“Dalì. Rivoluzione e Tradizione” a Roma

“Dalì. Rivoluzione e Tradizione” a Roma

Al Museo del Corso – Polo museale, Palazzo Cipolla il geniale artista e i suoi maestri

“Se sei uno di quelli che credono che l’arte moderna abbia superato Vermeer e Raffaello, non leggere questo libro, poiché stai benissimo nella tua beata idiozia” (Salvador Dalì).

Roma. La mostra Dalí. Rivoluzione e Tradizione apre in concomitanza con la ricorrenza del centenario dalla prima mostra personale dell’artista spagnolo. L’esposizione, che ha il grande pregio di mettere a confronto l’arte di Dalì con quella dei suoi maestri, sarà ospitata fino al 1° febbraio 2026 a Palazzo Cipolla, Museo del Corso – Polo museale.

Dalì
Ragazza di Figueres, 1926, Figueres, Fundació Gala-Salvador Dalí

Tutta la storia creativa di Dalí sembra oscillare tra il desiderio di cambiamento, di stupire e il bisogno di radicarsi nella grande pittura europea. Già nei suoi primi autoritratti giovanili, come Autoritratto con il collo di Raffaello (1921), emerge la volontà di dialogare con i maestri del passato. Si pone a confronto con le avanguardie del periodo e, in particolare, con Picasso, punto di riferimento e di partenza per la sua emancipazione artistica. Il percorso della mostra ben documenta questi aspetti con opere, documenti e fotografie che rievocano l’incontro tra i due artisti e la loro ambivalente relazione.

Dalì
Figure sdraiate sulla sabbia, 1926, Olio su legno, Figueres, Fundació Gala-Salvador Dalí

Nel 1926, durante un viaggio a Bruxelles Dalì fa visita a Picasso. Arrivato a casa di Picasso Dalì si pone in un atteggiamento reverenziale nei suoi confronti come fosse a “un’udienza papale”. Preferì incontrare il maestro di Malaga piuttosto che visitare il Louvre. Fu l’occasione per mostrargli un suo piccolo dipinto, Ragazza di Figueres (1926). Picasso lo osservò in silenzio, per un lungo quarto d’ora, senza commentare. Poi, per un paio di ore, Picasso gli mostrò i suoi dipinti senza dir nulla. Così Dalì avrebbe ricordato l’incontro con Picasso: “Sul pianerottolo, al momento del congedo, ci scambiammo semplicemente un’occhiata che significava esattamente: ‘Hai capito? ‘Capito!”

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Melitó Casals (Meli), Salvador Dalí lavora nel suo studio, 1958 circa, Figueres, Archivio Fundació Gala-Salvador Dalì

Già dal 1927 Dalì inizia ad elaborare un proprio linguaggio che anticiperà la sua estetica surrealista. Da allora la venerazione di Dalì nei confronti di Picasso si va via via trasformando, fino a percepirlo come qualcuno a cui accostarsi ma che è necessario rifiutare e superare. Negli anni Quaranta l’ammirazione di Dalì verso Picasso si trasforma da confronto a competizione. L’artista aspira a distinguersi e a sentirsi erede della tradizione dell’arte classica. Nella foto nel suo studio appare circondato da capolavori di artisti del passato.

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Copia di “La merlettaia” di Vermeer, 1955 circa, Olio su tela, Figueres, Fundació Gala-Salvador Dalí

Altro immenso maestro per Dalì è Johannes Vermeer – di cui Amsterdam ha ospitato una mostra irrepetibile nel 2023 – per la sua tecnica straordinaria e per come usa la luce. Arriva persino a dichiarare che sarebbe stato disposto a farsi amputare la mano sinistra, a patto di poter osservare per dieci minuti Vermeer davanti al cavalletto, in modo da conoscere la formula esatta della miscela del suo pennello, che descrive come un “succo prezioso”. La precisione fiamminga di Dalì per i dettagli e la luce riflette l’influenza di Vermeer. Il pittore catalano desidera continuare questa tradizione nel punto in cui il maestro olandese 1’ha lasciata: “Io riprendo da dove Vermeer ha lasciato”. Non a caso nel film Un Chien andalou (1929) appare una riproduzione di La merlettaia (1669-1670). Durante gli anni Trenta, l’influenza di Vermeer traspare nelle opere surrealiste di Dalì.

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Senza titolo. Da “Las Meninas” di Velázquez., Opera stereoscopica, 1975-1976, Olio su tela, Figueres. Fundació Gala-Salvador Dalí

Negli anni Settanta, Salvador Dali esplora il fenomeno della stereoscopia. Un procedimento che risale ai primi anni della fotografia, tende a creare l’illusione della tridimensionalità. Due immagini molto simili, ma non identiche, sono sottoposte allo spettatore guarda le due immagini insieme (attraverso uno specchio) e il cervello le fonde percependo un’unica immagine che sembra in rilievo, tridimensionale.

Per Dalì altro divin pittore era Raffaello, di cui le Scuderie del Quirinale hanno ospitato una bella mostra nel 2020. Nel 1955, nell’atelier di Portligat, Salvador Dali dipinge L’ascensione di santa Cecilia rendendo come riferimento la Santa Caterina d’Alessandria (c. 1507) di Raffaello. Per Dalì, la tecnica del Rinascimento raggiunge la sua massima perfezione in Raffaello. A lui attribuisce qualità divine e stabilisce con lui un dialogo diretto. Ma Dalì non si ferma alla tradizione, la studia, l’approfondisce, l’assimila per superarla. La adatta all’epoca in cui vive, integrando nei suoi dipinti il suo interesse per la fisica nucleare e la discontinuità della materia. Reinterpreta i temi classici secondo la cosmogonia contemporanea.

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Autoritratto con il collo di Raffaello, 1921 circa, Olio su tela, Figueres, Fundació Gala-Salvador Dalí

Rielabora Las Meninas di Velázquez in chiave giocosa, come in La Perla L’infanta Margarita d’Austria Las Meninas di Velázquez (1981). Dalì visitò più volte il Museo del Prado, soprattutto per ammirare Las Meninas, per lui una vera e propria ossessione. Giunse persino ad affermare che: “di questo quadro conosco perfino l’odore che aleggia nella casa dell’Infanta”.
Dalí mette in relazione diretta la ricerca della tridimensionalità con l’opera di Velázquez e Picasso, affermando: “Tutti gli artisti si sono occupati della realtà tridimensionale fin dai tempi di Velázquez e, in epoca moderna, il cubismo analitico di Picasso ha cercato di catturare nuovamente le tre dimensioni di Velázquez. Ora, con il genio di Gabor, la possibilità di un nuovo Rinascimento dell’arte è stata realizzata con l’uso dell’olografia”.

A volte decide di focalizzarsi su un particolare: al posto del viso dell’infanta Margarita d’Austria colloca una perla. Un volto lunare che illumina il vestito e la scena.

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La Perla. L’infanta Margarita d’Austria, da “Las Meninas” di Velázquez, 1981 circa, Olio su tela, Figueres, Fundació Gala-Salvador Dalí

Prima di lasciare la mostra soffermatevi a leggere la pagella con i voti che Dalì ha assegnato a diversi pittori, servirà a comprendere le sue preferenze. Le opere in mostra provengono dalla Fundació Gala-Salvador Dalí, che ha collaborato al progetto con un nucleo straordinario di capolavori, e da alcuni dei più importanti musei internazionali e italiani: il Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía e il Museo Nacional Thyssen-Bornemisza di Madrid, il Museu Picasso di Barcellona e le Gallerie degli Uffizi di Firenze.

Dalì
La velocità massima della Madonna di Raffaello, 1954 circa, Olio su tela, Madrid, Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía

Sotto la direzione scientifica di Montse Aguer, Direttrice dei Musei Dalí, e la curatela di Carme Ruiz González e Lucia Moni la mostra è promossa dalla Fondazione Roma, in collaborazione con la Fundació Gala-Salvador Dalí, con il supporto organizzativo di MondoMostre e il patrocinio dell’Ambasciata di Spagna in Italia.

Raffaello
Raffaello Sanzio, Autoritratto, 1506, Olio su tavola, Firenze, Gallerie degli Uffizi

Questa mostra sul genio catalano inaugura l’inizio della nuova stagione espositiva 2025/2026 del Museo del Corso – Polo museale. A partire dal 21 novembre 2025, Palazzo Sciarra Colonna ospiterà la mostra Omaggio a Carlo Maratti, dedicata a uno dei protagonisti del tardo Seicento romano, in occasione del quarto centenario della sua nascita (1625–2025). Sarà possibile ammirare, con accesso gratuito, la collezione permanente del museo. Verrà aperto alle visite anche il Caveau originale della Cassa di Risparmio di Roma, ora trasformato come deposito del museo per esporre le opere della Collezione della Fondazione.

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I voti assegnati da Dalì ad alcuni pittori

Dopo questa mostra il calendario espositivo del Museo prosegue nella primavera 2026 con un’altra importante esposizione internazionale: Da Vienna a Roma. Meraviglie degli Asburgo dal Kunsthistorisches Museum, dal 5 marzo al 5 luglio 2026. Per la prima volta nella Capitale oltre 50 capolavori del museo viennese offriranno un affascinante percorso nella cultura visiva dell’Impero asburgico, tra dipinti di Tiziano, Veronese, Rubens, Velázquez, Brueghel, Van Dyck e tesori straordinari dalla Kunstkammer, una delle più celebri “camere delle meraviglie” d’Europa.

Informazioni

Museo del Corso – Polo museale, Palazzo Cipolla
Indirizzo: Via del Corso 320, Roma
Orari: Lunedì dalle 15.00 alle 20:00; Martedì dalle 10:00 alle 20:00; Mercoledì dalle 10:00 alle 20:00;
Giovedì dalle 10:00 alle 21:00; Venerdì dalle 10:00 alle 21:00; Sabato dalle 9:00 alle 21:00; Domenica dalle 9:00 alle 21:00. Ultimo ingresso un’ora prima.
Biglietti: Intero: €18,00; Ridotto: €16,00
Prenotazioni: info@museodelcorso.com – Tel. 06.87153157
Film consigliato sull’artista: Daliland

Antonella Cecconi

Viaggi-cultura dipendente. Amo raccontare luoghi, persone, arte e culture. Innamorata dell'orizzonte non potrei vivere senza nuove destinazioni, arte, mare e la mia porta per l'altrove: i libri. I regali più graditi: un biglietto per un viaggio o un libro. Segni distintivi: una prenotazione in tasca, un libro nell'altra e un trolley accanto al letto. antonella@nomadeculturale.it

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