RoFF20 “Dracula – l’amore perduto” di Luc Besson
Presentata in anteprima alla Festa del Cinema di Roma, l’ultima pellicola del regista francese

Luc Besson – al contrario delle più note precedenti trasposizioni, ad esempio Nosferatu il vampiro diFriedrich Wilhelm Murnau 1922 o Dracula di Bram Stoker diFrancis Ford Coppola 1992), si discosta velocemente dal genere horror mettendo in evidenza la vena romantica della storia. Preferendo inserire elementi grotteschi, gotici e satirici.

La storia è nota. Nella Transilvania del XV secolo il conte Vladimir (Caleb Landry Jones, straordinario protagonista di Dogman di Besson), dopo anni di battaglie al servizio della religione, perde improvvisamente la sua amata (Zoë Bleu, figlia di Rosanna Arquette). Rinnega Dio e viene condannato all’immortalità e a cibarsi di sangue. Diventa vampiro, una creatura sospesa nel tempo e condannata a cercare morbosamente il ritorno dell’amore perduto.

Secoli dopo, in una Parigi fin de siècle intrisa di nebbia e decadenza, Vlad si imbatte in Mina Lei è una giovane donna con il volto della sua amata perduta. Completa la narrazione con l’incontro della vampira Maria (interpretata da una eccellente Matilda De Angelis) fragile e disturbata, quasi bipolare. Infine, quello che potremmo definire l’erede di Van Helsing, il prete cacciatore di mostri (Christoph Waltz) che rischia di diventare quasi il riflesso del Conte Dracula.

L’amore, quindi, è il vero motore di tutte le azioni dei personaggi. Senza voler essere innovativi ma con l’intenzione di rielaborare, da un singolare punto di vista, un mito della storia del cinema. Il regista non disdegna riferimenti ai suoi predecessori. Realizza una commedia romantica travestita da gotico inserendo anche elementi divertenti, quasi a voler giocare con lo spettatore.

Luc Besson spiega così: “Il libro in sostanza è una storia d’amore, ma all’epoca della sua uscita la gente era affascinata dalla dimensione fantastica e dalla sete di sangue. Nel corso del tempo il personaggio è diventato un mostro mitico. Per me, tuttavia, la narrazione resta in primis una storia d’amore su un uomo in grado di aspettare 400 anni per rivedere l’unica donna che ama e che gli è stata tolta da Dio. Da quel momento ho voluto scrivere la sceneggiatura, senza necessariamente avere intenzione di occuparmi anche della regia, ma dopo un po’ mi sono appassionato al copione e mi sono detto che l’avrei girato io”.

Così il regista continua: “Fin da subito il conte Dracula ha un’aura potente: è il principe della regione e, anche se è giovane, quando arriva sul campo di battaglia, la gente lo segue, perché è un vero leader. Volevo trasmettere il fatto che la guerra non gli piace necessariamente: combatte nel nome di Dio, ma preferirebbe stare con sua moglie. Dichiara infatti: ‘Sarà una battaglia sanguinosa – è veramente la volontà divina?’. Non capisce perché gli sia imposto di ricorrere così tanto alla violenza e alla morte, ma lo fa in nome di Dio. Comprensibilmente, al ritorno dalla guerra, si sente tradito”.

In conclusione, Dracula – l’amore perduto risulta un film ben confezionato, tecnicamente perfetto, accompagnato senza sbavature dalle musiche di Danny Elfman. Capaci di sottolineare tutti i momenti del film, siano essi di ossessione o amorosi.

Rimane però un film non innovativo che rimane ancorato ai vecchi lungometraggi e, come il conte Vlad, resta sospeso tra amore e morte, tra illusione e realtà. Quindi tutto il potenziale della storia non sembra pienamente realizzato.