza da pranzo ora c’è una biblioteca. Attraverso un grande schermo touch screen, i visitatori potrann sfogliare le pagine della versione digitale degli scritti di Gramsci messa a disposizione del Museo dalla Fondazione Gramsci di Roma.

I Quaderni di Antonio Gramsci
I Quaderni di Antonio Gramsci

Dalla cucina si accede al cortile e a una piccola costruzione (istaulu o sa ‘omo ‘e su forru, dove una volta si faceva il pane) che conserva alcune opere, prevalentemente litografie e oli, ispirate a Gramsci, donate negli anni alla Casa Museo da vari artisti. Nel giardinetto circostante, nell’estate del 1912, tornato da Torino malato e non potendosi dedicare alla lettura, Gramsci aveva costruito l’aiuola bordata di pietre lungo il muro ancor oggi esistente. Lì aveva piantato delle rose e l’erba Luisa.

Antonio Gramsci, lettera alla madre 10 maggio 1928
Antonio Gramsci, lettera alla madre 10 maggio 1928

Una scala conduce al piano superiore dove si sviluppa il percorso espositivo attraverso una serie di oggetti appartenuti a Gramsci, di documenti, fotografie e articoli di giornale. Attraverso questi si ricostruiscono le tappe più significative della sua vita.

In una teca sono esposti lettere, libri, giocattoli ed effetti personali utilizzati durante gli anni del carcere. Soprattutto i cinque anni trascorsi a Turi. In un’altra sono rievocati ricordi e testimonianze delle persone a cui Gramsci era legato da rapporti di affetto, amore e amicizia.

Antonio Gramsci, tessera del Cremlino
Antonio Gramsci, tessera del Cremlino

Sulla parete di fronte alle scale un grande pannello di plexiglass riproduce l’immagine della cella del carcere di Turi, vicino a Bari, in cui Gramsci ha vissuto per oltre cinque anni. In una seconda camera da letto, dove una volta dormivano le figlie Gramsci e la zia Grazia, si trovano ora altre sette teche espositive. Queste ricostruiscono – attraverso lettere, documenti e foto – l’attenzione dedicata da Gramsci alla lingua sarda e al suo paese d’origine. Ma anche il periodo universitario a Torino, la sua attività come giornalista, la militanza politica fino all’arresto, al confino, al carcere e alla morte. Gli venne fatto un calco del viso perchè fu cremato. Tatiana, la cognata, volle un segno tangibile del suo aspetto. I suoi Quaderni furono tradotti in 42 lingue ed è l’autore italiano più letto e tradotto al mondo.

Notizia della morte di Antonio Gramsci, 30 aprile 1937
Notizia della morte di Antonio Gramsci, 30 aprile 1937

L’ultima stanza da letto era quella dei genitori. All’epoca c’era anche uno scaffale di libri e qui Antonio leggeva per quasi tutta la giornata. Attualmente ospita alcuni mobili della Casa Gramsci tesi a ricostruire la camera da letto del giovane Gramsci: un cassettone, un letto (quello una volta sistemato nella camera buona) in cui Antonio dormiva da ragazzo, un comodino sul quale è esposta, all’interno di una piccola cornice ovale, la foto della madre Peppina che teneva con sé durante tutti gli anni della carcerazione, e un catino per lavarsi.
La visita termina con non poca commozione per un uomo che ha sacrificato la vita per i suoi idealo e il cui pensiero è vivo ancora oggi.

Oggi la Casa Museo Gramsci di Ghilarza è monumento nazionale.

Informazioni

Casa Museo di Antonio Gramsci
Ghilarza

Antonella Cecconi

Viaggi-cultura dipendente. Amo raccontare luoghi, persone, arte e culture. Innamorata dell'orizzonte non potrei vivere senza nuove destinazioni, arte, mare e la mia porta per l'altrove: i libri. I regali più graditi: un biglietto per un viaggio o un libro. Segni distintivi: una prenotazione in tasca, un libro nell'altra e un trolley accanto al letto. antonella@nomadeculturale.it

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